Coldiretti Udine contro la gestione disinvolta di Simest che finanzia aziende che copiano il “Made in Italy” alimentare

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Dario Ermacora
Dario Ermacora

Dario ErmacoraErmacora: “se una società pubblica ci rema contro”

Cresce anche in Friuli Venezia Giulia la protesta contro l’operato di Simest, una società di Stato che con soldi pubblici sostiene chi vende all’estero prodotti con il marchio “Made in Italy” ma che di italiano non hanno nulla, né la produzione né le materie prime. “E’ vergognoso che lo Stato italiano investa risorse pubbliche per divenire proprietario di un’azienda che fa concorrenza agli imprenditori nazionali evocando un’italianità dei prodotti in realtà insussistente” denuncia il presidente di Coldiretti Friuli Venezia Giulia, Dario Ermacora, evidenziando il malumore crescente anche fra le imprese agricole della regione dopo che il presidente nazionale di Coldiretti Marini ha denunciato il fatto nel corso del Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio del 21 e 22 ottobre scorsi.

“Stiamo valutando anche in regione – annuncia Ermacora – varie forme di mobilitazione per mettere fine a questo scandalo. Abbiamo inviato a tutte le autorità, prefetture comprese, una denuncia circostanziata dei fatti. A tutti i sindaci, in particolare, abbiamo chiesto di voler inserire nell’ordine del giorno del primo Consiglio/Giunta Comunale utile un punto relativo alla discussione ed alla condivisione dell’azione di Coldiretti a tutela del vero “Made in Italy” agroalimentare nonché all’assunzione di tutte le altre iniziative che l’amministrazione considererà utili e vorrà intraprendere per porre rimedio ai fatti denunciati. Ovviamente non escludiamo altre forme di protesta”.

Non bastasse quanto già avvenuto, la Simest avrebbe appena stipulato un accordo per un aumento di capitale di 11 milioni. Soldi pubblici per vendere nel mondo prodotti fatti fuori dell’Italia. “E’ una decisione che non condividiamo assolutamente – conclude Ernacora – visto che è destinata al potenziamento della commercializzazione di prodotti spacciati per italiani ma che di “Made in Italy” non hanno niente a che vedere. E’ mai possibile che la concorrenza sleale nei confronti dei produttori nostrani, che faticano ad entrare nei mercati esteri con le sole loro forze, la faccia lo Stato italiano tramite una propria controllata?”.

Secondo Coldiretti non è accettabile che lo Stato, che rappresenta tutti i cittadini italiani, finanzi direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese incrementando un mercato, quello dell’”italian sounding” (ovvero del commercio di prodotti che di italiano hanno solo il nome e spesso nemmeno quello), enorme e che vale oltre 60 miliardi di euro all’anno, cifra 2,6 volte superiore all’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari.