La Pet-Tac può predire l’efficacia della chemioterapia nella cura del linfoma di Hodgkin

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ospedale reggio emilia Merli Luminari Versari 611x458
Ricerca condotta dall’unità di ematologia di Reggio Emilia su 1.200 pazienti

 

ospedale reggio emilia Merli Luminari Versari 611x458La Pet-Tac può predire l’efficacia della chemioterapia nella cura del linfoma di Hodgkin, per risparmiare ad alcuni pazienti cure intensive con pesanti effetti collaterali. Lo dimostra uno studio condotto col contributo dell’unità di Ematologia dell’ospedale di Reggio Emilia su oltre 1.200 pazienti in stadio avanzato, e pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Gli sperimentatori hanno sottoposto i pazienti ad un primo esame Pet-Tac, per evidenziare le zone colpite da linfoma. L’esame è stato ripetuto dopo soli due cicli di chemioterapica dei sei che compongono lo standard di cura. A chi aveva esito negativo, è stato tolto un farmaco dal mix chemioterapico per i successivi quattro cicli; invece i pazienti con esito ancora positiva hanno proseguito con un mix intensificato. Alla fine, nonostante la diversa calibratura della terapia, i pazienti che avevano avuto un esito negativo alla seconda Pet-Tac, hanno avuto le stesse percentuali di guarigione e chi era stato sottoposto alla cura più intesa.
La maggior parte dei pazienti con linfoma di Hodgkin può essere curata con successo al giorno d’oggi, ha ricordato Peter Johnson, responsabile del Centro per la ricerca sul cancro dell’Università britannica di Southampton e coordinatore dello studio: «in questo studio più del 95% dei pazienti erano vivi dopo 3 anni dal trattamento, ma rimaneva il problema della tossicità da trattamento. Lo studio ha permesso di personalizzare la cura per ogni paziente sulla base della risposta dopo due cicli. Questo approccio si è dimostrato molto vantaggioso per i pazienti con linfoma di Hodgkin e può oggi essere considerato il nuovo standard di riferimento».
Per Stefano Luminari, coautore dello studio e responsabile del programma di ricerca clinica oncoematologica dell’Arcispedale S. Maria Nuova- Ircss di Reggio Emilia, «il progetto ha dimostrato come l’uso delle tecnologie più innovative può ottimizzare il percorso di cura dei malati». Un risultato che tra l’altro «è stato condotto senza il supporto delle case farmaceutiche e va nella direzione dell’ottimizzazione delle risorse», ha sottolineato Francesco Merli, uno ricercatori reggiani la cui intuizione sta alla base dello studio. «Senza l’aggiunta di nuovi e costosi farmaci, ma con l’utilizzo ragionato di una metodica diagnostica avanzata come la Pet-Tac . dice Merli -, è stato dimostrato come sia possibile migliorare la qualità della cura», riconoscendo però che alla base del risultato c’è la collaborazione con la Medicina Nucleare di Annibale Versari «da molti anni all’avanguardia in Italia nell’applicazione della Pet-Tac a questo tipo di patologia».