12 giugno 1945 liberazione del Friuli Venezia Giulia dal giogo dei comunisti titini

Dipiazza: «ricorrenza dedicata alla memoria dei tanti cittadini, e dei molti poliziotti, finanzieri e militari che, pur incolpevoli, quelle violenze dovettero subire».

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liberazione del Friuli Venezia Giulia
La celebrazione della liberazione del Friuli Venezia Giulia dal giogo comunista in piazza Unità d'Italia a Trieste. In primo piano, il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, e il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.

La Città di Trieste, con il suo sindaco Roberto Dipiazza, affiancato dalle massime autorità locali e regionali, ha ricordato e celebrato venerdì 12 giugno, per la prima volta in veste ufficiale e solenne, il 75° anniversario della fine dell’occupazione jugoslava di Trieste del maggio-giugno 1945, nota anche come il periodo dei “40 giorni”. Analoga manifestazione si è svolta anche a Monfalcone e Gorizia, con la conseguente liberazione del Friuli Venezia Giulia dal giogo dei comunisti titini.

È una data in cui si ricorda quando, il 12 giugno 1945, le truppe del IX Korpus dell’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia (Epj), che il 1 maggio avevano occupato Trieste proclamandone l’annessione alla Jugoslavia, furono costrette a ritirarsi dopo l’accordo di Belgrado del 9 giugno, ratificato due giorni dopo a Duino, in base al quale il Venezia Giulia veniva diviso in due zone dalla cosiddetta linea Morgan, provvisoriamente occupate, in attesa dei trattati di pace, dagli eserciti anglo-americano da una parte e jugoslavo dall’altra.

Un periodo negativamente ricordato per i gravi fatti che vi avvennero – arresti, uccisioni e deportazioni da parte della polizia politica -, richiamati anche nella motivazione della concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Città, nel significativo passaggio: «…Sottoposta a durissima occupazione straniera subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria…».

La celebrazione, ufficialmente organizzata dal comune di Trieste, si è svolta con la massima solennità consentita e l’evento si replicherà anche nei prossimi anni con una serie di più ampie iniziative commemorative sul tema. Si è svolta in una serie di cerimonie comprendenti l’Alza e l’Ammainabandiera in piazza dell’Unità d’Italia e la deposizione di una corona d’alloro alla lapide che, nel Parco della Rimembranza, ricorda l’evento, eretta e inaugurata a cura dello stesso comune il 12 Giugno 2015, in occasione del 70° anniversario (collocata sulla via Capitolina, a salire, poco dopo la confluenza col vialetto intitolato ai Martiri delle Foibe). 

All’Alzabandiera solenne in piazza dell’Unità d’Italia ha visto la presenza accanto al sindaco Dipiazza con la giunta municipale praticamente al completo e numerosi consiglieri comunali, dell’Arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi, del prefetto Valerio Valenti, del presidente della giunta regionale Massimiliano Fedriga con il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, del questore Giuseppe Petronzi e di alti ufficiali delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine. Presenti anche il Gonfalone della Città di Trieste con un picchetto della Polizia Locale in alta uniforme e i labari delle Associazioni dell’Esodo dalle terre dell’Adriatico Orientale.

Al termine della cerimonia, il sindaco Dipiazza, rilasciando alcune dichiarazioni ha detto che «la storia non va valutata solo con le parole scritte dai vincitori, ma vanno ascoltate anche le storie e le vicende dei vinti. Credo che dobbiamo rendere omaggio, ricordare e onorare tutti i Caduti e le vittime di tutte le violenze. Per questo, come comune di Trieste, abbiamo ufficialmente istituito, dopo tanti anni, questa ricorrenza dedicata alla memoria dei tanti cittadini, e dei molti poliziotti, finanzieri e militari che, pur incolpevoli, quelle violenze dovettero subire. Bisogna poter affermare queste verità per poter avviare una reale pacificazione e chiudere finalmente e veramente con quel triste passato».

«Il 12 giugno è una data importante nel calendario della Regione: proprio in quella tarda primavera del 1945, la nostra comunità ha infatti potuto intraprendere quel percorso di liberazione del Friuli Venezia Giulia che, a meno di dieci anni di distanza, sarebbe pienamente giunto a compimento» ha affermato il governatore della Regione, Massimiliano Fedriga, sottolineando inoltre l’ampia partecipazione di autorità e cittadini «a testimonianza dell’alto valore simbolico che tale ricorrenza conserva ancora oggi nei cuori delle istituzioni e delle persone».

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Il presidente del Consiglio regionale Zanin assieme al labaro degli esuli Capodistriani.

«È giusto essere oggi a Trieste per ricordare quanto accadde 75 anni fa perché la storia deve andare avanti ma senza dimenticare. Le nuove generazioni siano testimoni, anche a nome di chi non c’è più, che la libertà vince sul terrore e sulla prevaricazione» ha detto a sua volta il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin.

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