Acceso in piazza S. Pietro il maestoso albero di Natale donato dal Trentino

Peccato solo che per la bisogna si sia sacrificata una pianta di ben 113 anni che sorgeva solitaria in una radura. L’arcivescovo Tisi sbaglia riferimento «al prelievo nel bosco». Silenzio dell’assessore alle foreste Zanotelli. 

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L'accensione dell'albero di natale in piazza San Pietro a Roma.

L’albero di Natale allestito in piazza S. Pietro a Roma è stato acceso nel corso di una cerimonia cui hanno partecipato 200 trentini scesi in Vaticano per un’udienza con Papa Francesco.

L’abete rosso che svetta con i suoi 28 metri di altezza e i suoi 113 anni di vita di fronte al Vaticano, prelevato in una radura dell’altopiano della Paganella, è decorato con 600 sfere in legno realizzate da una quarantina di volontari di Andalo. Assieme al presepe del Perù accompagnerà il tempo dell’Avvento con un messaggio di speranza, solidarietà e rinascita. Gli addobbi sono stati realizzati nell’ambito di un progetto di solidarietà che unisce il Trentino all’Associazione Genitori Oncologia pediatrica Onlus (Agop).

L’accensione dell’albero di Natale è stata preceduta da una cerimonia ospitata in Aula Paolo VI, dove i 200 membri della delegazione si sono trasferiti a causa della fitta pioggia: un evento atteso seguito non solo dai trentini, ma da turisti e pellegrini provenienti da tutto il mondo, al quale ha preso parte anche l’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi.

«E’ un onore, ma soprattutto una grande emozione, vivere questo evento dopo anni di attesa e mesi di preparazione, dove tutta la comunità di Andalo è stata coinvolta in un progetto unico, per l’abete ma non solo» ha detto il sindaco di Andalo, Alberto Perli, alla presenza dell’arcivescovo Fernando Vérgez Alzaga e di suor Raffaella Petrini, rispettivamente presidente e segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

«Là dove svettava quest’albero, staccato dalle sue radici nel rispetto di una gestione sostenibile del patrimonio forestale, stanno già spuntando nuove piante – ha spiegato il vescovo Tisi, che in mattinata ha concelebrato la Messa in cattedrale a Roma-. Un bosco cresce perché ci sono alberi che si fanno da parte, per lasciarne emergere altri. Questa è anche la dinamica del Dio di Nazareth e del suo Natale. Dio fa dello svuotarsi di sé la radice della vita. Questa è la nuova unità di misura con cui calcolare la forza. Il sogno di Dio sono uomini e donne capaci di diventare terreno libero per ospitare la vita degli altri».

Peccato che le parole di Mons. Tisi abbiano sollevato qualche polemica tra gli ambientalisti, perché per la bisogna simbolica di ricordare il profondo significato del Natale (che in troppi si preoccupano di cancellare), il maestoso abete di 113 anni non è stato prelevato nel mezzo di una foresta, ma in una radura dove svettava maestosamente solitario.

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Il taglio del maestoso abete nella radura di Andalo in Trentino.

Polemiche che coinvolgono anche l’assessore alle foreste del Trentino, la leghista Giulia Zanotelli, che pare non avere supervisionato sufficientemente il prelievo della pianta, visto che quella tagliata, secondo molti abitanti della zona, costituiva un punto di riferimento. Eppure bastava poco per tagliare una pianta dal vicino bosco, forse meno maestosa, ma che avrebbe sicuramente aiutato la nascita e lo sviluppo di nuove piante.

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