Commercialisti tracciati, fuori dall’Ordine è il caos

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“Le istituzioni sanno perfettamente che nell’ordine dei commercialisti e attraverso l’ordine dei commercialisti, troveranno quella chiarezza di rappresentatività e quella trasparenza di informazioni che consentirà loro sia di ottenere risposta a ciascuna domanda, sia di pianificare ogni attività di controllo. Fuori dall’Ordine non è così. Fuori dall’Ordine è il disordine”. Lo affermato il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, nel corso degli Stati generali della professione a Roma.

“Quanti sono quelli che offrono consulenza in materia contabile, fiscale ed economica che non sono iscritti all’Ordine dei commercialisti? Non si sa. E se nemmeno si sa quanti sono esattamente, come è possibile pianificare attività di controllo per verificare se operano correttamente? Non si può. Ed ecco allora che – ha sottolineato il presidente dei commercialisti – per questi soggetti si interviene solo in fase repressiva. Per il resto ci si concentra su coloro che, come i commercialisti, sono agevolmente individuabili perché, per usare un termine molto in voga di recente, “tracciati””.

“Così – ha affermato ancora Miani – si crea il paradosso di trasformare in un disvalore di surplus di controlli che ad altri vengono risparmiati, quello che dovrebbe invece essere un valore: l’essere professionisti iscritti in Albi trasparenti piuttosto che in registri opachi”.

Il presidente dei commercialisti ha poi affrontato il tema degli obblighi antiriciclaggio annunciando che i commercialisti “vigileranno, se necessario chiedendo anche opportune interpellanze parlamentari ai tanti colleghi che siedono in Parlamento, per verificare che i criteri di selezione per effettuare i controlli a campione su questa materia, relativamente alla platea dei soggetti che forniscono consulenza in materia contabile, fiscale ed economica, non si risolva in una estrazione di nominativi dagli Albi dei commercialisti tenuti dai vari ordini locali, tralasciando la giungla di società, associazioni e partite IVA individuali che presta i medesimi servizi. Perché il rischio di questo modus operandi è concreto ed è dovuto semplicemente al fatto che trovare i commercialisti da selezionare è più facile”.

“Alla politica ha concluso Miani – così attenta e concorde nel prediligere gli strumenti di pagamento “tracciati” in un’ottica di tutela della legalità fiscale, chiediamo di rendersi finalmente conto che, per le stesse ragioni di tutela della legalità in ambito professionale, dovrebbe prediligere anche i professionisti “tracciati”, piuttosto che favorire equivalenze con chi “tracciato” non è”.