Elezioni politiche terremoto a NordEst: Fratelli d’Italia mattatore indiscusso

Crolla la Lega Salvini premier per la mancata promessa dell’autonomia che viene sorpassata anche di tre volte dai meloniani. 

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Le elezioni politiche determinano un terremoto politico nel NordEst, dove la Lega Salvini premier perde il proprio feudo elettorale causa l’eccessivo traccheggiamento della linea politica di Matteo Salvini e, soprattutto, per il mancato mantenimento della promessa di portare l’autonomia alle regioni che l’hanno chiesta, con la Legache viene sorpassata di due o anche tre volte da Fratelli d’Italia, che guida il centro destra ad una forte affermazione della coalizione, conquistando quasi tutti i seggi uninominali.

In Veneto il centrodestra fa cappotto nei collegi uninominali di Camera e Senato. I 17 seggi in Parlamento in palio nelle sfide dirette (12 alla Camera, 5 al Senato) andranno così tutti ai partiti di quest’area, lasciando a zero quelli che erano gli sfidanti del centrosinistra e di altre liste.

Ma il Veneto è scosso da un terremoto politico dopo la svolta prevista, ma non in queste dimensioni, dove il partito di Giorgia Meloni, si afferma come nuovo dominus della scena politica anche in regione. Tra gli sconfittila Lega di Matteo Salvini, che ne esce doppiata da Fratelli d’Italia nelle preferenze. Finisce percentualmente 32 a 14 la sfida nel centrodestra, con Fdi largamente il primo partito in Veneto.

«Stiamo parlando di un tracollo vero e proprio» afferma Roberto Marcato, assessore regionale e “colonnello” leghista. Il colpo per la Lega – qui abituata a risultati bulgari quando Luca Zaia l’ha guidata alle regionali con oltre il 70% dei consensi– è acuito dal sorpasso del Pd, che pur con un modesto 16% sopravanza, quale secondo partito, gli avversari del Carroccio. Esito che non potrà non avere contraccolpi, anche se per la presidenza dellaRegione – dove Zaia non potrà più ricandidarsi – si tornerà a votare solo nel 2025.

Mentre il governatore Luca Zaia parla di risultato alle elezioni politiche «assolutamente deludente» per la Lega, e invoca un’analisi seria delle cause senza «semplici giustificazioni», la rabbia della base leghista esplode nei commenti dei militanti sulle pagine social degli amministratori regionali. «Disastro annunciato» è l’espressione più ricorrente, seppur con varianti, a seconda che sia Matteo Salvini il bersaglio, o la classe dirigente locale, ad iniziare dal veronese Lorenzo Fontana, che bissa così l’insuccesso nel suo comune. «La sconfitta non ha un solo padre, ma anche tanti figli che hanno pensato a salvaguardare sé stessi infischiandosene di tutto il resto», è uno dei commenti più rilanciati sulla rete social leghista.

Critico l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin: «credo che di errori la Lega ne ha fatti sicuramente, ma l’esito è drammatico. Siccome siamo il partito dei commissari nominati dall’alto, il commissario rappresenta l’uomo soloal comando e come tale ha tanto potere e anche tanta responsabilità. Quando uno decide da solo, se le cose van bene è tutto merito suo, se vanno male è tutta colpa sua».

Fdi in Veneto alle elezioni politiche nel 2018 aveva raccolto un 4%. Il suo sindaco di punta era Federico Sboarina, a Verona, che a giugno ha perso il ballottaggio con Damiano Tommasi (centrosinistra) proprio per il mancato accordo tra Fdi e Lega, malamente orchestrato proprio da Fontana. Ora Fratelli d’Italia, partito tradizionalmente a impianto meridionale, prende proprio in Veneto «più voti che in ogni altra regione d’Italia» evidenzia il politologo Paolo Feltrin, pescando in particolare «nelle aree periferiche, non nelle città capoluogo». Ma, soprattutto, le mappe del voto evidenziano «una pressoché totale coincidenza tra le aree di calo di voti della Lega e quelle di aumento di FdI».

Drastico l’europarlamentare trevigiano della Lega, Gianantonio Da Re: «questa disfatta ha un nome e cognome, Matteo Salvini. Dal Papeete in poi ha sbagliato tutto, ha nominato nelle segreterie delle persone che hanno solo ed esclusivamente salvaguardato il proprio sedere. Quindi si dimetta, passi la mano a Massimiliano Fedriga e fissi in anticipo i congressi per la ricostruzione del partito».

Anche in Friuli Venezia Giulia i collegi uninominali sono tutti andati al centrodestra che si attesta al 50,34% al Senato e al 49,87% alla Camera, facendo eleggere Luca Ciriani (FdI) al Senato e Vannia Gava (Lega), Walter Rizzetto (FdI) e Massimiliano Panizzut (Lega) alla Camera. Per tutti e quattro si tratta di una riconferma. Ciriani nella legislatura appena conclusa ha ricoperto il ruolo di capogruppo di FdI al Senato; Vannia Gava era sottosegretario uscente alla Transizione ecologica. Panizzut vince nel collegio di Trieste, Rizzetto in quello di Udine e Gava a Pordenone.

Tra i candidati all’uninominale per il Senato c’era anche il ministro per le Politiche agricole uscente Stefano Patuanelli (M5s), capolista dei 5 stelle anche nel plurinominale. Il centro sinistra per l’uninominale di Palazzo Madama aveva invece schierato Furio Honsell.

Il centro destra sfonda alle elezioni politiche anche in Emilia Romagna: il centrosinistra perde tre punti rispetto al centrodestra e ha perso la sfida dei collegi, finita 3-2 alla Camera e 6-5 al Senato. L’Emilia Romagna, nonostante questo, rimane il luogo dove il Pd e il centrosinistra (36%) tengono meglio e dove il centrodestra (39%) sfonda di meno: la somma delle percentuali dei partiti della coalizione vincitrice è infatti inferiore a quella che prese Lucia Borgonzoni alle regionali di due anni e mezzo fa. E’ l’unica regione dove il Pd rimane il primo partito con il 28% e dove anche gli alleati sono più forti rispetto alla media nazionale.

Nel centrodestra al boom di Fratelli d’Italia fa da contraltare il disastro Lega Salvini premier che si ferma al 7,8%, superata sia dal Movimento 5 Stelle (9,8%), che da Azione-Italia Viva (8,3%). Nei collegi il centrosinistra tiene soprattutto nella parte centrale della Regione. Al Senato vincono Pier Ferdinando Casini a Bologna ed Enza Rando a Modena, mentre vince la leghista Elena Murelli a Parma e gli esponenti di Fdi Alberto Balboni e Marta Farolfi in Romagna.

Il governatore regionale, Stefano Bonaccini, inizia ad affilare le armi per la conquista della segreteria nazionale Pd, dando a Letta l’onore delle armi per la pesante sconfitta elezioni politiche elezioni politiche. «La sconfitta non è mai responsabilità di uno solo, quindi non è responsabilità solo di Letta, è una responsabilità collettiva, quando si vince si vince insieme, e quando si perde si perde insieme. Ringrazio Letta – ha detto -, io sono tra quelli che lo chiamò quando era Parigi, lo ringrazio per essersi messo a disposizione in un momento difficile e non mi pento di aver fatto quella telefonata, perché Enrico è una persona seria e una persona perbene. Concordo con lui che adesso dobbiamo discutere in maniera ordinata, non disordinata né emotiva e farlo bene: la sua scelta di chiudere in maniera ordinata ci aiuta a farlo, da un lato senza mettere la polvere sotto il tappeto, dall’altro senza pensare che basti cambiare un segretario per risolvere tutto».

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