Corsa al Quirinale al via: a febbraio 2022 il redde rationem della politica

In tanti aspirano alla massima carica della Repubblica, tra cui tanti “vecchi”. Per riavvicinare i cittadini alla politica non sarebbe opportuno sperimentare qualche figura nuova e giovane?

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corsa al Quirinale

La corsa al Quirinale, il gran premio della politica, è iniziata e si concluderà a febbraio 2022 con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, probabilmente alla quarta votazione quando la maggioranza richiesta si abbasserà a 505 voti validi. Una gara che vede in lizza numerosi soggetti, quasi tutti esponenti della “vecchiapolitica, personaggi in servizio tra gli scranni di Camera e Senato da lustri e lustri, veri monumenti istituzionali.

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La presidenza della Repubblica, da carica di prestigio ma essenzialmente rappresentativa, nel tempo è assurta a vero fulcro dei poteri dello Stato, dove si tessono le strategie per la nomina del premier e del relativo governo, si fanno e si disfano le maggioranze, si intrecciano alleanze e altre amenità del genere. Di fatto, la Costituzione materiale ha trasformato il Paese da una Repubblica parlamentare ad una semipresidenziale.

Tra i papabili alla carica nella corsa al Quirinale in prima fila c’è sicuramente l’attuale premier Mario Draghi che, se si trasferisse da palazzo Chigi al Quirinale, testimonierebbe in modo palese l’evoluzione costituzionale di fatto, da dove continuerebbe a gestire le sorti del governo per interposta persona, soprattutto se non ci fossero le elezioni anticipate.

Altra figura di spicco nella corsa al Quirinale è quella del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che a suo favore ha anche il pallottoliere, visto che il centrodestra in questa tornata presidenziale è l’ago della bilancia, in quanto, a differenza delle scorse elezioni, il centro sinistra da solo non ha la forza sufficiente per eleggere autonomamente un presidente dellaRepubblica. E con la plasticità degli attuali schieramenti, oltre che per evitare di sciogliere anticipatamente le Camere (cosa che potrebbe essere quasi automatica nel caso di elezione di Draghi), Berlusconi potrebbe avere dalla sua la possibilità della sua vita, cosa che lo ripagherebbe ampiamente di tutti gli sgambetti politici e giudiziari che la sinistra combattente gli ha fatto.

Oltre a questi due indiscutibili cavalli di razza, ci sono altre decine di “usati sicuri” della politica italiana,personaggi capaci di navigare tra mille tempeste e maggioranze, sempre sotto il pelo dell’acqua pronti ad emergere in caso di necessità (o, meglio, di convenienza personale).

Però, anche in considerazione della sempre più ampia spaccatura esistente tra il mondo della politica e la società, per recuperare alla vita politica una bella fetta dell’astensionismo e disaffezione montante, non varrebbe il caso di proporre per la presidenza della Repubblica una figura fuori dai giochi, magari pure giovane, visto che per essere eletti alla massima carica dello Stato basta avere superato i 50 anni d’età?

Probabilmente una persona di 50-60 anni, espressione del mondo delle professioni, dell’impresa, della dirigenzapotrebbe essere la figura giusta per dare una sterzata ad una politica sempre più staccata dalla società, recuperando interesse e partecipazione. Inoltre, un “giovanefuori dai soliti gioghi di potere potrebbe dare alla Repubblica anche quella spinta a rinnovarsi e ad evolvere, avvicinandosi maggiormente alla realtà di tutti i giorni.

Lo Schiacciasassici crede e lancia la proposta di inviare in redazione possibili profili di candidati di alto profiloper la carica di presidente della Repubblica fuori dal solito coro.

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.corsa al Quirinale

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