Mobilitazione delle regioni a tutela dei fondi di coesione

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Ciambetti (presidente Consiglio regione Veneto): «la Commissione europea vuole tagliare le risorse alle Regioni sviluppate».

Le regioni sono in allarme per la prospettiva che l’Unione Europea tagli i fondi di coesione, specie per le realtà più sviluppate, come il NordEst. Il Consiglio regionale del Veneto ha discusso e votato una risoluzione presentata dal presidente del Consiglio, Roberto Ciambetti, per impegnare la Giunta regionale a sollecitare il Governo affinché promuova una forte azione con la Commissione europea per difendere lo strumento principale, che ha dato notevoli frutti, nella costruzione di una casa comune europea.

«Difendere i fondi per le politiche di coesione europea significa difendere lo spirito dell’Europa delle Regioni e dei Popoli, difendere i valori fondanti dell’Unione espressi nei suoi trattati – sottolinea Ciambetti – a partire dal riconoscimento del ruolo degli enti locali e dei territori fino al principio della sussidiarietà. Paradossalmente la spinta più importante alla disgregazione dell’istituzione europea non viene dalle forze politiche che chiedono una profonda revisione dell’Unione, bensì dalla Commissione stessa».

Per Ciambetti «preoccupa sapere che il governo italiano, quando fu affrontato nei mesi scorsi lo schema di bilancio post 2020 non abbia preso una posizione ferma per difendere non tanto i fondi quanto le politiche di coesione, che investono le risorse Fse, Fesr e programmi Interreg in cui regioni, territori, attori socio-economici e città di più nazioni lavorano tra loro. Oggi dobbiamo difendere un patrimonio di relazioni, rapporti, programmi comunitari che altrimenti verranno tagliati, se non eliminati del tutto, almeno per le Regioni sviluppate e virtuose, mantenendo i finanziamenti esclusivamente per le realtà meno sviluppate».

Ciambetti analizza i rischi che una realtà sviluppata come il Veneto e il NordEst più in generale dovrebbero affrontare con i tagli: «il rischio è altissimo: parliamo di tagli che potrebbero partire da almeno un miliardo e mezzo in sette anni per il solo Veneto, una cifra insostenibile per la nostra economia e società. La mobilitazione deve essere comune e forte: tutti devono mobilitarsi, forze politiche, parlamentari, europarlamentari ma anche categorie economiche, amministratori locali, forze sindacali. La mozione di oggi è un segnale importante e la mia speranza è che tutti si riesca a far squadra per difendere gli interessi dei veneti, delle nostre imprese, della nostra società».