Il granchio blu, da problema diventa risorsa da export

Dal Veneto e dall'Emilia Romagna quintali di crostacei surgelati in partenza verso Corea del Sud, Usa e Sri Lanka.

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Blue Crab Granchio blu

L’Italia potrebbe aver risolto il caso del granchio blu grazie ad un’intuizione di qualche mese fa che si sta ora concretizzando sotto forma di un vero e proprio nuovo business imbastito dai pescatori e allevatori di cozze danneggiati dal crostaceo che viene catturato, lavorato, surgelato ed esportato in paesi che hanno un mercato più appetibile di quello italiano, dove il granchio blu fatica a farsi strada sulle tavole.

Questa settimana parte il primo carico da Goro (Ferrara) diretto negli Stati Uniti, a Miami: un container da circa 200 quintali di prodotto a cui ne farà seguito uno uguale diretto nel New Jersey. Da aprile scorso, tre container, sempre da 20.000 chili ciascuno, sono già andati in Corea del Sud, altri tre negli Stati Uniti. Oltre 2.100 sono i quintali di granchio blu lavorati finora. Gli 8 container, tra i 6 già partiti per Corea e Usa e i 2 in partenza per gli Usa, più ancora quelli che verranno nei prossimi mesi, dovrebbero fruttare fra 2 e 3 milioni di euro ai produttori emiliani. 

«Puntiamo a ricavare almeno 1,5 euro al chilo – spiega Massimo Genari, presidente del Copego, Consorzio pescatori di Goro -. In totale, entro fine anno, dovremmo riuscire ad arrivare a 15 container, con altre 7 spedizioni, oltre a quelle attuali. Non riusciremo comunque a ricavare quanto abbiamo perso dalla mancata commercializzazione delle vongole, ma è il primo anno, lo consideriamo un investimento per il futuro».

I carichi diretti negli Stati Uniti hanno già subito la scure dei dazi al 10% e quelli che partiranno ora probabilmente dovranno assoggettarsi al nuovo dazio al 15%

Venerdì 25 luglio, sempre nella parte emiliana del Delta del Po, ha iniziato a ricevere granchi per essere lavorati la Delta Fish, a Bosco Mesola, in provincia di Ferrara dove hanno uno stabilimento: qui lavorano il crostaceo con una serie di maestranze specializzate provenienti dalla Tunisia (e interessate al business). Poi, lo caricheranno sulle navi, soprattutto su quelle dirette negli Stati Uniti: lavorare il granchio significa decorticarlo e poi immetterlo nella catena del freddo per surgelarlo.

È un po’ in ritardo, invece, l’export verso lo Sri Lanka che dovrebbe partire prima di ferragosto da Scardovari (Rovigo). Un carico che doveva già prendere giorni fa il mare ma che, come spiega Paolo Mancin, presidente del consorzio delle Cooperative dei pescatori del Polesine, «per motivi burocratici è ancora a terra» e partirà a giorni con destinazione Taprobane, multinazionale del pesce con sede in Sri Lanka.

«Abbiamo dato in locazione un nostro stabilimento a Scardovari e Porto Tolle (Rovigo) e gli emissari dell’azienda cingalese hanno installato loro macchinari – spiega Mancin -. Saranno loro a fare la prima lavorazione, che sarebbe una cottura, per poi congelare i crostacei e spedirli». Per ora non è chiaro quanto sarà il ricavato del business. «Non lo sappiamo ancora, dobbiamo contrattare, ma speriamo di ricavare almeno 1,5 euro al chilo», dice Mancin. Cui dovrebbero aggiungersi gli indennizzi assicurati dal governo Meloni per la cattura del granchio blu a titolo di sostegno per gli allevatori di vongole danneggiati.

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