L’Autonomia differenziata entra nell’ultimo miglio: il governo ha varato in Consiglio dei ministri i disegni di legge per attribuirla in alcune materie a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, con discreto anticipo rispetto ai 45 giorni previsti rispetto alla trasmissione delle intese definitive da parte delle regioni (sottoscritte tra il 3 e il 22 settembre).
Così come aveva auspicato il ministro agli Affari regionali Roberto Calderoli che aveva auspicato tempi rapidi., in molti in Parlamento leggono la mossa come un altro passo di avvicinamento al voto anticipato delle Politiche in primavera, scenario finora indigesto ai salviniani e ai forzisti che chiedono tempo per cercare di invertire la tendenza al calo e, nel caso dei salviniani, all’insussistenza politica.
«Ci abbiamo lavorato tanto, con convinzione e senza sosta, e ora il risultato è più vicino che mai», commenta entusiasta Calderoli. Garantire che vada in porto rapidamente, si ragiona nella maggioranza, potrebbe servire a Giorgia Meloni anche per dare un po’ di ricostituente politico ai salviniani in crisi di consenso, con l’obiettivo di raggiungere più facilmente il premio di maggioranza al 42% di coalizione alle elezioni.
«Era nel programma» derubricano la decisione del Cdm da FdI, dove comunque si preparano a rivendicare il risultato in campagna elettorale al Nord dove nelle ultime elezioni sono diventati stabilmente prima forza politica a livello di consensi, surclassando proprio i salviniani. «Rispettiamo la parola data», commenta il ministro meloniano (e Veronese), Gianmarco Mazzi.
La decisione del Cdm è derubricata a «minima autonomia differenziata» da parte di “Patto per il Nord” che si aspettava ben altro spessore per rispondere al referendum popolare del 2017 celebrato in Veneto e in Lombardia. Per il segretario federale dei Nordisti, Paolo Grimoldi, «quella approvata dal Consiglio dei ministri e che dovrà iniziare l’iter in Parlamento, è una briciola di pane fatta passare per un pranzo di Natale: poche materie e zero risorse a disposizione. E’ l’ennesima presa in giro nei confronti degli elettori del Nord per tentare di fregarli nuovamente alle prossime elezioni».
Per Grimoldi «con questa specie farlocca di autonomia, che altro non è che un timido decentramento amministrativo per di più senza soldi, in concreto non cambierà assolutamente nulla per cittadini, lavoratori, pensionati, famiglie e imprese del Nord: continueranno a versare ogni anno 100 miliardi allo Stato, che poi lo Stato distribuirà al Centro-Sud. Noi chiediamo il federalismo istituzionale e fiscale: i soldi del Nord devono restare sui territori e devono essere i territori a gestirli».
Tanto più che il sondaggio SWG appena diffuso evidenzia una situazione politica che ha rincuorato i Nordisti autentici. In tema di Rapporto Stato/Cittadini nel periodo 2009-2025, al fine di migliorare il rapporto tra l’amministrazione centrale e i residenti, a fronte di un 45% dei rispondenti che afferma che basta lasciare le cose come sono riformando solo la burocrazia statale, c’è un 24% che darebbe più poteri e autonomia alle regioni e un altro 23% che darebbe invece più autonomia e poteri ai comuni. Interessante il numero di coloro che affermano che sarebbe necessario creare un nuovo Stato con repubbliche autonome (Nord, Centro, Sud), che si attesta all’8%, con punte del 15% tra il 2013-2016, culminato con il periodo d’oro dell’indipendentismo padano propugnato dalla Lega Nord. Per Grimoldi e nostalgici della Padania c’è spazio politico per crescere, mentre il neocentralismo salviniano è sempre più minoritario.
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