Formazione professionale, in Veneto il 67% dei giovani usciti dalla scuola ad un anno lavora e il 50% fa un lavoro coerente con il percorso formativo

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formazione professionale alberghieroDonazzan: “dati positivi che giustificano le risorse che la regione spende nella formazione dei giovani”

Per verificare l’efficacia dell’offerta di formazione professionale e gli esiti occupazionali nel Veneto alla presenza dell’assessore regionale all’istruzione formazione professionale e lavoro Elena Donazzan, è stata presentata la ricerca ‘Placement’ che ha preso in esame quasi 14.000 qualificati ai corsi di formazione professionale nel triennio 2007- 2010 per complessive 152 diverse qualifiche professionali offerte da 134 enti di formazione. A un anno dalla qualifica, il tasso di occupazione raggiunto è stato del 67%. “Un risultato molto positivo – ha commentato l’assessore Donazzan – che conferma con evidenza e dati oggettivi la validità del modello veneto basato su una formazione utile, cioè spendibile nelle aziende, e anche su una proposta educativa. Abbiamo voluto misurare la bontà delle tante risorse messe a disposizione e la qualità degli interventi: ne esce un risultato del tutto positivo in relazione all’inserimento lavorativo dei più giovani e al gradimento da parte delle aziende. E’ questo che dobbiamo fare in questo momento di difficoltà per il mondo del lavoro. Lo sforzo per il futuro è di programmare politiche che rispondano efficacemente alle esigenze precise del mondo del lavoro e delle imprese. A volte – ha sottolineato inoltre – c’è un’informazione distorta o carente sulla formazione professionale: questa ricerca ripristina un’informazione corretta e mostra che le risorse che la Regione impiega sono giustificate e che questo fondamentale settore va difeso e rilanciato”.

L’assessore ha anche annunciato un progetto di legge che “metta insieme istruzione formazione e mondo del lavoro e una nuova programmazione regionale che abbia al centro il fabbisogno delle nostre aziende, perché se non c’è un’azienda che produce e che lavora non si sono neanche i lavoratori”.

La ricerca ‘Placement’ è stato sviluppata dalla Regione (Direzione Formazione) e Veneto Lavoro e ha incrociato i dati dei corsisti (depositati nei programmi gestionali regionali) e i dati del Silv (Sistema informativo lavoro veneto) che contiene i dati amministrativi di quanti si sono rivolti ad un centro per l’impiego o hanno avuto un rapporto contrattuale (di qualsiasi natura) all’interno del territorio regionale.

Il campione di indagine è prevalentemente maschile (6 qualificati su 10 sono maschi) e gli stranieri rappresentano il 18% del totale. A parte ovviamente la formazione iniziale (che vede protagonisti i 14-17enni), la distribuzione per età vede una presenza non trascurabile di persone over 25 anni (utenza disoccupata, spesso laureata o diplomata). Il tasso di occupazione risulta più elevato per i qualificati dei percorsi per utenza disoccupata (75%) di quanto non accada i giovani usciti dalla formazione iniziale (66%). In generale i maschi e gli stranieri presentano i risultati migliori (70%) mentre le donne sembrano incontrare maggiori difficoltà di primo inserimento nel mercato del lavoro (63%). “Nel considerare i risultati dell’indagine non bisogna dimenticare – ha osservato Donazzan – che il periodo osservato coincide con la più grave crisi economica dell’ultimo secolo. I riflessi della situazione sull’occupazione emergono chiaramente: i tassi di inserimento scendono di oltre 10 punti percentuali tra i qualificati nel giugno 2007 e i qualificati nei due anni successivi”.

Sui tempi di inserimento lavorativo: il tasso di occupazione è del 44% a sei mesi dalla conclusione dei corsi e del 74% a distanza di 24 mesi; entro un mese circa 1/3 dei qualificati trova un impiego) mentre poi si notano maggiori differenze.

Il 59% dei ragazzi qualificati nella formazione iniziale è assunto con contratto di apprendistato; seguono poi altre forme flessibili, a partire dai contratti a tempo determinato (16%) fino al lavoro in somministrazione e a quello intermittente (attestati entrambi in complesso intorno all’8%); sono assunti a tempo indeterminato solo 7 qualificati su 100.

Per l’utenza disoccupata, prevalgono invece le forme contrattuali più flessibili: innanzitutto il tempo determinato (che copre circa il 30% dei casi) e poi il lavoro somministrato (rispettivamente nell’11% e nel 14% dei casi di percorsi per disoccupati e per utenza mista) e quello intermittente (intorno al 7-8%); tra i contratti più stabili pesa maggiormente l’apprendistato (20%) rispetto al tempo indeterminato (15%).

La ricerca ha anche approfondito il livello di coerenza del lavoro con il percorso di formazione professionale seguito. Nel complesso, sono occupati in posizioni professionali coerenti con il percorso di qualifica oltre la metà dei qualificati alla fine del percorso di formazione iniziale (53%).