Mercato auto Italia non oltre 1,8 milioni di veicoli nei prossimi anni

Cardinali (Unrae): «in Italia c'è anche ampio spazio per produrre di più». Per sostenere lo svecchiamento indispensabile sdoganare l’auto aziendale come nel resto d’Europa.

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Mercato auto italia

Per il mercato auto Italia «nei prossimi anni non vediamo il ritorno a 2 milioni di immatricolazioni, ma a 1,8 milioni non di più»: questa la previsione avanzata da Andrea Cardinali direttore dell’Unrae (l’Unione degli importatori dei veicoli prodotti all’estero) in un’audizione in Senato sul mercato automotive italiano in cui ha ricordato che nel 2007 «abbiamo avuto il picco storico del nostro mercato, poi un crollo dopo Lehman Brothers e una ripresa che ci ha riportato nel 2017 a quasi 2 milioni, poi dopo il Covid a 1,6 milioni lo scorso anno».

Cardinali ha osservato che «i numeri delle immatricolazioni mostrano che siamo ancora nei grandi mercati, ma siamo ancora molto lontani dai livelli del passato, 1,6 milioni contro i 2,5 milioni di immatricolazioni degli anni precedenti». Cardinali ha quindi messo in luce il fatto che «siamo anche lontanissimi dai livelli produttivi che avevamo in passato perché siamo poco sopra il mezzo milione di vetture contro ad esempio la Germania che è a 4,1 milioni, nonostante sia in forte calo, la Spagna sui 2 milioni».

Per questo «se confrontiamo le dimensioni del mercato auto Italia con le dimensioni della nostra capacità produttiva, è evidente che c’è un enorme potenziale non saturato tra quello che produciamo in Italia e quello che immatricoliamo, tenendo conto che esportiamo 413.000 vetture, quindi non tutto quello che produciamo in Italia viene immatricolato – ha detto Cardinali -. C’è ampio spazio per produrre di più anche e non solo da parte del costruttore cosiddetto nazionale».

Quanto al profilo del parco circolante nazionale, «quello italiano è uno dei più vecchi d’Europa, quasi un quarto del parco circolante è ante Euro 4 con un’età media di 12,5 anni: con dimensione del mercato attuale attorno a 1,6 milioni ci vorrebbero 26 anni per sostituirle, è un problema piuttosto serio, sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista della sicurezza» evidenzia il direttore dell’Unrae.

Il parco circolante in Francia ha una media di 11 anni, in Germania di 10,1, e nel Regno Unito di 8,6. «Questo – ha spiegato Cardinale – non è un dato consolidato, ma si è creato dopo Lehman Brothers perché siamo partiti da un’età media di 7,9 anni nel 2009, che non ha fatto altro che crescere passata a 12,5 nell’arco di 14 anni».

Se le auto sono vecchiotte, furgoni e camion lo sono decisamente di più, con un’età media dei commerciali leggeri di 18 anni, dei veicoli industriali 14,5 anni, degli autobus 11,6 e di 17 anni dei rimorchi e semi rimorchi.

Per uscire da questa situazione, specie nel settore delle auto, è necessario sdoganare l’auto aziendale, in Italia fiscalmente vessata e poco competitiva, imitando quanto già accade in Europa, dove è completamente deducibile sia per il costo d’acquisto che di gestione. Una situazione che ha fatto sì che oltre il 60% delle immatricolazioni sia operato dalle aziende piuttosto che dai privati, i quali utilizzano auto aziendali assegnate ai dipendenti che in questo modo godono di un bene senza sopportarne interamente i costi.

Per fare decollare il sistema, basterebbe utilizzare quel miliardo circa stanziato per gli incentivi all’acquisto 2024, la cui maggior parte è riservato ad un prodotto commercialmente non appetibile come l’auto elettrica ancora oggi in gran parte prodotta all’estero, a partire dall’Oriente. Invece di buttare soldi a finanziare l’export di Cina e simili, spostare l’ammontare degli incentivi sull’auto aziendale in regime di neutralità tecnologica consentirebbe di stabilizzare il mercato con un ricambio periodico ravvicinato ogni 3-4 anni, che poi andrebbe ad alimentare il mercato dell’usato con un prodotto tecnologicamente aggiornato e a prezzi più abbordabili per il consumatore privato.

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