L’Italia Cinquestelle impone lo stop allo sfruttamento delle risorse petrolifere marine

Mentre Roma vara il Blocco, in Croazia ci si prepara ad intensificare le attività chepescano nel medesimo bacino. Preoccupazione della filiera petrolchimica nazionale. Manifestazione a Roma il 9 febbraio supportata da Confindustria Romagna. 

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Ancora un cattivo servizio del Governo italiano al Paese, complice l’insipienza di una parte della maggioranza che lo sostiene, con la decisione di attuare una sostanziale moratoria allo sfruttamento delle risorse petrolifere e gassose nel sedime marino, in particolare in Adriatico e nello Ionio, quando invece altri stati rivieraschi stanno intensificando i loro sforzi per potenziarne lo sfruttamento.

Mentre a Roma si continua in sanguinosi esercizi di autolesionistici, la Croazia, oltre ai piani di sfruttamento dell’Adriatico, ha lanciato una nuova gara per cercare altri giacimenti. E pari attenzione alle risorse nascoste nei fondali dell’Adriatico c’è anche in Montenegro, dove nei mesi scorsi erano in programma le prospezioni geologiche commissionate dall’Eni e dalla russa Novatek.

E se le imprese croate del polo della logistica petrolifera di Fiume brindano, quelle di Ravenna, che rischia di perdere commesse, sono molto preoccupate, tanto da fare insorgere contro le norme blocca-trivelle le imprese aderenti alla Confindustria Energia insieme con i sindacati, uniti nella poco frequente intesa di un comunicato congiunto. Protesta anche la Regione Emilia Romagna e si stanno organizzando i “caschi gialli” per una manifestazione il 9 febbraio a Roma.

Sotto il fondo del mare Adriatico vi sono numerosi giacimenti, soprattutto di metano che attendono solo di essere estratti. Ovviamente sotto il fondo dell’Adriatico non esistono i confini e chi pianta per primo il pozzo nel fondale dell’Adriatico, tra italiani, sloveni, croati, montenegrini e albanesi, prima avrà accesso alle risorse. Il bello (o il brutto: dipende dai punti di vista) è che la rinuncia allo sfruttamento da parte dell’Italia non farà che avvantaggiare gli altri stati costieri, mentre l’Italia, grazie all’insipienza di chi ha proposto il provvedimento, continuerà ad importare petrolio e gas metano dall’estero pagandolo a caro prezzo.

«L’accordo sulle trivellazioni è un suicidio industriale, un pasticcio che potenzialmente può fare danni dalle proporzioni inimmaginabili– afferma il presidente di Confindustria Romagna, Paolo Maggioli –. I numeri sui rischi di mancati investimenti e perdite occupazionali che circolano sulla stampa in queste ore sono ampiamente sottostimati: dietro alle cifre c’è la vita di una comunità professionale storica, che vanta eccellenze e talenti richiesti in tutto il mondo, e rischia di venire spazzata via da un compromesso illogico e irricevibile».

«La riduzione dell’aumento dei canoni da 35 a 25 volte è un contentino che terrà in piedi solo piccole concessioni marginali, ma l’effetto più dirompente e potenzialmente devastante dell’accordo sono i 18 mesi per stabilire quali aree di coltivazione siano compatibili e quali no, dal momento che il nuovo testo non si limita a bloccare nuove perforazioni ma assoggetta alle previsioni del futuro Piano per la Transizione Energetica anche la prosecuzione delle estrazioni in essere, su cui si allunga l’ombra di un blocco totale se ritenute incompatibili – aggiunge Maggioli -. E’ un limbo che pone un enorme punto interrogativo e azzera la possibilità di fare progetti, perché oggi le valutazioni economiche di qualunque attività si basano non sulla scadenza della concessione, ma sulla vita utile del giacimento: il tempo di ritorno di un investimento cambia molto se posso andare avanti fino al 2035, oppure se c’è l’incertezza che tra due o tre anni le concessioni non vengano rinnovate. E’ un fortissimo deterrente agli investimenti programmati, che va oltre ogni nostro timore».

La probabile crisi della filiera petrolchimica italiana che in Romagna ha una delle sue roccaforti, allarma la regione Emilia Romagnache ha convocato un vertice da cui è scaturita la richiesta al Governo Conte di escludere dalla sospensiva alle trivellazioni l’area delRavennate per rispettare l’attività produttiva del distretto ravennate dell’offshore.

«Questi accordi – ha detto il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – sono il risultato di un processo di concertazione e partecipazione della popolazione che sta già portando efficacemente verso la sostenibilità, preoccupandosi al contempo dell’attività di de-commissionig, ovvero di riconversione dell’attività estrattiva. Proprio per questa ragione chiediamo che l’offshore di Ravenna sia fuori dalla sospensiva. Diversamente – sottolinea Bonaccini – il Governo si prepari a gestire lo stato di crisi del settore e la perdita di migliaia di postidi lavoro qualificati».

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