Produzione di autoveicoli: il tracollo italiano

In 10 anni più che dimezzata la produzione. L’Italia superata anche dalla Romania.

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Produzione di autoveicoli

In 10 anni la produzione di autoveicoli in Italia è crollata da circa 1,2 milioni di pezzi agli odierni 473.000 unità, decisamente troppo pochi per mantenere in funzione gli stabilimenti di assemblaggio, che già lavorano solo pochi giorni alla settimana, e, soprattutto, la filiera della componentistica, settore strategico per la manifattura nazionale.

Il problema è che i governi della Repubblica, a partire dagli anni 2000 ad oggi, non hanno avuto una strategia di politica industriale lungimirante, limitandosi a gestire le crisi periodiche di un settore a forte intensità di personale e forte leva di consenso politico. Mentre di concedevano salvataggi e cassa integrazione a tutta potenza, nelle stanze dei ministeri non si è guardato a garantire un futuro alla manifattura nazionale, anche attraendo nuovi costruttori intenzionati ad entrare sul mercato europeo, così come hanno fatto altri paesi europei, come Slovacchia o l’Ungheria, con i gruppi coreani Hyundai-Kia o giapponesi di Toyota.

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L’Italia è stata a guardare mentre il clan Agnelli pensava a smobilitare progressivamente a pezzi il gruppo, arrivando a spostare la sede legale dall’Italia all’Olanda e a cedere le attività industriali al gruppo Peugeot-Citroen, che all’intero della sua compagine societaria vede un’importante presenza dello stato francese che, a differenza di quello italiano, sa come tutelare e difendere gli interessi nazionali. E i risultati si stanno vedendo, con la difesa della capacitàproduttiva e di ricerca in terra di Francia rispetto a quella nelle altre province dell’impero.

Il problema è che il settore della produzione di autoveicoli è un forte volano tecnologico e di sperimentazione di nuovi prodotti, quelli che poi vanno ad alimentare le filiere della componentistica, settore strategico per l’Italia, che è proprio quello che è più allarmato dal calo produttivo nazionale.

Ora tocca al governo Meloni delineare una chiara strategia di ripresa e sviluppo della produzione di autoveicoli nazionale che riporti i volumi italiani oltre la soglia del milione di veicoli prodotti. Non dovrebbe essere difficile, complice anche la presenza di marchi storici e di prestigio come Alfa Romeo e Lancia, vergognosamente trascuratisotto la gestione Agnelli. Se c’è riuscita una piccola Romania facendo leva su un marchio nazionale low-cost come Dacia (gruppo Renault), per l’Italia l’operazione dovrebbe essere più facile, sempre che il governo abbia chiara una strategia economica e politica di medio-lungo respiro.

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