Meno pesticidi nel piatto, ma tracce ancora nel 68% della frutta

Rapporto di Legambiente "Stop pesticidi nel piatto 2023".

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pesticidi ortofrutta

Diminuiscono i pesticidi nei cibi sulle tavole, ma la frutta si conferma l’alimento più a rischio, mentre cresce la preoccupazione sul fronte del multiresiduo per i possibili effetti additivi e sinergici sull’organismo umano del cosiddettococktail di fitofarmaci”.

È un quadro di luci e ombre quello tracciato dal nuovo report di LegambienteStop pesticidi nel piatto 2023”. Al centro dello studio, 6.085 campioni di alimenti di origine vegetale e animale provenienti da agricoltura biologica e convenzionale in 15 regioni italiane.

Positivo che la percentuale dei campioni in cui sono state rintracciate tracce di pesticidi oltre i limiti di legge sia risultata in diminuzione (39,21% contro il 44,1% dello scorso anno), così come quella dei campioni irregolari (1,62%). Regolare e senza residui è risultato il 59,18% (contro il 54,8% dello scorso anno).

La frutta si conferma la categoria più colpita con oltre il 67,96% dei campioni che contiene uno o più residui, mentre è positivo il dato sui i prodotti di origine animale: oltre l’88% è privo di residui. Nei prodotti biologici, rintracciati residui solo nell’1,38% dei campioni, una contaminazione probabilmente dovuta al cosiddetto “effetto deriva” determinato dalla vicinanza ad aree coltivate con i metodi convenzionali.

A preoccupare, invece, i dati sul “multiresiduo”: seppur nei limiti di legge, nel 15,67% dei campioni regolari sono state trovate tracce di un fitofarmaco e nel 23,54% di diversi residui. Per Legambiente ora serve una legge nazionale che vieti la compresenza di principi attivi e l’Italia deve impegnarsi anche per applicare la strategia europea “From farm to fork” che prevede entro il 2030 la riduzione del 50% dei fitofarmaci utilizzati.

Nei campioni analizzati sono state rintracciate 95 sostanze attive provenienti da fitofarmaci. Se la frutta è la categoria più a rischio, la verdura presenta un quadro migliore: il 68,55% dei campioni è senza residui. Tra gli alimenti trasformati, i cereali integrali e il vino sono quelli in cui è stato rintracciato il numero più alto di residui permessi (rispettivamente 71,21% e 50,85%). Positivi i dati sui prodotti di origine animale: dei 921 campioni analizzati, l’88,17% è privo di residui.

Tra i pesticidi più presenti si segnalano (in ordine decrescente) Acetamiprid, Fludioxonil, Boscalid, Dimethomorph. Da segnalare la presenza di residui di neonicotinoidi non più ammessi come Thiacloprid in campioni di pesca, pompelmo, ribes nero, semi di cumino e tè verde in polvere; Imidacloprid in un campione di arancia, 2 campioni di limoni, 3 campioni di ocra; Thiamethoxam in un campione di caffè.

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