Crisi del latte: appello ai consumatori a preferire prodotti del territorio

Da Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia produttori e catene distributive alleate per sostenere il comparto. 

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Si moltiplicano gli appelli ai consumatori a preferire prodotti del territorio per fronteggiare la crisi del latte, con una larga fetta di produzione che non trova più sbocco causa chiusura della ristorazione organizzata (bar, mense e ristoranti), che interessano i produttori del NordEst.

Assolatte, l’Associazione italiana lattiero casearia, ha rivolto un appello ai propri associati a ridurre volontariamente i conferimenti, mentre si stanno spingendo al massimo la trasformazione del latte fresco in formaggi e in latte a lungaconservazione (Uht) anche per forniture agli indigenti.

In Alto Adige, Mila, il principale consorzio di latterie di montagna, sostiene di riuscire a fronteggiare la situazione: «nonostante la situazione eccezionale, oltre a garantire la fornitura a clienti e consumatori degli alimenti di base, faremo di tutto per evitare una perdita di valore della materia prima – afferma Robert Zampieri, amministratore delegato di Mila – Latte Montagna Alto Adige -. Spingeremo la trasformazione del latte fresco in latte a lunga conservazione e in derivati» come yogurt e formaggi.

In Trentino, il direttore di Latte Trento, Sergio Paoli, si rivolge ai consumatori: «consumate prioritariamente prodotti del territorio, preferendo quelli trentini a quelli d’importazione. Per evitare sprechi della materia prima, spingeremo il più possibile sulla produzione di latte a lunga conservazione e di formaggi».

In Friuli Venezia Giulia si muova la politica: per l’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Stefano Zannier, «la Regione intende fare tutto il possibile per sostenere la filiera del latte». Nel corso di una videoconferenza con gli esponenti delle varie categorie interessate, si sono discusse proposte e suggerimenti per individuare le modalità per ridurre il più possibile i problemi al settore derivanti dall’attuale eccesso di produzione rispetto alle richieste di un mercato bloccato.

In Veneto la Regione sta approntando misure straordinarie a sostegno della filiera del latte. «In questo momento di crisi del latte la filiera veneta, dalle stalle al piccolo caseificio fino alle grandi cooperative e imprese, va tutelata da speculazioni, ribassi indebiti dei prezzi, distorsioni delle catene distributive. Se le stalle chiudono non riaprono più: gli allevatoririschiano di essere l’anello più debole» ha detto l’assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Pan, a conclusione del “tavolo bianco” svoltosi in videoconferenza, presenti tutti gli attori della filiera veneta con i rappresentanti dei produttori (Arav, Aprolat e Comitati spontanei), dei Conzorzi di tutela dei formaggi D.O del Veneto, dei piccoli caseifici (rappresentati da Confartigianato), delle grandi cooperative (Lattebusche, Latteria Soligo) e delle associazioni di categoria Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Agriform, Agriveneto, Copagri e Confcooperative..

«Produttori, caseifici e organizzazioni di categoria – aggiunge Pan – hanno espresso una sostanziale condivisione delle misure emergenziali già richieste dalla Regione Veneto, in particolare sulla possibilità di utilizzare il siero del latte e i sottoprodotti delle lavorazioni casearie come ammendanti per l’agricoltura e di attivare le deroghe per conferirli nei biodigestori, nonché sulla richiesta di stoccaggio temporaneo di latte e di congelamento delle cagliate. La filiera, inoltre, valuta positivamente l’intervento governativo a favore della polverizzazione del latte o della sua trasformazione UHT a beneficio degli stock Agea da distribuire agli indigenti. Ma, in questo momento così difficile, servono ulteriori misurestraordinarie e tempestive per garantire liquidità alle aziende e per fronteggiare una fase emergenziale che potrà durareanche qualche mese».

«Il Veneto, in questa fase, chiede di rallentare le importazioni di latte dai paesi esteri e fa appello ad una misura nazionaledi sostegno economico e promozionale alla filiera alimentare del “Made in Italy” -sottolinea Pan -. Da parte del sistema veneto, che è il terzo produttore in Italia di latte e formaggi dopo Lombardia ed Emilia Romagna e che esporta il 40% dei suoi prodotti caseari, ci sono le potenzialità per adottare strategie condivise su conferimenti, lavorazioni e distribuzione, la disponibilità ad applicare misure di stoccaggio e a lavorare insieme nella prospettiva di dotare il Veneto di un impianto di polverizzazione. Inoltre, chiederò al presidente e al vicepresidente della Giunta, che ha anche la delega al bilancio di verificare la possibilità di attivare fondi diretti regionali per favorire lo stoccaggio dei formaggi a denominazione di origine, a tutela delle rispettive quote di mercato, e di individuare una misura di aiuto rivolta in particolare ai piccoli produttori, per integrare il reddito delle stalle e dei caseifici più esposti ai contraccolpi della crisi».

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