Rischio di carestia alimentare per l’Europa (e l’Italia)?

Crollano le importazioni di materie prime alimentari ad uso umano ed animale prima assicurate da Ucraina e Russia, con l’Ungheria che vieta l’export nel mercato europeo. 

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Rischio di carestia alimentare

L’Europa (e l’Italia) è a rischio di carestia alimentare? Potrebbe essere uno scenario concreto, soprattutto se la guerra con l’Ucraina scatenata dalla Russia dovesse durare a lungo, togliendo dal mercato la produzione dell’Ucraina e di parte di quella Russa, paesi da cui l’Europa (e l’Italia) importano gran parte del proprio fabbisogno di materie prime alimentari a destinazione umana ed animale.

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L’Europa (e l’Italia) paga l’approccio ideologico ambientalista volto a ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura, mettendo a riposo parti sempre maggior dei terreni agricoli per favorire la rinaturalizzazione del territorio, contando sulla disponibilità di importazioni abbondanti e a basso prezzo. Peccato che abbia fatto i conti senza l’oste russo e il suo uzzolo di scatenare una guerra contro quello che, fin dai tempi dell’impero romano, è il granaio del continente. Un granaio che esporta gran parte del mais, del grano tenero e duro, della soia e dei semi oleosi utilizzati in Europa (e in Italia) per la produzione di farine, pane, pasta, biscotti, olii di semi e mangimi zootecnici.

Il rischio di carestia alimentare è tutt’altro che infondato in quanto l’agricoltura e l’industria alimentare europea (ed italiana) si è vista azzerare le forniture e con l’impossibilità di rinvenire nuovi fornitori sui mercati internazionali, soprattutto con tempi di approvvigionamento ridotti, con costi ovviamente moltiplicati per più volte. E le conseguenze non tardano a ricadere sugli scaffali dei supermercati, con tante catene che hanno iniziato a razionare il numero massimo di pezzi acquistabili per ogni singolo consumatore, ad iniziare dagli olii di semi, fondamentali anche per una larga fetta della produzione alimentare (dai fritti ai dolci).

A rischio anche l’allevamento di animali da carne e da latte, con tante aziende già in crisi per l’altissimo livello del costo dell’energia ora alle prese con la scarsità di alimenti zootecnici, cui s’aggiunge anche la scarsità di foraggi per via della perdurante siccità soprattutto in Italia, con riserve limitate solo per 20 giorni nonostante l’applicazione di razioni alimentari già ridotte del 10% rispetto al normale. E se non si trovano alimenti zootecnici nel quantitativo richiesto, non c’è altra soluzione che provvedere all’abbattimento degli animali, con grave danno economico per il settore e per quello a valle della trasformazione.

Uno scenario decisamente drammatico che fa il paio con quello energetico, entrambi con il comune denominatore di cattive scelte politiche che non hanno guardato al medio-lungo periodo, limitandosi solo alla contingenza del tweet di giornata.

Buona visione.

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