Unioncamere, in 10 anni scomparse 130.000 imprese “giovani”

Prete: «da meno burocrazia che costa agli imprenditori, il Pil italiano potrebbe crescere dello 0,4%». 

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Unioncamere
Andrea Prete, presidente di Unioncamere.

In poco più di 10 anni, in Italia sono scomparse circa 130.000 imprese guidate da giovani fino a 35 anni (-20%), soprattutto nel Centro Sud: oggi le aziende giovanili sono appena l’8,7% del tessuto imprenditoriale nazionale e, secondo il presidente di UnioncamereAndrea Prete, intervenendo alla Conferenza nazionale delle Camere di commercio “Progettare il domani con coraggio”, «non c’è futuro senza un ambiente favorevole alle nuove generazioni. Occorre rendere più facile ai giovani imprenditori trasformare le idee in realtà produttivegarantire la libertà di iniziativa economica è un valore costituzionalmente tutelato».

«Su questi punti il sistema camerale può e intende fare molto – ha aggiunto Prete -, per aiutare i giovani a mettersi in proprioorientandoli già durante il percorso scolastico e aiutandoli poi a mettere in pratica i loro progetti».

Per il presidente di Unioncamere «oggi siamo chiamati a progettare il futuro e per farlo occorre coinvolgere le energie di tutti. Dovremo fare scelte coraggiose, di cui assumerci le responsabilità».

«I prossimi anni saranno cruciali per tutti noi. Le rilevanti risorse messe a disposizione dal Pnrr, dai programmi e dai fondi europei e dal mercato rendono l’obiettivo di uscire dalla bassa crescita degli scorsi decenni alla nostra portata – prosegue Prete -. Occorre perciò coinvolgere le micro, le piccole e medie imprese del Paese nella misura più ampia possibile. È un autentico progetto Paese per il quale le Camere di commercio si candidano a svolgere un ruolo chiave e fare da pivot».

Occorre, ha aggiunto Prete, «facilitare l’afflusso delle risorse finanziarie verso validi progetti di investimentoirrobustire il livello delle competenze manageriali necessarie in un contesto così complesso; sostenere le aggregazioni, il rafforzamento e la crescita delle piccole e medie realtà imprenditoriali in un equilibrio più avanzato tra sostenibilità e competitività».

Se si riuscisse a ridurre di un terzo il tempo che le Pmi impiegano per gli adempimenti burocratici, l’impatto sul Pil in un triennio sarebbe dello 0,4%. Sul tema della semplificazione, ha ricordato PreteUnioncamere ha presentato nelle scorse settimane alcune proposteraccogliendo i suggerimenti di tutte le Associazionid’impresa, raccolti in un tavolo che opera permanentemente: per evitare sovrapposizioni in tema di controlli, per valorizzare le certificazioni volontarie, puntare sul Fascicolo elettronico d’impresa, gestito dalle Camere di commercio, per evitare la duplicazione degli adempimenti.

Prete ha parlato anche di commercio estero: «abbiamo una riduzione delle piccole imprese che esportano, nonostante l’anno scorso l’Italia abbia fatto il record di vendite all’estero, con 620 miliardi di export. Se noi riuscissimo a portare 45.000 imprese ad esportare avremmo un incremento di 40 miliardi di export ulteriorinella bilancia dei pagamenti. E questo è molto importante, perché Unioncamere è in grado di poterlo farequesto affrancamento. Dobbiamo anche rimuovere una legge che da qualche anno ci impedisce di andare all’estero come Camere italiane. Ma a noi non interessa andare in ordine sparso, bisogna attivare qualcosa di collegiale e di affiancamento».

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