L’influenza 2025-‘26 sarà intensa: medici di base preallertati

Maio: «preoccupa la scarsità di medici di famiglia ed ospedalieri per l’assistenza dei pazienti».

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influenza 2025-‘26 campagna vaccinale

L’influenza 2025-‘26 si preannuncia particolarmente intensa, stando ai dati che stanno arrivando dall’Australia, territorio in pieno inverno dove il virus stagionale ha registrato picchi più alti della media. Una situazione che sarà particolarmente pesante i medici di famiglia attivi nella prevenzione e nell’assistenza ambulatoriale e domiciliare: «gli ospedali sono a rischio soprattutto per la carenza dei medici di famiglia. Per questo è urgente l’atto di indirizzo per il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale» afferma Tommasa Maio, responsabile nazionale Area Vaccini della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg).

Maio sottolinea i rischi verso i quali si sta andando: «siamo molto preoccupati per la sostenibilità delle attività visto che proprio al territorio e ai medici di famiglia toccherà il maggior carico di lavoro» durante l’influenza 2025-‘26.

«Già oggi vediamo le prime avvisaglie e con l’autunno – afferma Maio – la medicina di famiglia dovrà reggere l’impatto della co-circolazione dei virus influenzali, uniti al virus respiratorio sinciziale e al virus SarsCoV2. Tutto questo, in un contesto che vede l’Italia tra i Paesi con la più alta percentuale di persone anziane e fragili, condizione che aumenta l’impatto atteso in termini di complicanze e conseguente carico assistenziale per medici e ospedali».

In questo scenario, avverte Maio, «le vaccinazioni degli adulti e degli anziani diventano un obiettivo imprescindibile. I medici di medicina generale sono pronti a garantire il massimo impegno. Un’adeguata immunizzazione serve anche a contenere la crescita esponenziale delle richieste di visite domiciliari, che hanno raggiunto numeri ormai insostenibili».

La riduzione del numero di medici di medicina generale, sottolinea la Fimmg, «ha determinato un disequilibrio che mette a rischio la qualità dell’assistenza. A ciò si aggiunge una progressiva svalutazione della professione: retribuzioni ferme al 2021, aggravate da costi professionali sempre maggiori».

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