Non si arresta la crescita del costo delle case in Trentino, sia che si tratti di affitto che del prezzo di acquisto di un immobile. L’ultima impietosa fotografia la scatta l’osservatorio di Immobiliare.it Insight che parla di aumenti medi, nell’ultimo trimestre 2026, rispettivamente del 14% e del 10,5%, portano il Trentino ai vertici nazionali per l’incremento registrato nell’arco temporale di un anno. Una situazione che pesa sulle spalle delle famiglie più fragili, ma anche di molti lavoratori che, pur potendo contare su uno stipendio mensile, non riescono a trovare un’abitazione.
«Su un punto sembra siamo d’accordo in molti. Sul territorio, ed in particolare su alcune aree a maggiore pressione abitativa, c’è una vera e propria emergenza casa. Il tema è affrontarla. Fino a questo momento abbiamo registrato poche azioni concrete», sostengono in una nota unitaria Cgil, Cisl e Uil del Trentino che con Manuela Faggioni, Michele Bezzi e Walter Largher puntano il dito contro gli affitti brevi, che drogano il mercato, contro la lentezza delle ristrutturazioni Itea e l’esiguità delle abitazioni a canone sociale e moderato rispetto al reale fabbisogno abitativo. Per non dire della sostanziale cancellazione negli ultimi anni dello strumento dell’edilizia agevolata in cooperativa che calmierava almeno in parte il fronte dell’acquisto della casa.
Per i sindacati non servono misure tampone, ma un vero e proprio piano casa che aumenti il numero di alloggi pubblici e del privato convenzionato disponibili sul territorio per ampliare l’offerta e agire anche da calmiere dei prezzi. Sul fronte affitto per i sindacati è necessario agire sulla leva fiscale e sul modello dei contributi per ristrutturazione di immobili destinati agli affitti agevolati incentivando i proprietari di case sfitte a metterle sul mercato e disincentivando con una tassazione equa le speculazioni legate agli affitti turistici. Cgil, Cisl e Uil ritengono inoltre che andrebbe rivisto anche il regime del canone concordato per renderlo più appetibile per proprietari ed affittuari.
«La Giunta provinciale ha varato degli interventi per l’emergenza abitativa. E va dato atto all’assessore Marchiori di aver avviato un’operazione ascolto, seppur tardiva. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre definito le misure introdotte comunque insufficienti a dare una risposta adeguata al problema – affermano i sindacati -. In ogni caso riteniamo che le valutazioni si facciano sui dati e, dunque, crediamo sia tempo che venga convocato il Tavolo provinciale sulla casa per discutere dell’impatto degli interventi e magari confrontarsi anche sulle politiche abitative da mettere in atto».
Sullo sfondo, per i sindacati resta la preoccupazione per un altro problema che, se pur indirettamente legato al costo della casa, rischia di mettere in gravissima difficoltà le famiglie, cioè le spese condominiali e le spese legate alle utenze gas e luce. «Già in passato abbiamo assistito a rincari importanti che hanno portato, per gli inquilini Itea, anche a piani di rientro lunghi ed onerosi. Siamo sicuramente alla vigilia di un altro inverno difficile e sarebbe opportuno che in vista della manovra finanziaria la Giunta studi misure specifiche a sostegno delle fasce più esposte».
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