Allergie ai pollini di betulla: si può combattere con una terapia a base di mele?

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Presentato il progetto Interreg “AppleCare” al Centro di Sperimentazione agricola Laimburg della provincia di Bolzano

Nel periodo di fioritura della betulla per molti allergici scatta l’allarme occhi, naso e gola: le congiuntive si irritano e le mucose si gonfiano. Oltre il 70% di chi è allergico al polline della betulla mostra reazioni allergiche quando consuma determinati tipi di frutta, soprattutto mele: prurito nella cavità orale, nella gola, sulle labbra, sulla lingua e perfino nelle orecchie.

In questi casi, il sistema immunitario “confonde” la mela con il polline della betulla, reagisce in modo esagerato e innesca così i classici sintomi dell’allergia alla betulla. Il progetto di ricerca “AppleCare” che intende utilizzare questa reazione incrociata per sviluppare un’immunoterapia alternativa contro l’allergia ai pollini della betulla: sotto la direzione del biologo molecolare Thomas Letschka, i partner del Centro di sperimentazione Laimburg, l’ospedale di Bolzano, l’Università di Innsbruck e l’Università di medicina di Innsbruck, vogliono scoprire se è possibile trattare l’allergia ai pollini di betulla attraverso il consumo di mele. Il progetto di ricerca triennale è finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell’ambito del programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Austria 2014-2020.

«La mela è di particolare importanza per l’Alto Adige – ha dichiarato l’assessore all’agricoltura Arnold Schuler -. Una mela su due in Italia e una su dieci in Europa vengono dall’Alto Adige. La mela è inoltre nota per le sue proprietà salutari – non per niente esiste il proverbio “Una mela al giorno toglie il medico di torno”. Con il progetto AppleCare il Centro di sperimentazione Laimburg ha avviato un interessante progetto che indaga i possibili effetti della mela sulle allergie».

L’assessore alla salute Martha Stocker ha espresso il suo «entusiasmo per l’approccio interdisciplinare perseguito dal progetto Interreg che unisce i dipartimenti dell’agricoltura e della salute, il Centro di Sperimentazione Laimburg e l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, nonché l’Alto Adige e il Tirolo».

In questo modo si può lavorare insieme in modo interdisciplinare e imparare gli uni dagli altri. «Il Centro di sperimentazione Laimburg è sinonimo di ricerca nel campo dell’agricoltura e della trasformazione alimentare e quindi sente di avere un ruolo di riferimento quando si tratta di mele» ha dichiarato il direttore del Centro di sperimentazione Laimburg, Michael Oberhuber. Nel progetto “AppleCare”, le competenze del Centro di sperimentazione Laimburg nello studio delle varietà, nella coltivazione, nello studio dei componenti e nei metodi di biologia molecolare si incontrano e si fondono con quelle dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige per quanto riguarda gli aspetti sanitari.

Attraverso la stretta collaborazione tra medici, chimici e biologi molecolari coinvolti nel progetto si mira a sviluppare, con un approccio interdisciplinare, un’immunoterapia innovativa contro l’allergia al polline della betulla. Nel processo, i ricercatori stanno sfruttando un fattore interessante: nella mela ci sono molecole che sono legate a quelle proteine della betulla che causano i sintomi allergici, spiega Klaus Eisendle, primario del Reparto Dermatologia dell’Ospedale di Bolzano. Le somiglianze delle due proteine possono causare reazioni incrociate nei soggetti allergici al polline della betulla quando questi consumano mele. Questa reazione incrociata rappresenta, dall’altra parte, anche la possibilità di utilizzare la mela come rimedio terapeutico per l’iposensibilizzazione al polline della betulla, afferma l’esperto.

Il progetto si occupa ora di identificare le varietà e la quantità di mele che, consumate in modo controllato, possono essere adatte per il trattamento dell’allergia ai pollini. In questo modo, la mela potrebbe diventare un “farmaco” che è più sopportabile per il paziente rispetto alla lunga immunoterapia convenzionale e reperibile facilmente in qualsiasi supermercato senza bisogno di una ricetta.

“AppleCare” persegue un approccio interdisciplinare che combina studi clinici con analisi di biologia molecolare e di chimica strutturale. L’idea è nata da una collaborazione tra Klaus Eisendle, primario del Reparto Dermatologia dell’Ospedale di Bolzano e Thomas Letschka, che dirige il settore di Genomica applicata e Biologia molecolare presso il Centro di sperimentazione Laimburg che fornisce materiale campione di oltre 30 varietà di mele e quantifica la sintesi delle singole forme di allergeni utilizzando metodi di biologia molecolare e biochimici. Presso il Reparto di dermatologia dell’Ospedale di Bolzano e presso la clinica universitaria di Innsbruck vengono condotti studi clinici su pazienti affetti per determinare, attraverso test cutanei, esami del sangue e test di esposizione orale, il potenziale allergenico di diverse varietà di mele e per identificare i candidati idonei per una prima terapia di prova.

In programma c’è anche la costruzione di un database transfrontaliero di pazienti affetti da allergie inalatorie. L’Istituto di chimica organica dell’Università di Innsbruck indaga le somiglianze strutturali tra gli allergeni del polline della betulla e gli allergeni della mela e le loro proprietà che li legano agli anticorpi.

Lo scopo delle analisi è individuare quali degli oltre 30 diversi allergeni della mela contribuiscono prevalentemente all’allergia e sono più strettamente correlati all’allergene del polline della betulla. Una volta identificati questi allergeni, le loro concentrazioni vengono misurate in diverse varietà di mele. Ciò dovrebbe quindi consentire di sviluppare un approccio terapeutico adeguato. I ricercatori vogliono inoltre identificare le varietà di mele che hanno un basso potenziale allergico e sono quindi innocue per chi soffre di allergie. Se tutto va secondo i piani, alle fine del progetto, forse già tra due anni, potrà essere possibile raccomandare le varietà di mele “allergia-friendly”. Per abituare il sistema immunitario più velocemente possibile alla mela si dovrebbe far mangiare ai bambini mela grattugiata già a partire dal terzo mese di vita. A quel punto l’allergia non si svilupperebbe affatto, ha spiegato il primario Eisendle,