Corte costituzionale, nuova legnata sulla giunta leghista del Trentino

Commenti caustici all’operato della giunta Fugatti da Fratelli d’Italia (maggioranza) e dal partito democratico (opposizione). 

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Maccani corte costituzionale
Il presidente della provincia di Trento, il leghista Maurizio Fugatti.

La Provincia di Trento non può entrare nel capitale di Itas Mutua, la compagnia assicurativa più antica d’Italia, come socio sovventore. Così la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la norma deliberata dal governo leghistadell’Autonomia speciale, a suo tempo già impugnata dal governo nazionale in quanto «non consentito dalle norme sulle imprese cooperative ed è incompatibile con le competenze provinciali».

Per il governo guidato dal leghista Maurizio Fugatti un’altra legnata della massima corte di giustizia italiana e da qui all’apertura delle urne a ottobre 2023 (salvo non improbabili elezioni anticipate) c’è la possibilità che questa travagliata legislatura, la prima a guida del centrodestra a trazione leghista, centri il record delle bocciature da parte della Corte costituzionale.

I commenti alla sentenza non si sono fatti attendere. Da parte di Fratelli d’Italia formazione politica che supportacriticamente la maggioranza guidata da Fugatti senza partecipare attivamente al governo della Provincia, «la bocciaturada parte della Corte costituzionale alla partecipazione della Provincia in Itas conferma tutte le criticità che noi di Fratelli d’Italia avevamo da subito evidenziato con forza in Consiglio provinciale riguardo a quella decisione. La sentenza della Consulta evidenzia infatti l’estraneità di questa operazione rispetto alle finalità della Provincia, non essendo configurabile, né giustificabile, un legame di stretta necessità fra le attività esercitate da ITAS spa e i fini istituzionali della Provincia, con il rischiodi conseguenti inefficienze gestionali che, in definitiva, andrebbero a gravare sui contribuenti trentini».

Fratelli d’Italia aveva «ritenuto quantomeno discutibile l’opportunità politica di una partecipazione in una mutua investendo 2,85 milioni di euro inserita in un disegno di legge riguardante misure a contrasto della pandemia. 2,85 milioni che avrebbero potuto e dovuto essere utilizzati per sostenere famiglie e imprese trentine in un momento di particolare difficoltà. Ciò che emerge chiaramente dalla “questione Itas”, anche alla luce della sentenza odierna, è una gestione troppo disinvolta e non adeguatamente ponderata e ragionata delle prerogative della nostra speciale Autonomia. Con senso istituzionale, noi di Fratelli d’Italia avevamo auspicato una pausa di riflessione al fine di valutare approfonditamente benefici e svantaggi di quell’operazione per i trentini. Una riflessione che, probabilmente, avrebbe evitato la sentenza di cui oggi, purtroppo, dobbiamo prendere atto».

Caustico il commento dall’opposizione alla giunta Fugatti del Partito democratico: «puntuale come il sole al mattino, arriva l’ennesima bocciatura, da parte della Corte costituzionale, dell’ennesima norma mal pensata e peggio scritta, da parte della Giunta provinciale e della maggioranza che la sostiene in Consiglio. Stavolta si tratta dell’articolo 34 della legge provinciale n. 7 del 17 maggio 2021 (Prime misure del 2021 connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e conseguente variazione al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2021-2023), la legge che anticipava l’assestamento del bilancio con l’intenzione, in sé giusta e condivisibile, di immettere quanto prima nell’economia le risorse disponibili. L’articolo 34 tuttavia, autorizzava la Provincia a partecipare in qualità di socio sovventore, alla proprietà dell’ITAS, in cambio di un posto in Consiglio di amministrazione, e stanziava a tal fine 2,8 milioni di euro. A nulla erano valse le nostre perplessità, espresse sia in Consiglio che sugli organi di stampa, per una decisione in contrasto con i più elementari principi di distinzione dei ruoli tra istituzioni pubbliche e imprese private che operano su mercati aperti e concorrenziali. Come al solito la Giunta provinciale ha fatto spallucce e ha tirato dritto. Dritto contro il muro della Costituzione e della Corte che è chiamata a farla rispettare».

«La partecipazione della Provincia autonoma nella società di mutua assicurazione ITAS spa – ha scritto la Corte nella sentenza n. 86 del 2022 – si inserisce in un settore che non può definirsistrettamente necessario” al perseguimento dei suoi fini istituzionali o allo svolgimento delle sue funzioni, non rientrando l’attività assicurativa nemmeno fra i “beni o servizi strumentali all’ente” partecipante (art. 4, comma 2, lettera d, TUSP), con effetti potenzialmente lesivi della tutela della concorrenza, atteso che, come questa Corte ha già avuto modo di affermare, le norme che disciplinano restrittivamente le società pubbliche strumentali sono, tra l’altro, “dirette ad evitare che soggetti dotati di privilegi svolgano attività economica al di fuori dei casi nei quali ciò è imprescindibile per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali” (sentenza n. 229 del 2013)».

Amaro il commento finale del Pd: «non ci voleva un genio per arrivare a questa conclusione. C’eravamo arrivati perfino noi che geni non siamo. Ma chi non ha la capacità di pensare e neppure di ascoltare è destinato ad andare a sbattere. Peccato che ci vada di mezzo, ancora una volta, il buon nome della nostra Autonomia speciale».

Forse, così come nel caso dell’imposizione delle chiusure domenicali dei centri commerciali in Trentino, cassata dalla Corte costituzionale per palese incompentenza dell’Autonomia speciale, sarebbe utile che gli autori di queste decisionivenissero chiamati a rispondere personalmente con decisioni palesemente infondate, nulle ab origine. Colpendo direttamente nel portafoglio gli autori di queste decisioni, buone solo per una balconata e dichiarazione rodomontesca con tanto di mascella volitiva, forse si eviterebbe l’innesco di inutili conflitti giuridici ed esporre l’Autonomia speciale a continue bacchettate.

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