Banca centrale europea pronta a un nuovo rialzo dei tassi d’interesse

Il fallimento della Silicon Valley Bank suggerirebbe maggiore prudenza per non scassare in Europa il sistema delle piccole e medie imprese.

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Banca centrale europea

Il fallimento della Silicon Valley Bank in California pare non avere insegnato nulla alla Banca centrale europea che giovedì prossimo s’appresta a rialzare nuovamente di uno 0,5% il tasso di sconto dell’Eurozona.

Il fallimento americano è stato in parte determinato dal rialzo dei tassi d’interesse, cosa che ha reso meno conveniente per le aziende depositarie utilizzare il credito, indirizzandole ad usare la propria liquidità, che era però bloccata in investimenti a lungo termine, causando così una pesante crisi di liquidità.

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Se in Europa la situazione delle banche è decisamente differente e molto più liquida grazie anche alle riserveobbligatorie dell’Eurosistemaviceversa a soffrire il rialzo dei tassi è il sistema delle piccole e medie imprese, oltre che le famiglie. Il previsto rialzo, giovedì 16 marzo, di un altro 0,5% del tasso di sconto portandolo al 3,5% – e con una tendenza a crescere al 5% entro luglio prossimo – potrebbe essere ferale per molte attività in crisi di liquidità, con il risultato che i problemi potrebbero derivare non tanto dal sistema creditizio – che dal rialzo dei tassi ha tutto da guadagnare – ma dal fronte delle imprese, oltre che dalle famiglie, specie quelle con mutui a tasso variabile – circa il 20% dei mutui attivi – che nel giro di un anno hanno visto la rata media crescere del 30%, facendo emergere problemi di sostenibilità per i bilanci familiari le cui entrate non sono cresciute in modo analogo.

Sarebbe opportuno che dal vertice della Banca centrale europea si valutasse più freddamente l’andamentodell’economia europea, dove l’inflazione è determinata non dal surriscaldamento dell’economia – che tende al freddo – ma dalle quotazioni internazionali delle materie prime, a partire da quelle energetiche, con quest’ultime che negli ultimi mesi hanno registrato un considerevole calo, passando da un picco di 300 euro/MWh dell’estate scorsa agli attuali 40 euro/MWh, anche se rimane a livelli doppi rispetto al periodo precedente la crisi ucraina. A fronte di consumi interni e di produzione manifatturiera in calo, forse sarebbe meglio rimandare il nuovo rialzo dei tassi, perché rischia di fare passare l’Eurozona da una situazione di leggeracrescita ad una di recessione – così come era previsto a dicembre 2022 – con la possibilità di finire nella peggiore stagflazione, situazione che aleggia negli Stati Uniti.

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