Fondo Comuni confinanti, scoppia la guerra sui danè tra Trento e Belluno

Il Trentino vuole tagliare i contributi perequativi ai comuni di confine di Veneto e Lombardia. Bond: «più che a tagliare, io propongo di aumentarli per ridurre il divario sociale ed economico». 

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fondo comuni confinanti

Tra Trentino (e Alto Adige) e Veneto (e Lombardia) scoppia il caso dei finanziamenti al Fondo Comuni Confinanti nato per ridurre le sperequazioni tra i comuni di confine e, soprattutto, tra i comuni rientranti nel territorio delle due province autonome e quelle delle regioni ordinarie scaturito dell’Accordo di Milano sull’assetto finanziario dell’Autonomia speciale del Trentino Alto Adige.

Ad accendere la miccia una dichiarazione dell’assessore agli enti locali del Trentino, MattiaGottardi, secondo cui «c’è l’ipotesi di ricontrattare con il governo nazionale le risorse del Fondo Comuni Confinanti perché il contesto rispetto al 2009 è mutato e il bilancio è molto diverso rispetto a quegli anni. E’ necessario valutare una revisione, soprattutto se si avvia un percorso di autonomia graduale e differenziata in Veneto e in Lombardia».

In un momento di risorse calanti anche per l’Autonomia speciale – e soprattutto per quella del Trentino che sconta anni di cattiva gestione e di scarsa visione nei programmi di sviluppodell’economia locale che finanzia l’erario locale e che per il bilancio 2023 sconta un calo di ben 100 milioni di euro – anche i 40 milioni erogati ciascuno da Trentino e Alto Adige a favore dei comuni di confine di Veneto e Lombardia fanno comodo, specie in un anno preelettorale dove i governi delle due autonomie hanno la necessità di presentarsi all’elettorato con il grisbì bello colmo.

Il Fondo Comuni Confinanti nel 2009 era nato anche per placare la voglia di autonomia e di maggiori disponibilità economiche dei comuni di confine delle regioni Veneto e Lombardia che avevano iniziatoad attivare percorsi costituzionali di cambio di regione, con l’obiettivo di trasferirsi in Trentino Alto Adige, vicenda particolarmente sentita nel Bellunese che sconta un’autonomia da Venezia sulla carta mai attuata nei fatti.

Il Fondo Comuni Confinanti è andato ad alimentare la perequazione infrastrutturale di 48 comuni confinanti delle province di Belluno, Vicenza, Verona, Sondrio e Brescia che fruiscono della possibilità di utilizzare 80 milioni ogni anno finanziati dalle provincie di Trento e di Bolzano, oltre ad altri fondi erogati dallo Stato.

«Non è questione di mancanza di solidarietà – afferma l’assessore trentino Gottardiquanto il quadro finanziario è molto diverso rispetto a dieci anni fa quando il bilancio era ai massimi storici: l’accordo aveva l’obiettivo di colmare alcune carenze infrastrutturali e di mantenere buoni rapporti con i vicini. Ma oggi ci si trova nella contraddizione che i territori di confine possono avere a disposizione risorse maggiori rispetto ai comuni trentini. Anche questa può essere considerata un po’ una stortura. Ora anche qui c’è necessità di risorse».

Ad incamerare la cifra maggiore è il Bellunese con il 48,60% del Fondo (più di 26 milioni), poi Brescia e Vicenza con, rispettivamente, il 14,81% e il 14,60% (circa 8 milioni a testa). A seguire Sondrio al 12,79% (7 milioni) e Verona al 9,2% (5 milioni).

Netta la contrarietà dei beneficiari, a partire dal presidente della provincia di Belluno, RobertoPadrin: «questi sono gli effetti della differenza tra chi ha l’Autonomia e chi invece la reclama. Il Fondo è strategico: ci ha permesso di ridurre il gap con Trento e Bolzano, ma anche di realizzare o progettare opere in grado di dare risposte e servizi alle comunità locali che garantiscono beneficianche alle valli trentine e altoatesine: penso agli impianti sciistici e alla grande galleria di Pala Rossa a Lamon, ma anche ai miglioramenti alla viabilità di una parte del Primiero».

Sulla proposta avanzata dal Trentino, netto il presidente del Fondo Comuni Confinanti, il Belluese Dario Bond: «io stavo invece pensando di proporre al governo Meloni di aumentare lo stanziamento a favore del Fondo, almeno fino al 2030, per far fronte alle esigenze impellenti delle Olimpiadi. Rispetto le figure istituzionali, mi piacerebbe capire se l’assessore trentino parla a titolo personale o se quello che dice è la posizione della giunta trentina. Se è personale prendo atto e sono disposto a incontrarlo per spiegargli come funziona il Fondo, altrimenti si apre una questione più grande di me e sarà il governo a occuparsene».

Secondo Bond la questione dei finanziamenti è mal posta, in quanto «i 40 milioni che Trentino e Alto Adige erogano ciascuna al Fondo Comuni Confinanti altro non è che quel 10% del gettito erariale locale che le due autonomie speciali dovrebbero erogare comunque allo Stato e che, grazie all’Accordo di Milano fatto nel 2009 dai ministri di allora Calderoli, Tremonti e dal sottosegretario Brancher si decise di finalizzare al riequilibrio socio economico dei territori a statuto ordinarioconfinanti».

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