Il Governo Monti dice no alle olimpiadi a Roma

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olimpiadi bandiera olimpica

olimpiadi bandiera olimpicaDubbi sulla reale copertura dei costi e sulla tenuta del bilancio inducono a negare la copertura finanziaria dello Stato. Probabilmente, con meno miopia politica il progetto più economico di Venezia avrebbe potuto vincere

Vittoria morale postuma di Venezia nei confronti della capitale romana sulla questione della sede dei giochi olimpici 2020: il Governo Monti, dopo avere soppesato la capacità di autofinanziamento dell’organizzazione dei giochi a Roma e valutato che il “buco” che si sarebbe generato sarebbe stato eccessivamente gravoso per i conti già difficili dello Stato, ha rifiutato di avallare la copertura finanziaria al comitato organizzatore, con gran scorno del sindaco di Roma Alemanno che era stato tra i più facinorosi supporter della scelta della capitale contro il progetto di gran lunga più economico e diffuso sul territorio presentato dal comitato veneto. Anche i vertici del Coni pagano una scelta romano centrica basata su una grandeur pagata a caro prezzo dai contribuenti.

Se Roma piange, comunque Venezia non gongola per la bocciatura delle aspirazioni olimpiche della Capitale inflitta dal governo Monti. Semmai sente ancor più bruciare la ferita patita nel maggio 2010 quando il Coni scartò il progetto del Comitato Olimpico per Venezia, giudicandolo non all’altezza. Se all’epoca a scegliere fosse stato l’esecutivo dei professori, forse la città lagunare avrebbe avuto qualche chance in più. Ne è convinto Federico Fantini, già direttore del Comitato Venezia 2020: “il nostro progetto avrebbe dovuto essere valutato con più attenzione. Mi piace pensare che, forse, con l’analisi rigorosa del Governo Monti avrebbe potuto avere un esito diverso”. A far propendere per una investitura della città lagunare, avrebbe potuto essere proprio la particolare caratteristica del progetto “di poggiare su una sostenibilità finanziaria pubblica e mista pubblico-privata che garantiva una minore onerosità per le casse dello Stato”.

Ad ammettere che lo schiaffo alla Capitale lascia in Veneto solo l’amaro in bocca è il governatore Luca Zaia, che sottolinea come la soluzione a basso costo – “ma non di bassa qualità” – pensata per le Olimpiadi a Venezia, “con strutture esistenti”, poteva essere “la soluzione giusta e in linea con le esigenze di questi tempi” per assicurare all’Italia la sede dei giochi olimpici.

“Continuo a pensare – ripete anche Enrico Marchi, presidente di Save – che la mancata candidatura di Venezia sia stata uno scippo”. Due anni fa a far preferire ai dirigenti del Coni la soluzione romana furono, in particolare, i punti del progetto riguardanti gli alloggi, i trasporti (le cui indicazioni erano state ritenute ‘evasive’), ma soprattutto l’esperienza nell’organizzazione dei grandi eventi maturata negli anni.

A brindare per la cancellazione delle aspirazioni capitoline pensa invece la Lega Nord: “bocciare la candidatura di Roma è l’unica cosa positiva che il Governo Monti ha fatto da quando si è insediato. Finalmente una vera azione improntata all’equità e al risparmio contro la capitale mondiale degli sprechi: Roma!”. Questo il commento dell’europarlamentare Mara Bizzotto, secondo cui “in un momento di vacche magre e di forte crisi economica, buttare miliardi di euro dalla finestra per le Olimpiadi di Roma 2020 sarebbe stato semplicemente folle. La storia, purtroppo, ci insegna come vanno queste cose, basti pensare ad Italia ’90 o ai recenti mondiali di nuoto nella Capitale: le Olimpiadi a Roma avrebbero significato i soliti immani sprechi di denaro pubblico e i consueti buchi miliardari, magari da far ripianare ai soliti pantaloni del Nord”.

Alla difesa del Veneto e del suo vecchio progetto si affianca anche il Pd. “Viene da chiedersi con rammarico – dice la parlamentare Simonetta Rubinato – come sarebbe andata a finire se sul tavolo del Governo tecnico ci fosse stata una candidatura come quella veneziana, che era ispirata espressamente ad un criterio di economicità, frutto di sinergie tra istituzioni locali e privati anziché gravare più sulle tasche dei contribuenti. Peccato che gli stessi massimi rappresentanti politici di centrodestra del Veneto, allora – rileva – non ci abbiamo creduto sul serio”.

Per ospitare in Italia i giochi olimpici, magari a Venezia o a Trieste, bisognerà aspettare il prossimo turno.