
Fino al 28 febbraio 2027 è visitabile l’interessante mostra “Il potere della musica” allestita negli spazi del Castello del Buonconsiglio a Trento, ideata dal direttore del museo, Cristina Collettini, e curata da Elisa Nicolini, Roberto Pancheri e Denis Ton, con la collaborazione di Danilo Curti Feininger e Maddalena Ferrari per la sezione dedicata a Laurence Feininger.
La mostra è di fatto il primo grande evento culturale che inaugura ufficialmente le celebrazioni per il Millenario del Principato Vescovile di Trento, al via nel 2027. La rassegna indaga il ruolo della musica tra il Quattrocento e il Seicento come elemento centrale della cultura figurativa occidentale, sia in quanto pratica artistica, sia come strumento privilegiato di rappresentazione, elaborazione intellettuale e costruzione simbolica del potere.
Attraverso il percorso espositivo della mostra “Il potere della musica”, si potrà capire come la musica accompagnasse i principali avvenimenti della vita di corte, dall’insediamento dei principi vescovi trentini agli intrattenimenti organizzati in occasione delle visite di ospiti illustri. Il punto di partenza dell’esposizione è costituito dalla straordinaria raccolta dei cosiddetti “Codici musicali trentini”, proveniente dalla cattedrale di Trento e conservata al Castello del Buonconsiglio. Si tratta della più importante collezione di musica manoscritta dell’Europa quattrocentesca, un’antologia della polifonia cantata in tutto il continente, dalle Fiandre alla Francia, dall’Inghilterra alla Germania.
Un aspetto affascinante e innovativo della mostra è l’allestimento curato da Collettini: come le note su un pentagramma, le opere esposte sono infatti incastonate su pannelli espositivi concepiti come spartiti musicali, che hanno a volte l’ardire di curvarsi per assumere la forma ora di una chiave musicale, ora di una nota solitaria, ora di una sequenza di note.
Il percorso di visita della prima sezione si arricchisce grazie a importanti codici, incunaboli e cinquecentine concessi in prestito dalla Biblioteca Laurenziana di Firenze e dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, che restituiscono idealmente la parola ai principali teorici e trattatisti del XV e XVI secolo, quali Bonaventura da Brescia, Franchino Gaffurio e Pietro Aaron, con la fondamentale premessa dell’antifonario mediceo illustrato dalla miniatura raffigurante la tripartizione della musica secondo il filosofo Severino Boezio.
Il percorso prosegue negli ambienti del Magno Palazzo, antica sede della corte vescovile di Trento, anch’esso punteggiato da motivi musicali presenti nelle decorazioni ad affresco: in particolare nei concerti figurati nella Loggia dal Romanino, nel Refettorio dal Fogolino e nella Camera del Camin Nero da Dosso Dossi. Anche la figura di Paolo Alemanno, buffone e cantore alla corte clesiana, è rappresentata in castello sia ad affresco sia in una memorabile lastra funeraria, sempre accompagnato dalla sua cornamusa.
Le mitiche origini della musica, tramandate dalla mitologia greca e dal racconto veterotestamentario, sono ripercorse in mostra attraverso le opere d’arte dedicate alle figure di Tubalcaino, Apollo, Orfeo, Venere e Amore, in un serrato susseguirsi di opere pittoriche e grafiche, nonché di manufatti in bronzo e ceramica. Questi ultimi sono stati selezionati non solo per la loro elevata qualità formale, ma anche – come nel caso della straordinaria tavola del Maestro dell’Orfeo Lanckoroński concessa in prestito dal Castello Reale di Cracovia – per il loro legame con il territorio atesino.
Alcuni capolavori della pittura veneta del Rinascimento, tra cui il “Cantore con flauto” della Galleria Borghese e il “Concerto di Giorgione” (ora in deposito alle Gallerie dell’Accademia di Venezia), dialogano per la prima volta con una vera e propria “icona” della musica cinquecentesca, il “Concerto di dame” del Maestro delle mezze figure femminili della collezione Harrach di Rohrau, a testimoniare l’intreccio indissolubile tra arti figurative e prassi musicale nell’Europa del tempo.
Il confronto include una serie di rari strumenti antichi, a fiato e a corda, e prosegue con un approfondimento sulla ritrattistica: un genere che nel corso del Cinquecento si arricchisce di temi musicali, includendo anche l’universo femminile e intersecando la letteratura di tema amoroso e arcadico, rappresentata idealmente dai suonatori di liuto e di flauto immortalati rispettivamente da Romanino e da Lorenzo Luzzo.
La sezione-cardine della mostra pone in relazione il caso del principato vescovile di Trento con altri contesti cortigiani. La committenza musicale e artistica di Bernardo Cles e Cristoforo Madruzzo, in particolare, offre un osservatorio privilegiato per analizzare il rapporto tra musica, arti visive e autorappresentazione del potere in un territorio di confine, aperto ai modelli italiani e mitteleuropei. Le opere individuate per questa sezione coprono un ampio arco cronologico, che dalla fine del Quattrocento giunge all’apice dell’età barocca.
La musica ha un ruolo primario nella celebrazione del principe attraverso l’iconografia del trionfo, desunta dai modelli antichi, trovando nel Corteo trionfale dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo una delle sue più alte espressioni visive. A fare da contrappunto a questo capolavoro dell’incisione tedesca del Rinascimento è stato convocato a Trento il magnifico organo positivo di Hohenems, concesso in prestito dal Vorarlberg Museum di Bregenz.
La cultura musicale di età barocca conosce, a sua volta, una visualizzazione emblematica nel Trio di musici del Gran Principe Ferdinando de’ Medici di Anton Domenico Gabbiani, ed è simboleggiata in campo strumentale dal prezioso violino tascabile del liutaio francese Romain Chéron, contrassegnato dai gigli borbonici, appartenuto a Nicolas Varin, maestro di danza della corte di Versailles.

Il principato vescovile è stato esso stesso una terra di liutai, organari e altri artigiani specializzati nella costruzione di strumenti musicali: tra questi emergono figure come Giorgio Berneri – autore di una spinetta eburnea del 1608 esposta per la prima volta a Trento – e Carlo Prati, costruttore alla fine del Seicento di un organo per il santuario dell’Inviolata di Riva del Garda. Quest’ultimo, oggi conservato al Castello del Buonconsiglio, torna finalmente visibile dopo il completamento del suo lungo e complesso restauro.
Intorno a questo strumento, che sulla cassa reca dipinto un concerto angelico, si articola una duplice sezione dedicata, da un lato, ai protagonisti della musica sacra dopo il Concilio di Trento (in primis Palestrina e Monteverdi, presenti in mostra attraverso i loro più autorevoli ritratti) e, dall’altro, all’iconografia di Santa Cecilia, fenomeno che conosce una nuova fortuna proprio a partire dal Cinquecento.
La civiltà figurativa e musicale del Seicento italiano trova una sublime sintesi nelle nature morte di soggetto musicale ideate dal pittore bergamasco Evaristo Baschenis, di cui sono presenti due capolavori, posti in parallelo con una coppia di tele dell’allievo Bartolomeo Bettera. In opere siffatte, che evocano il grande tema della caducità della bellezza, liuti, violini, arpicordi e spartiti musicali sono resi con lenticolare precisione, come il visitatore può verificare direttamente osservando gli strumenti presenti nella stessa sala, firmati da alcuni dei più grandi maestri costruttori dell’epoca: Nicolò Amati, Graziadei Antegnati e Giorgio Sellas.
La matrice caravaggesca di questo affascinante filone della pittura seicentesca è evidenziata dalla contestuale esposizione di due eccellenti declinazioni del tema dell’Amore vincitore, offerte dai pittori toscani Astolfo Petrazzi e Giovanni Martinelli, che vedono il dio Eros trionfare sui simboli del potere, delle arti e delle scienze, inclusa la musica.

A conclusione del percorso si colloca un doveroso omaggio alla figura di Laurence Feininger, in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa. Del musicologo tedesco, figlio del pittore Lyonel, sono esposte memorie biografiche e testimonianze documentarie relative al suo lavoro di ricerca, svoltosi in larga parte a Trento. Com’è noto, egli fece della città del Concilio la sua patria elettiva proprio per potersi dedicare allo studio e alla salvaguardia degli antichi codici musicali, di cui il Castello del Buonconsiglio è oggi custode.
Il progetto culturale “Il potere della musica” si completa con una serie di eventi, concerti e attività di coinvolgimento e mediazione per i diversi pubblici, che ne amplificano la portata e ne arricchiscono i contenuti. In particolare, grazie alla preziosa collaborazione della Smarano Academy, il pubblico può liberamente cimentarsi con l’esecuzione di musica da tastiera in due spazi dedicati del Magno Palazzo, grazie al prestito di due clavicordi da tavolo del tutto simili ai modelli antichi: una proposta innovativa che coniuga esperienza visiva e sonora, chiamando all’azione lo stesso visitatore.
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