A Verona presso il polo sanitario di Borgo Trento il primo centro di chirurgia robotica sperimentale d’Italia

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Coletto: “la fantascienza diventa realtà. Orgogliosi che ciò accada nel mondo sanitario veneto”

Lo sviluppo dell’applicazione clinica della robotica è una nuova frontiera della chirurgia, per varcare la quale è nato all’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona il primo Centro di chirurgia robotica sperimentale d’Italia, realizzato grazie ad una collaborazione tra il Politecnico di Milano, l’Azienda Ospedaliera e l’Università di Verona. L’avveniristica struttura, già pronta per entrare in attività è stata presentata al Polo chirurgico “Confortini” di Borgo Trento, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, del sindaco, Flavio Tosi, del direttore generale dell’Aoui, Sandro Caffi, del prorettore dell’Università, Bettina Campedelli, del direttore del dipartimento di bioingegneria del Politecnico milanese, Giuseppe Baselli, e dei quattro illustri tecnici che hanno curato il progetto: Massimo Gerosa (dipartimento di neuroscienze dell’Aoui); Paolo Fiorini (dipartimento di scienze informatiche dell’Università di Verona); Giancarlo Ferrigno (dipartimento di bioingegneria del Politecnico di Milano); Roberto Foroni (neurochirurgia stereotassica dell’Aoui).

In questa sorta di “astronave sanitaria”, allestita in tutto e per tutto come una sala operatoria, si studieranno, realizzeranno, sperimenteranno progetti di sviluppo dell’utilizzo del robot negli interventi chirurgici più delicati, a cominciare dalla neurochirurgia: quelli dove anche il benché minimo errore può avere conseguenze devastanti per il paziente.

Tre progetti sono già in fase molto avanzata e potranno essere trasferiti nell’attività chirurgica quotidiana tra pochi mesi. “Sembra fantascienza – ha detto Coletto – ed invece è una realtà e siamo orgogliosi che sia stata realizzata proprio in Veneto dove, nonostante le grandi difficoltà economiche generali del momento, la sanità continua a sfornare eccellenze come questa. Con il grande pregio – ha aggiunto – di essere una forma di ricerca che non rimane chiusa all’interno degli ambienti scientifici, ma vede scienziati, studiosi e medici lavorare per portare i loro successi sul tavolo operatorio e quindi curare e assistere i pazienti sempre meglio. L’utilizzo di questi robot ridurrà infatti quasi a zero il rischio di errori durante gli interventi; li renderà sempre meno invasivi, consentirà ai chirurghi di spingersi laddove le tecniche tradizionali impedivano di arrivare rendendo così ancor più incisivo l’effetto degli interventi”. Alcune possibili applicazioni della robotica sono poi state illustrate in una visita al nuovo centro. Ad esempio, molti interventi potranno essere realizzati senza aprire al scatola cranica, ma praticando un “forellino” di un centimetro di diametro attraverso il quale inserire strumenti miniaturizzati e robotizzati, comandati dal chirurgo tramite joystick. Il cervello è la macchina più sofisticata e delicata del corpo umano, dentro la quale operare è sempre delicatissimo e rischioso. Con questi robot lo sarà molto meno, sia per gli interventi più delicati, come l’asportazione di un tumore o la risoluzione di un aneurisma, sia per quelli più “banali”, ma non meno rischiosi, come una biopsia. Altra applicazione fondamentale sarà quella per le terapie farmaceutiche: i farmaci potranno essere infatti applicati tramite micro robot esattamente a contatto con la parte del cervello da curare, ottenendo così una maggiore incisività della cura e tempestività degli effetti e al contempo un vero e proprio crollo della tossicità dei farmaci che non dovranno più entrare nel circolo sanguigno ed essere metabolizzati per produrre i loro effetti.