Corte dei conti Friuli Venezia Giulia, no ad aumenti stipendi pubblici locali

Dubbi su costi e gap. I dettagli della decisione spiegati dai magistrati in una relazione di 46 pagine.

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Manca la prova della sostenibilità finanziaria per i bilanci comunali e si allarga in modo ingiustificato la forbice retributiva tra i dipendenti degli enti locali del Friuli Venezia Giulia e i colleghi del resto d’Italia: sono queste le ragioni principali per cui la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti ha negato la certificazione di compatibilità finanziaria alla preintesa per il Contratto collettivo regionale di lavoro 2022-2024 del Comparto unico.

I dettagli del rilievo, articolati in un documento di 46 pagine. Secondo le stime dei magistrati contabili, le sole voci relative agli aumenti tabellari e agli interventi perequativi, pensati per equiparare le retribuzioni dei dipendenti comunali a quelle del personale regionale, anche per favorire la mobilità tra le varie amministrazioni, generano un incremento della spesa del 6,79% rispetto ai livelli del 2021, pari a 26,3 milioni di euro. Se a questi si aggiungono le nuove indennità e gli altri istituti contrattuali, la crescita complessiva raggiunge l’8,59%.

A lievitare il conto finale interviene poi la misura sul welfare aziendale da 800 euro all’anno a dipendente: da sola comporta un ulteriore balzo del 2,84% della spesa, con un impatto da oltre 11 milioni. Il quadro finanziario si chiude così con un costo globale da 50 milioni (che segna un +12,9% rispetto al costo totale degli stipendi 2021), a cui si sommano infine i 2,3 milioni necessari per coprire il rincaro dei buoni pasto da 7 a 10 euro.

Sotto la lente della Corte dei conti è finita in particolare la disparità di trattamento economico che si verrebbe a creare a parità di mansioni tra il personale del Friuli Venezia Giulia e quello sul territorio nazionale. Un divario ritenuto non privo di conseguenze: secondo i magistrati, la spinta sugli stipendi regionali rischierebbe di innescare effetti macroeconomici avversi sull’economia locale, facendo crescere i prezzi a fronte di una maggiore propensione al consumo. Che, viceversa, dovrebbe essere benedetta, visto che da maggiori consumi arrivano maggiori fatturati, quindi tasse versate e maggiori incassi per il bilancio regionale alimentato proprio dal 60% del gettito fiscale locale.

Forse, più che interrogarsi sugli aumenti dei dipendenti comunali, i magistrati contabili farebbero meglio a interrogarsi sulla revisione al rialzo, per giunta retroattiva agli ultimi tre contratti di lavoro triennale, del personale giudicante, compresi quelli contabili, che avrà pesanti effetti sul bilancio nazionale per ben un miliardo di euro per “regalare” a ciascun magistrato in servizio un arretrato da ben 16.000 euro a cranio per ciascuno dei tre contratti finiti impugnati dall’Amn, ottenendo un rapido ed integrale accoglimento alle istanze avanzate.

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