Denaro contante, quanta demagogia ingannatrice

Qualcuno predica l’invito all’evasione, ma la Commissione Ue indica a 10.000 il limite europeo. In Italia il denaro elettronico non decolla per il caro costi: e se le banche limassero un pochino le loro grasse commissioni? 

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denaro contante

A uno dei fondatori della Chiesa Cristiana, San Basilio Magno, è attributo l’aforisma secondo cui “il denaro è lo sterco del diavolo” e oggi lo si potrebbe ben attribuire a tutti coloro che inneggiano all’aumento dell’evasione fiscale grazie all’utilizzo del denaro contante. Peccato che così non sia, e che l’evasione, più che all’utilizzo del denaro contante, sia connessa all’eccesso di burocrazia e ai meccanismi contorti di esazione delle tasse ideate proprio da tanti sinistri maestrini cimentatesi al governo della Repubblica.

Se uno quando acquista un bene o un servizio, indipendentemente dalla modalità di pagamento, chiedesse l’emissione dello scontrino fiscale, in tempo reale l’amministrazione finanziaria sarebbe messa a conoscenza della movimentazione di denaro effettuata. Semplice e senza alcun costo ulteriore. Ma all’esercente che accetta, invece del denaro contante, denaro elettronico, pesa un maggiore costo determinato dalla commissione sull’incasso determinato dall’entità finanziaria che gestisce l’incasso, in percentuale variabile tra lo 0,9 e il 4,5% a seconda del circuito e delle modalità di pagamento (bancomat più economico; carte di credito più care). Maggiori costi che, tra abbonamento al servizio e commissioni d’incasso, secondo Unimpresa possono assommare fino a 10.000 euro all’anno con un peso non trascurabile sul margine di guadagno di molti operatori economici.

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Dinanzi ai grassi utili che il sistema bancario nazionale sta macinando negli ultimi anni – che spesso si riflettono in stipendi multimilionari dei vertici delle varie banche – a fronte dei 772 milioni di euro calcolati da Confesercenti come gettito del margine d’intermediazione del denaro elettronico incassato dalle istituzioni finanziarie forse sarebbe utileincentivare” il sistema bancario a ridurre l’importo dell’aggio riscosso su ogni transazione, magari ponendo un costo zero per transazioni fino a 50-100 euro per poi iniziare a salire partendo da soglie molto più basse di quelle odierne, anche in considerazione che il sistema bancario dal minore utilizzo di denaro contante sopporta minori costi in termini di sicurezza e di movimentazione del denaro.

Ma poi, visto che l’Italia, secondo l’ultima indagine della Commissione europea, è il paese dove l’evasione dell’Iva – su cui pesa il margine di finanziamento degli stessi organismi comunitari pari allo 0,3% dell’intera Iva incassata da ciascun stato membro – ammonta a 25 miliardi di euro, sarebbe interessante sapere quanti cittadini privati che non possono scaricare le fatture dei vari professionisti, artigiani e commercianti, quando sono al momento di pagare, preferiscono pagare il prezzo della prestazione maggiorata del 22% di Iva oppure preferiscono pagare in contanti risparmiando subito sull’Iva e magarispesso, se il prestatore è onesto – anche di un congruo sconto aggiuntivo, senza attendere rimborsi o recuperi decennali.

Forse, sarebbe il caso di introdurre anche in Italia il conflitto d’interessi, permettendo la deduzione dai redditi anche dei normali cittadini senza partita Iva una quota consistentealmeno il 50% della spesa sostenuta – per fare emergere il “nero”.

E a coloro che strillano contro l’innalzamento della soglia di utilizzo del denaro contante dagli attuali 2.000 euro – a legislazione corrente, il limite dal 1° gennaio 2023 sarebbe calato a 1.000 euro – ai 5.000 proposti dal nuovo governo Meloni cosa si dice ora che la stessa Commissione Ue propone di armonizzare il tetto europeo al contante – tra gli stati che non hanno alcun tetto e altri che lo hanno – a 10.000 euro? Sbaglia la Commissione europea, colpevole anch’essa di sobillare l’evasione fiscale, o sbagliano i soliti maestrini a prescindere che predicano male e razzolano peggio?

Visto l’assist fornito dalla stessa Commissione Ue – dai soliti maestrini a prescindere sempre citata come la stella polare del buon governo – il governo Meloni dovrebbe prendere la palla al balzo e uniformarsi subito al limite indicato dall’Europa, senza continuare a fare cambiamenti all’utilizzo del denaro contante.

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