Riforma istituzionale, in Friuli Venezia Giulia incontro tra parlamentari e amministratori locali

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fvg riforma istituzionale incontro parlamentari amministratori locali 1Serracchiani: «non ci sono i presupposti politici per modificare gli attuali confini delle regioni»

Riforme costituzionali, regionalismo, specialità. Su questi temi si sono confrontati a Udine, nella sede della Regione, i presidenti del Consiglio, della Regione e della V Commissione consiliare – rispettivamente Franco Iacop, Debora Serracchiani e Vincenzo Martines – assieme ai capigruppo, con i parlamentari del Friuli Venezia Giulia che hanno aderito all’incontro: i senatori Lodovico Sonego e Carlo Pegorer e i deputati Gian Luigi Gigli, Tamara Blazina, Gianna Malisani e Sandra Savino.

«Tutti i parlamentari presenti hanno ribadito l’impegno alla condivisione e al confronto per portare nel dibattito nazionale i temi del regionalismo e la difesa della Specialità e dell’Autonomia della nostra Regione, che dovrebbe essere vista come una punta avanzata in questo Paese» ha detto il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop alla vigilia dell’audizione che vedrà lo stesso Iacop presente in commissione Affari costituzionali del Senato. Iacop si è detto soddisfatto della partecipazione all’incontro (erano presenti sette parlamentari su 19, ma le assenze erano per la maggior parte “giustificate”, ha riferito il presidente), al quale sono intervenuti tutti i capigruppo, il presidente della quinta Commissione consiliare Vincenzo Martines e quello della Commissione Paritetica Stato-Regione Ivano Strizzolo. «Il dibattito in atto indica che al termine di questa prima riforma costituzionale – ha detto Iacop – potrebbe aprirsi un confronto sull’architettura dello Stato, e in questo senso il Friuli Venezia Giulia dovrà essere presente, dando un contributo con la sua esperienza e ribadendo la necessità che il tema del regionalismo possa riprendere e rafforzare l’idea di uno Stato in chiave federalista, affinché un nuovo centralismo non possa essere considerato come la panacea di tutti i mali. In vista di questa partecipazione al dibattito nazionale c’è l’idea di organizzare un incontro in chiave seminariale per riflettere e confrontarsi a livello regionale sul tema, e anche di costituire un’apposita task force per affrontare le sfide che ci attendono».

Da parte sua, la presidente della regione Friuli Venezia Giulia e vicesegretario nazionale del PD Debora Serracchiani ha sottolineato come «se è vero che le regioni non vanno più di moda, e secondo alcuni quelle a Statuto speciale vanno ancora meno di moda, la sfida che dobbiamo portare a tutti i livelli istituzionali è garantire una specialità che si riformula e diventa indispensabile per il Paese, nascendo dal buon utilizzo delle nostre competenze e dalla capacità di spendere bene assicurando ai cittadini dei servizi assolutamente all’altezza». Per Serracchiani «in passato le regioni non hanno saputo sfruttare appieno le opportunità che venivano date loro dalla riforma del Titolo V, sia in termini di competenze, sia di controllo della spesa. Ma ora siamo chiamati ad affrontare una sfida importante, e con i parlamentari eletti in Friuli Venezia Giulia e con i capigruppo in Consiglio abbiamo condiviso l’opportunità di far sì che questo tema diventi un tema centrale anche della nuova riforma istituzionale». In questo contesto, la specialità del Friuli Venezia Giulia può dunque essere un patrimonio a disposizione del Paese, secondo Serracchiani, «perché più utilizziamo al meglio le nostre competenze e le nostre risorse, più dimostriamo che c’è un modello di regionalismo e di Stato che riesce a garantire a tutti i livelli i servizi e riesce a risparmiare le risorse e a spendere bene i soldi».

Serracchiani che allargato la riflessione al riassetto delle regioni in essere: «abbiamo condiviso il fatto che la riforma del Titolo V e del Senato non prevede affatto la riscrittura dei confini regionali. Non ci sono le condizioni politiche perché la riforma venga nuovamente stravolta rivedendo i confini. Non ci sono i numeri in Parlamento e, viste le difficoltà con cui questa legge costituzionale sta andando avanti, ritengo che questo non sia un tema attuale».

«Difficile su questi temi fare previsioni a lungo periodo», ha affermato il sen. Lodovico Sonego (Pd), confermando che «c’è l’intento a disegnare nuove suddivisioni territoriali. Bisogna far comprendere fin da subito che l’autonomia speciale è una risorsa per il Paese, perché un attacco ci sarà ed è possibile che nei prossimi mesi si manifesti in maniera inedita». «Siamo di fronte alla rivisitazione politica di una nuova ingegneria istituzionale – ha sostenuto il sen. Carlo Pegorer (Pd) – che intende rendere più efficiente un sistema che deve fare i conti con una domanda diversa che proviene dalla società e con risorse limitate. L’autonomia speciale non si garantisce con le competenze, ma con la capacità di utilizzare risorse proprie». Ivano Strizzolo, presidente della Commissione paritetica Stato-Regione, ha sostenuto la necessità di «organizzare forme seminariali per mettere a fuoco i punti condivisi da portare avanti, anche con il coinvolgimento di altre Regioni, recuperando alcuni aspetti della specialità e inserendo nuovi elementi di riflessione che derivano in parte dal nuovo contesto europeo». Per i capigruppo consiliari, Riccardo Riccardi (FI) ha auspicato il coinvolgimento di ogni forza politica per «smontare questo attacco al regionalismo, tema molto di moda. Per farlo – ha detto – serve mettere assieme alleanze trasversali e territoriali!. Il coordinamento della finanza pubblica è per Alessandro Colautti (NCD) «il vero tema che ha condizionato la specialità. Quel che serve, quindi, è uno strumento in grado di dare certezza all’aspetto finanziario nel rapporto della Regione con lo Stato». Per Pietro Paviotti (Citt) «vanno aggiornati alcuni fondamenti per portare avanti una battaglia federalista, in senso positivo, per l’intero Paese, proponendo per tutte le Regioni gradi di autonomia maggiori». A giudizio di Cristiano Shaurli (Pd) la specialità «si specifica per le riforme che ciascuno riesce a mettere in campo e noi lo abbiamo fatto ad esempio sul tema del superamento delle Province. Nei prossimi mesi la sfida sarà capire se questo Paese vorrà essere federalista e regionalista e verso quale architettura istituzionale sta andando».