Il Corpo forestale dell’Alto Adige ha eseguito il decreto firmato lo scorso 28 agosto dal presidente della Provincia, Arno Kompatscher (Svp), di un altro lupo condannato a morte per mere esigenze di convenienza politica. Si tratta della seconda uccisione di un lupo effettuata quest’anno dalla Provincia a seguito delle predazioni avvenute nell’area della malga Fojedora, nel comune di Marebbe.
«Entrambi i decreti emanati quest’anno dal presidente Kompatscher sono evidentemente illegittimi, in quanto presuppongono l’abbassamento dello stato di protezione conferito ai lupi, sebbene questa specie sia ancora strettamente protetta in Italia dalla Legge 157/1992 – dichiara Federico Crisetig, area animali selvatici LAV –. Inoltre, i mezzi incruenti per prevenire i danni causati dagli animali selvatici devono sempre essere implementati prima di fare ricorso ai fucili, tuttavia gli allevatori non disponevano di alcuna misura per proteggere gli animali che sono stati predati dai lupi».
Un primo lupo era stato ucciso lo scorso 5 luglio, senza nemmeno accertarsi che fosse il responsabile delle predazioni avvenute a malga Fojedora, ma la barbara esecuzione non ha apportato alcun beneficio agli allevatori della zona. Infatti, la comunità scientifica internazionale riferisce che per ridurre i danni alla zootecnia è completamente inutile sparare ai lupi a caso mentre risulta invece imprescindibile proteggere gli animali allevati con appositi strumenti, ad esempio le recinzioni elettrificate.
«Nonostante LAV abbia ribadito queste basilari informazioni tecniche e legali nella diffida inviata lo scorso 7 agosto, il presidente della Provincia di Bolzano – afferma Crisetig – ha deciso di fregarsene sia della normativa italiana sia delle conoscenze scientifiche attuali, fucilando un altro lupo al solo scopo di rimpinguare il proprio consenso elettorale tra gli allevatori altoatesini».
Sull’esecuzione del lupo protetto interviene anche Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, secondo cui «quello abbattuto nei giorni scorsi a Marebbe è il quarto lupo ucciso legalmente in Italia dal 2025: in tutti i casi, due nel Trentino e due in Alto Adige, si è trattato di iniziative politiche, irrispettose di qualsiasi seria considerazione scientifica, volte unicamente a compiacere le lobby contro interessate e propiziate, ovviamente, dal declassamento del lupo nella direttiva Habitat. È dimostrato che gli abbattimenti non servono, non solo da studi condotti negli Stati Uniti, ma da quanto è accaduto proprio nel territorio di Marebbe. Il 5 luglio fu “prelevato” il terzo lupo di questo triste elenco e le predazioni sono continuate. La risposta ai problemi posti dalla convivenza con la fauna selvatica non è certo lo sterminio indiscriminato».
Per Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat Wwf Italia, «nelle settimane successive al primo abbattimento sono state accertate altre 11 predazioni sul bestiame nella medesima area. Un dato che dovrebbe indurre la Provincia a interrogarsi sull’efficacia dell’approccio adottato, che appare evidentemente inefficace. Se dopo la rimozione di un lupo le predazioni proseguono, è evidente che l’abbattimento non è una soluzione efficace per risolvere la problematica. La tutela degli allevatori, la riduzione dei danni e la coesistenza tra lupo e zootecnia devono essere l’obiettivo prioritario, ma per conseguirlo è necessario la Provincia abbandoni la sua strategia populista alla ricerca di facili consensi, inaccettabile oltre che inefficace».
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