Non bastava la questione giudiziaria fra gli eredi del maestro Giuseppe Verdi, prima 4 poi diventati 6, con tanto di Tribunale di Parma al centro della questione e l’acquisizione dello Stato del 28 febbraio 2025 dell’intero patrimonio immobiliare e mobile contenuti in Villa Verdi di Sant’Agata di Villanova d’Arda in provincia di Piacenza.
Quell’Emilia tanto occidentale che sa di Lombardia e della “virtuale” regione chiamata Lunezia, ha dato i natali a tante generazioni dei Verdi e Uttini, diventata per 51 anni (su 90 di vita del Maestro) la dimora stabile tra il 1848 e il 1901.
Una villa con parco acquistata, ampliata, arricchita e disegnata dal Maestro stesso. Con l’acquisizione pubblica “le chiavi” sono passate alla Sovrintendenza Parma-Piacenza, compreso arredi, biblioteca, cimeli e i famosi bauli ricchi di copie originali degli spartiti delle 28 opere e 5 rifacimenti, dall’Oberto del 1839 al Falstaff del 1893. Quasi tutti musicate proprio nella Bassa Piacentina, vicino al fiume Po e il torrente Ongina.
Oltre 1.300 pertiche (misura variabile a seconda delle regioni tra i 600 e i 750 metri quadrati a pertica) in proprietà dove il maestro passeggiava a piedi e con il calesse, coltivava, allevava mucche e il latte nei suoi 2 caseifici diventava il “furmai piasentin”, primogenitura e antesignano della Dop Grana Padano.
«Qualche volta una diatriba fa bene. Dall’ambiente agreste Verdi, come raccontava lui stesso, colse umori e suoni che lo aiutarono a comporre – dice Giampietro Comolli, presidente del Comitato Nazionale Giuseppe Verdi -. Diatriba o diniego più o meno cavalcato, annunciato con una piccata lettera alla stampa nazionale milanese a firma Riccardo Muti (e moglie), dato da Sovrintendenza per la proposta di un concerto in Villa Verdi, come se l’Italia non volesse ricordare il Maestro Verdi».
Lo stato reale della villa e del relativo parco è molto complesso: è in fase di sistemazione architettonica e interna, grazie ad un finanziamento di 8-10 milioni voluto dal ministro della cultura Alessandro Giuli. 800.000 euro già spesi per mettere in sicurezza il fabbricato principale. Siamo in fase di proseguimento lavori, quindi la villa è più un cantiere che un museo. Luogo difficile da gestire se è concesso dentro i cancelli accesso a 200-300 persone.
La sovrintendente responsabile, Maria Luisa Laddago, è stata chiara con la stampa nazionale che aveva “cavalcato” subito il diniego denunciato da Muti come un affronto al grande direttore d’orchestra: «il mondo ride a noi italiani per come trattiamo l’eredità di Verdi», scrivevano i Muti nella lettera alla stampa, quasi a voler incolpare qualcuno oggi di lassismo, dopo 50 anni di menefreghismo totale sulla villa gestita con cura e aperta dagli eredi per anni in piena solitudine e autonomia fino al 2022.
La villa è già stata aperta recentemente per il Fai-Fondo italiano Ambiente, ma a gruppi guidati di 5-10 persone con un itinerario limitato a qualche stanza. Nessuno “No” da nessuno, viene ribadito. Lo stesso ministro Giuli aveva dato già a suo tempo pieno appoggio a Muti, di persona. Infatti è stato errato parlare di concerto, si tratta di “prova d’autore”. Quindi non un “No” a suonare in villa, ma semplicemente molta attenzione per il luogo delicato, procedure, iter istituzionale, permessi, parcheggi, sicurezza ecc.. conferma la Laddago.
L’autorizzazione scritta del ministro Giuli è già di qualche giorno fa. Contrariamente a quanto allarmato da alcuni quotidiani nazionali. Quindi il 12 settembre 2026, data chiesta da Muti, ci sarà una performance “solitaria” del maestro Muti al pianoforte quale autorevole interprete del patrimonio verdiano e direttore dell’Orchestra giovanile Cherubini nata e sostenuta da Piacenza per suo volere. A breva sarà noto il programma. Presenti, a quanto pare, solo autorità istituzionali (pubbliche e private?) e attori e cantanti legati alle opere verdiane, con arie eseguite da Luca Salsi, Michele Pertusi e forse Benedetta Torre e Riccardo Zanellato. Tutto registrato dalla Rai che poi diffonderà l’evento sui canali nazionali.
Questo, al di là delle diatribe montate, dovrebbe contribuire a fornire una più alta percezione pubblica e privata del valore di Villa Verdi, come «casa vitale, viva e centro di un circuito di cultura» dice il ministro.
«Sono felice – ribadisce Comolli – in quanto come Comitato abbiamo chiesto che Villa Verdi o altra dimora storica del maestro Verdi a Piacenza (sono diverse) sia una sede ufficiale del circuito allo studio e dedicato al riconoscimento Unesco del Canto Lirico Italiano».
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