Le Colline del Prosecco compiono un anno dal riconoscimento Unesco

Bilancio e strategie future del presidente dell’Associazione, Marina Montedoro: «piano di gestione, piano di comunicazione e riqualificazione degli edifici rurali».

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colline del prosecco hills

E’ passato un anno dallo storico riconoscimento da parte dell’Unesco del valore culturale, sociale e paesaggistico delle Colline del Prosecco e il presidente dell’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Marina Montedoro, commenta il primo anniversario dell’iscrizione delle Colline del Prosecco tra gli 8 siti Unesco del Veneto e i 55 italiani.

«Un anno fa a Baku (Azerbaigian) una delegazione veneta guidata dal governatore Luca Zaia portava a casa uno dei traguardi più ambiziosi e importanti per le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene – ricorda Montedoro -. Oggi sono molto orgogliosa di poter guidare l’Associazione che gestirà questo immenso Patrimonio dell’Umanità, a cui è stato attribuito un valore universale di paesaggio culturale e agricolo unico, scaturito da una straordinaria, sapiente interazione tra un’attività produttiva di eccellenza e la natura di un territorio affascinante. Un territorio che con le sue colline, i suoi mosaici e ciglioni è stato riconosciuto universalmente l’unicum paesaggistico quale è».

colline del prosecco
marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il Patrimonio Unesco delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.

Presidente Montedoro, vuole ripercorrere l’iter per il conseguimento della dichiarazione “Patrimonio Unesco”?

L’iter di riconoscimento, iniziato nel 2008 con la presentazione del progetto di candidatura da parte del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, è stato lungo e non privo di difficoltà. La promozione è arrivata il 7 luglio 2019 con delibera unanime dei 21 stati membri del Comitato, a conferma dell’alta qualità della candidatura italiana. Nel gennaio 2020 si è costituita l’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, ente a cui è stato affidato il compito di gestire il Sito, promuovere la cooperazione, curare la comunicazione e lo scambio d’informazioni e documenti tra i vari soggetti coinvolti. La squadra si è completata lo scorso giugno con la nomina del Comitato scientifico che affiancherà l’Associazione nella gestione e conservazione del Sito. 

Quali i prossimi passi?

Il riconoscimento Unesco è il punto di partenza di un lavoro che vede oggi impegnati l’Associazione e tutti i portatori di interesse dell’area per garantire tutela e valorizzazione al patrimonio inestimabile che le generazioni passate hanno affidato alle generazioni presenti per tramandarle a quelle future. Le prossime azioni riguarderanno la redazione del piano di gestione del Sito con il supporto del Comitato scientifico, la definizione del piano di comunicazione e la classificazione degli edifici rurali che andranno valorizzati da un punto di vista architettonico e urbanistico per strutturare un’accoglienza diffusa. 

Entriamo nei dettagli. Quanto alla promozione e comunicazione ci saranno collaborazioni con il Consorzio di tutela del Prosecco?

Ecco, qua vorrei puntualizzare una cosa che finisce sempre sottotraccia. Per regolamento Unesco, un Sito non può essere associato a qualcosa che ha valore commerciale. Anche se il procedimento di riconoscimento Unesco del territorio è stato attivato dal Consorzio enologico, il Sito Unesco deve camminarne sganciato. Lo sforzo dell’Associazione è di camminare con le proprie gambe, attivando una serie di azioni di tutela, di promozione e di comunicazione del tutto separate da quelle del Consorzio di tutela del Prosecco. Di fatto, anche se il vino costituisce senza dubbio un fattore di conoscibilità mondiale, la finalità dell’Associazione e del Sito è di fare conoscere l’attività svolta dall’uomo nei secoli nel plasmare un territorio, spesso difficile, per ricavarne una qualche forma di sussistenza economica, in questo caso dall’allevamento della vite da vino, trasformandolo in un autentico giardino vitato, in un paesaggio unico al mondo. Sul territorio ci sono delle autentiche testimonianze storiche nel campo viticolo, spesso poco conosciuti, che meritano di essere maggiormente conosciuti.

Su cosa punterà il piano della comunicazione delle Colline del Prosecco?

Sicuramente l’emozionalità sarà uno dei fili conduttori principali della comunicazione di questo territorio unico. E a questo scopo, all’interno dei 9.700 ettari di superficie del Sito Unesco, individueremo 21 punti di osservazione paesaggistica dove il turista può fotografare scorci unici che, una volta postati sui vari canali social, diventano essi stessi fattori di promozione del territorio, con il turista che diventa un mezzo di promozione del Sito. Altro passaggio sarà un’operazione di memoria, raccogliendo le testimonianze dei vari protagonisti del territorio che raccontano la loro vita e il loro lavoro sul territorio.

E per l’accoglienza diffusa sul territorio, magari recuperando i casali esistenti, cosa intende fare l’Associazione?

A differenza delle notizie circolate, non ci sarà nessuna speculazione sul patrimonio edilizio rurale esistente all’interno del Sito, anzi ci sarà una progressiva riqualificazione dell’esistente a cura della stessa Associazione e dei comuni interessati proprio per evitare l’insorgere di questo genere di problematiche. Assieme ai comuni del territorio definiremo le procedure per la loro riqualificazione in modo da recuperarli spesso da condizioni di abbandono. Il primo atto sarà attivare una capillare opera di mappatura per capire la reale dimensione del patrimonio edilizio esistente. Si potranno realizzare, a seconda delle varie dimensioni, o dei punti informativi del territorio o, nei casi di edifici di maggiore dimensione, dei punti di appoggio per l’accoglienza degli ospiti sul territorio, offrendo loro un luogo dove pernottare o rifocillarsi con i prodotti del territorio.

A questo proposito, potrebbe essere interessante lanciare una sorta di albergo diffuso, che gestisca unitariamente i vari casali destinati all’ospitalità e alla ristorazione.

Questa potrebbe essere un’idea interessante, anche per assicurare l’unitarietà di gestione delle varie strutture, magari coinvolgendo una cooperativa di giovani attivi sul territorio. Comunque sia, anche al privato che volesse investire per il rilancio della sua proprietà, bisogna evitare di caricare con troppa burocrazia il recupero e la nuova destinazione d’uso di strutture che sono dei monumenti di cultura rurale.

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