“Venetian center for baroque music”, presentata la stagione dei concerti

0
380
orchestra barocca il pomo doro 1
orchestra barocca il pomo doro 1L’Orchestra barocca “Il Pomo d’Oro” apre la prima edizione invernale
di Giovanni Greto

Dopo il consueto festival estivo, presente ogni anno a Venezia a partire dal 2011, il “Venetian Centre for Baroque Music” ha dato il via alla sua prima stagione invernale invitando “Il Pomo d’Oro”, un’eccellenza tra le orchestre barocche più giovani, specializzate nel repertorio italiano. Il concerto inaugurale di un ciclo di sei, che si concluderà il 21 maggio, nel restaurato teatrino di Palazzo Grassi, è stato eseguito da un valido ed affiatato settetto, guidato dal violino solista romano Riccardo Minasi.

Costituitosi nel 2011, “Il Pomo d’Oro” ha inciso in quello stesso anno, per l’etichetta francese Naive, i “Concerti per violino vol.4 L’Imperatore” di Antonio Vivaldi (1678-1741). I musicisti del gruppo, che si presenta in formazioni diverse a seconda del progetto, sono considerati fra i migliori nel campo dell’interpretazione con strumenti d’epoca. Il CD prima citato è inserito nella “Vivaldi Edition”, un’impresa discografica concepita dal musicologo Alberto Basso (Istituto per i Beni Musicali in Piemonte) e dall’etichetta indipendente Naive, che ha come obiettivo principale la registrazione su CD delle musiche contenute nella vasta collezione di autografi vivaldiani oggi conservata presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, complessivamente 450 titoli. Dai suoi inizi nel 2000, la “Vivaldi Edition” ha prodotto 50 CD, incluse dieci opere liriche, e ha venduto più di 500,000 copie di album. La produzione continuerà anno dopo anno, fino al completamento del progetto, previsto inizialmente per il 2015.

Il nome del gruppo, “Il Pomo d’Oro”, si ispira al titolo di un’opera del toscano Antonio Cesti (1623-1669), composta per il matrimonio tra l’imperatore Leopoldo I d’Austria e Margarita Teresa di Spagna, avvenuto a Vienna nel 1666. L’opera costituiva l’ultima parte di una cerimonia imperiale di incredibile splendore: 60.000 razzi per i fuochi d’artificio, 300 cavalli per un balletto equestre, 24 differenti scenografie ed effetti speciali stupefacenti. E’ stata probabilmente la produzione lirica più eccessiva e costosa della storia del teatro musicale. Offriva ruoli a 50 cantanti per uno spettacolo magnifico di musica superba durato dieci ore. A Venezia “Il Pomo d’Oro” ha interpretato inizialmente il “Concerto per violino, archi e basso continuo in sol maggiore” di Georg Philipp Telemann (1681-1767). A seguire, in alternanza l’uno con l’altro, l’orchestra ha eseguito due concerti di Antonio Vivaldi – il primo “per violino, archi e basso continuo in sol minore RV 331”; il secondo “per violino, archi e basso continuo Il Favorito in mi minore RV 277” – e di Johann Sebastian Bach (1685-1750) . Il primo, “per violino, archi e basso continuo in sol minore BWV 1056” è la ricostruzione del “concerto in fa minore BWV 1056”, la cui versione originale è andata perduta; il secondo, “per violino, archi e basso continuo in la minore BWV 1041”. La scelta della scaletta si è rivelata interessante, poiché ha dato modo di evidenziare alcuni elementi comuni nella scrittura dei due grandi compositori (come si sa Bach aveva studiato a fondo il repertorio dell’autore veneziano). L’orchestra ha suonato con gusto, brio e bravura, stimolata dal direttore e violino solista Riccardo Minasi, il quale tra un brano e l’altro si è esibito in alcuni siparietti umoristici che hanno suscitato l’ilarità della platea. Ottime le sonorità individuali, a partire da quelle delle due violiniste, la bulgara Zefira Valova e la russa Alfia Bakieva, per continuare con il violista napoletano Giulio D’Alessio, il violoncellista tedesco Christoph Dangel, il contrabbassista milanese Davide Nava, il giovane clavicembalista russo Maxim Emelyanychev, protagonista anche del terzo appuntamento in un recital di concerti per clavicembalo di Bach, Giovanni Picchi (1572-1643) e Franza Joseph Haydn (1732-1809). Molti gli applausi tributati, risuonati con entusiasmo in un sabato pomeriggio timidamente invernale all’insegna della musica di qualità.