Economia italiana sempre più a rischio blocco collegamenti alpini

Sul fronte NordOvest i problemi dei trafori del Frejus e del Bianco. Giachino: «l’Italia paga un ventennio di immobilismo».

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L’Italia sta pagando, e caramente, l’immobilismo di un ventennio in fatto di opere infrastrutturali e di mancati interventi di manutenzione straordinaria, estremamente pesanti per l’economia italiana, culminati con il crollo del ponte Morandi a Genova sotto la gestione della famiglia Benetton di Autostrade per l’Italia, poi uscita lautamente retribuita dai bracci finanziari dello Stato invece di essere costretta a passare dalla cassa per rifondere il sistema economico italiano dei danni causati dalla sua gestione.

L’Italia è la seconda realtà manifatturiera d’Europa e una delle principali al mondo, ma ha il problema affatto secondario di dovere attraversare un territorio decisamente difficile come la cintura alpina per potere importare le merci da trasformare per poi esportarle. Praticamente, tutti i flussi di traffico avvengono da 5 varchi principali, oggi quasi tutti a rischio di funzionalità.

In questa puntata di “Focus” di “ViViItalia Tv”, l’esperto in comunicazione e analisi politica, Gianfranco Merlin, e il direttore della Web Tv e de “il NordEst Quotidiano”, Stefano Elena, intervistano Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti dei governi Berlusconi, attuale presidente della società di logistica marittima Saimare e responsabile logistica per Fratelli d’Italia del Piemonte.

Giachino evidenzia come a rischio di blocco del passaggio delle merci non ci sia solo la direttrice del Brennero, che da solo assorbe oltre il 50% dei traffici internazionali, ma anche il Frejus e il Bianco sul fronte occidentale con la Francia, con pesanti conseguenze sull’economia italiana.

Se per il Frejus entro al fine dell’anno dovrebbe entrare in funzione la seconda canna del tunnel (che diventerà la galleria stradale più lunga d’Europa), viceversa per il Bianco si preannunciano guai seri, con il blocco totale dei trafficiper tre mesi consecutivi all’anno per i prossimi 18 anni, evidenziando come anche in questo caso sia necessario, anche per un’elementare questione di sicurezza, il raddoppio dell’infrastruttura, che necessiterebbe solo di 6 anni di lavori.

A corollario di tutto, i ritardi nella realizzazione del terzo valico ferroviario per il collegamento veloce tra il porto di Genova e Milano e l’alta velocità in Val di Susa, oltre allo stato comatoso della rete autostradale in Liguria, ormai ridotta ad un cantiere continuo per recuperare le manutenzioni mai eseguite.

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