Biometano: inaugurato nel Padovano il primo impianto in rete di Italgas

Protagonisti gli scarti della distilleria Bonollo di Conselve. Produzione di gas rinnovabile per 3.000 famiglie.

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L'impianto di produzione di biometano presso la distilleria Bonollo di Conselve nel padovano.

Italgas ha inaugurato a Conselve in provincia di Padova il primo impianto di produzione di biometano allacciato alla propria rete. Si tratta anche del primo apparato nazionale di produzione del biogas dagli scarti di unadistilleria che produce grappa, la Bonollo, in cui, dopo un investimento di 2 milioni di euro più 500.000 europer l’allacciamento, saranno prodotti 2,5 milioni di metri cubi di biometano all’anno, pari al consumo di 3.000 famiglie.

Attualmente, la produzione italiana di biometano è pari a circa 500 milioni di metri cubi, con una potenziale produzione di 8 miliardi al 2030. In Europa si producono oggi 5 miliardi, con un obiettivo di 35 fissati da RepowerUe al 2030.

Il primo impianto di biometano realizzato in una distilleria italiana e collegato alla rete di Italgas è «il punto di arrivo di un lungo percorso» afferma Elvio Bonollo, membro della famiglia titolare dell’omonima distilleria ormai da 4 generazioni. «Portiamo a termine un investimento che ci ha impegnato in due anni in maniera piena, ma il nostro impegno viene da lontano e puntiamo ad azzerare gli sprechi».

L’impianto di biometano è stato realizzato all’insegna dell’economia circolare che da sempre caratterizza il settore delle distillerie, che trasformano in una materia prima pregiata le vinacce di scarto del settore enologico.

«Questo è un contributo concreto della nostra produzione alla decarbonizzazione dei consumi attraverso l’immissione diretta in rete di gas di origine non fossile – ha detto Bonollo -. Siamo “economia circolare nativi” perché chi ci ha preceduto ci ha insegnato a valorizzare tutto come la nostra caldaia che bruciava la farina di buccette distillate per produrre il vapore senza combustibile fossile e lo fa ancora adesso».

«Dopo la produzione di grappa – racconta Bonollo – dalla vinaccia esausta otteniamo tartrato di calcio, un sale alimentare usato anche nell’industria farmaceutica. Separando i semi dalle bucce si ricavano l’olio di vinacciolo, mangimi e combustibile naturale non di origine fossile. Dalle vinacce si ricavano integratori alimentari a base di polifenoli e dai liquidi residui della loro distillazione si ricava il biometano e la borlanda vitivinicola fluida, concime che torna nei campi».

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