Meno incidenti, ma più morti e feriti: questo il bilancio in estrema sintesi dei primi sei mesi del 2025 sulle strade dell’Emilia Romagna secondo il bilancio presentato in commissione Territorio della Regione dal presidente dell’Osservatorio per la sicurezza stradale dell’Emilia Romagna, Marco Pollastri.
Nel primo semestre 2025, ci sono stati in totale meno incidenti stradali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: 8.109 contro 8.125, ma è aumentato il numero dei morti (133 contro 128) e dei feriti (10.579 contro 10.463). Le strade extra-comunali si confermano le più pericolose (83 morti a fronte dei 50 su strade urbane), mentre la maggior parte degli incidenti e dei feriti si registra sulle strade nei centri urbani: 5.272 sinistri contro i 2.382 nelle strade extra comunali e 7.133 feriti in città a fronte dei 3.446 extra-urbani.
Rispetto agli incidenti mortali, delle 133 vittime 54 hanno perso la vita in incidenti che hanno coinvolto un solo veicolo (erano 48 nello stesso periodo del 2024), 28 un motociclo (31 nel 2024), 16 erano pedoni (20 nel 2024), 20 in biciletta (12 nel 2024). Inoltre, sette sono vittime di incidente che ha coinvolto mezzi pesanti (otto nel 2024), tre vittime in incidente che ha coinvolto un ciclomotore (cinque nel 2024) e cinque in incidente che ha coinvolto altri mezzi (quattro nel 2024).
A livello provinciale, la Città metropolitana di Bologna vede un aumento rispetto al primo semestre dell’anno prima sia degli incidenti (1.991 contro 1.925), sia dei morti (26 contro 25), sia dei feriti (2.658 contro 2.483). Nel capoluogo invece calano gli incidenti (954 contro 981), ma si registrano più morti (sei contro quattro) e più feriti (1.231 contro 1.210). Un dato che in commissione scatena la bagarre su “Bologna Città 30”.
«Per capire il reale effetto di “Bologna Città 30” bisogna guardare i numeri sul lungo periodo, 5-10 anni. Per ora è chiaro che essendo il maggior numero di incidenti nelle città è lì che si deve investire per prevenire gli incidenti», sostiene il capogruppo di Avs, Simona Larghetti. Per il consigliere Fdi, Francesco Sassone, invece, «semplicemente i numeri dicono che “Bologna Città 30” è fallita: infatti sono aumentati i morti e i feriti». Anche Elena Ugolini, capogruppo di Rete Civica, chiede che «l’Osservatorio ci dica il reale impatto di “Bologna Città 30” su incidenti, numero di morti e di feriti. Sugli effetti positivi di “Bologna Città 30” si è cantato vittoria troppo presto e la Regione smentisce la propaganda del Comune». Per Ugolini, si tratta di una «affermazione che smentisce la narrazione costruita dal Comune subito dopo il primo anno di applicazione del provvedimento». Il 6 gennaio 2025, da Palazzo D’Accursio «si annunciava la riduzione del 48,72% delle persone decedute, con una netta inversione di tendenza rispetto al passato – ricorda Ugolini – ma se oggi si afferma che occorrono più anni per valutare i risultati, allora era sbagliato proclamare il successo della misura dopo appena dodici mesi. Questo atteggiamento fa capire bene la differenza che c’è tra buona politica e propaganda».
Moderare la velocità, ragiona il capogruppo di Rete Civica, «rappresenta certamente uno strumento utile per migliorare la sicurezza stradale. Vi sono zone dove si dovrebbero fare i 30, altre dove si dovrebbe andare ai 15, altre dove il limite dei 50 o dei 60 potrebbe essere più che sufficiente. Fare di “Bologna Città 30” una bandiera identitaria fa capire la distanza che esiste fra la narrazione e la realtà».
A questo, continua Ugolini, si aggiunge il fatto che “Bologna Città 30” non è stata a costo zero: «sono stati impiegati decine di milioni di euro dei cittadini per nuova segnaletica, campagne di comunicazione e iniziative di promozione e alla luce della sentenza del Tar e dei dati che non consentono di rivendicare il successo della misura, è doveroso chiedersi se quelle risorse non potessero essere destinate a interventi più utili e concreti per la sicurezza stradale, come la manutenzione delle strade, la messa in sicurezza degli incroci più pericolosi o il rafforzamento dei controlli contro la distrazione alla guida. Governare significa anche scegliere con responsabilità come utilizzare il denaro dei cittadini».
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