Elezioni in Trentino: dalle passerelle al Festival dell’Economia Gerosa batte Fugatti 4-1

La campagna elettorale vede ancora il centrodestra lontano da una corsa unitaria e vincente.

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Elezioni in Trentino
I. due candidati del centro destra trentino: Francesca Gerosa e Maurizio Fugatti.

Il Festival dell’economia di Trento 2023 è stato teatro anche delle manovre politiche in vista delle elezioni regionali del Trentino Alto Adige del prossimo 22 ottobre, soprattutto in ambito centrodestra, con la corsa alla nomination tra l’uscente leghista Maurizio Fugatti e l’arrembante Sorella d’Italia Francesca Gerosa.

I due sfidanti hanno fatto a gara per ottenere comparsate e dichiarazioni di appoggio da parte di ministri e sottosegretari in passerella a Trento e, utilizzando un’immagine sportiva, si può dire che la partita finisce con un Gerosa batte Fugatti 4 a 1.

Di fatto, tutti gli esponenti di governo espressione di Fratelli d’Italia si sono validamente prestati a sostegno della propria candidata di bandiera Gerosa e delle ambizioni di Fdi di conquistare la guida del Trentino, specie dopo una legislatura incolore e all’insegna del l’immobilismo che ha caratterizzato la prima volta nella storia della Lega salviniana al timone dell’Autonomia speciale.

Di più: sia i ministri Adolfo Urso che Luca Ciriani hanno messo il carico da 90 ricordando ai leghisti – e a Salvini– la realtà dei risultati scaturiti dalle urne delle ultime elezioni politiche, regionali e amministrative, dove Fdi vale mediamente tra il doppio e il triplo della Lega salviniana, sorvolando sul fatto che alle ultime regionali i candidati governatori uscenti espressione della Lega, come il lombardo Attilio Fontana o il friulano Massimiliano Fedriga, sono stati rieletti solo grazie ai voti di Fdi, sacrificando le ambizioni di partito sull’altare degli interessi superiori della coalizione di centro destra.

Da parte sua, Fugatti ha goduto di scarso supporto da parte dei caporioni del suo partito, tanto che pure lo stesso Salvini si è limitato ad una fugace comparsata in digitale parlando in videoconferenza da Bologna, privandolo delle passerelle mediatiche di cui ha invece goduto la sua rivale Gerosa. Di fatto, Salvini si è limitatoad un rituale e banalesquadra che vince non si cambia” e ad una discutibile richiesta riconferma sull’onda dei risultati ottenuti – che i Trentini non hanno mai visto – nel corso della legislatura ormai agli sgoccioli.

Interessante notare come Fdi abbia finalmente scelto di uscire dall’immobilismo degli ultimi mesi trascorsi all’insegna della melina, dicendo che Fugatti non è il candidato ideale per riconfermare la vittoria del centrodestra in Trentino. C’è anche un ulteriore pezzo di verità: anche quella di Gerosa è una candidatura debole e attaccabile per i suoi scarsi risultati ottenuti da presidente delle della società di gestione delle case popolari Itea, peraltro nominata su fiducia diretta dallo stesso Fugatti in contrasto con le richieste di Fdi.

per le elezioni in Trentino il centro destra ha dinanzi due scenari: il primo vede la corsa da separati con la Lega Salvini, quanto rimane di Forza Italia e schegge autonomistiche e civiche a supporto della ricandidatura di Fugatti, probabilmente perdente, e Fratelli d’Italia dall’altra con Gerosa e probabilmente altre forze politiche. Uno scenario che vede il centro destra litigioso probabilmente soccombente dinanzi ad un centro sinistra tutt’altro che in salute.

L’altro scenario vede un centro destra unito, ma su un candidato di raccordo e di riconciliazione che non sia nessuno dei due finora in lizza, che avrebbe dalla sua una forte probabilità di superare il centro sinistra.

Alle segreterie nazionali il compito di trovare una quadra per le elezioni in Trentino, con Salvini che deve stare ben attento a non tirare troppo la corda, dopo che Fdi gli ha già dato una fortissima mano a riconfermare Fontana e Fedriga. Anche per lui, rischiare il tris puntando su un candidato indigesto come Fugatti per poi incassare l’unico fallimento del Nord potrebbe essere troppo e mettere a rischio anche la sua residua autorevolezza, già del resto ampiamente minata dai fatti dell’estate al mojito del 2019.

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