Elezioni USA, Trump Presidente: felicitazioni dal NordEst con qualche autocritica a sinistra

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donald trump pollice alzato vittoria
Soddisfazione dagli esponenti del centrodestra che prefigurano scenari di cambiamento anche in Italia

 

donald trump pollice alzato vittoriaL’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti contro tutte le aspettative dettate dai grandi media sintonizzati sul progressismo a prescindere, del politicamente corretto (forse avviato alla rottamazione finale: finalmente!) e supportate da sondaggisti che ormai hanno ampiamente dimostrato di non sapere interpretare gli umori della “pancia” degli elettori, sia in America che in Europa (ad iniziare dalla Gran Bretagna) è stata salutata con soddisfazione e felicitazioni dal NordEst, anche se qualche autocritica non è mancata.

Per il governatore del veneto, Luca Zaia, «alla fine è la morte del “Grande Fratello” dei media, dei gruppi di poteri, dei grandi finanzieri, che vorrebbero che il popolo andasse nella direzione da loro indicata. In realtà – ha spiegato Zaia – non hanno più a che fare con un “popolo di pecore” che va al voto senza pensare, ma è avvenuto il contrario. Trump ha già parlato da presidente. Abbiamo conosciuto un Trump pragmatico. Se manterrà fede a quanto promesso, ad esempio sul fronte “dello scardinare” a noi va bene. Io mutuo il parere di Rudolph Giuliani che questa notte ha detto che alla fine si ripresenta la possibilità del sogno americano. Io spero proprio di sì: lo sia per gli Stati Uniti, lo sia per tutti noi». Per Zaia «i media si erano impegnati a descrivere Trump come un mostro da tenere lontano. Una cosa che noi leghisti conosciamo bene perchè ci descrivono così tutti i giorni». Sulla conseguenze del voto americano in Europa, Zaia ha detto che «con queste elezioni Trump mette in discussione il mondo dei tecnocrati e dei grandi gruppi di potere. Se l’Europa è davvero dei popoli, deve ascoltare i popoli stessi. E non può girarsi dall’altra parte quando arrivano migliaia di immigrati. E’ un’Europa che deve premiare i virtuosi e punire chi non lo è».

Ambivalente il commento della presidente del Friuli Venezia Giulia e vicesegretaria del PD, Debora Serracchiani, fresca della recentissima debacle alle elezioni di alcuni comuni nella sua regione: «gli Stati Uniti restano una grande democrazia, in cui il popolo ha fatto sentire i suoi timori e la sua insoddisfazione rispetto alle proposte politiche e di leadership dei Democratici». Serracchiani inizia a percepire che il vento della politica sta cambiando, negli Usa come n Italia: «la ventata globale della destra impone prima di tutto l’unità delle moderne forze riformiste, a cominciare dal Pd: per il nostro partito non è davvero il momento di guardarsi l’ombelico né di distillare metafore agricole. Questo è un vero e proprio appello alla responsabilità, a guardare ai grandi compiti cui siamo chiamati per cambiare e far progredire il nostro Paese. In uno scenario internazionale oggettivamente difficile, in un clima politico e sociale europeo che impone azioni concrete – ha aggiunto Serracchiani – è imperativo che cessino subito le piccole beghe personali e che tutta l’attenzione si rivolga al Paese reale, ai cittadini e alle loro preoccupazioni, soprattutto a quelle che non hanno voce o ascolto adeguato». Per Serracchiani «oggi siamo a un discrimine, in cui anche la minoranza può dare l’esempio di come si comporta una classe dirigente responsabile e leale, oppure può tornare a sfogliare il vecchio libro della storia del socialismo italiano, di cui conosciamo la fine».

Lapidario (e superficiale) il giudizio del presidente della provincia di Trento, Ugo Rossi espresso in un tweet: «Non ricordo di chi sia, ma ho letto un tweet perfetto: …“Putin ha vinto le elezioni americane”». Più articolato il commento dell’ex compagna di partito (Patt) di Rossi, Manuela Bottamedi, confluita nel gruppo misto: «dopo la Gran Bretagna con la Brexit, ora è la volta degli Stati Uniti, pionieri da sempre nella capacità di cambiare, svoltare, dare forma ai sogni. L’uomo più forte del mondo sarà un uomo su cui nessuno scommetteva un euro. Un uomo – prosegue la consigliera provinciale trentina – che aveva tutti contro, a partire dai giornali e dai suoi stessi compagni di partito. Un uomo deriso, sfottuto, snobbato. Un uomo che è riemerso dalle ceneri tante e tante volte. Un uomo che si è fatto da solo. Un uomo per cui nessun sogno è impossibile, basta crederci. Ancora una volta gli Usa ci insegnano che il cambiamento è possibile, l’alternanza è possibile, il sogno è possibile. E se gli Stati Uniti sono da sempre l’apripista, ora tocca a noi».  Bottamedi guarda all’appuntamento referendario: «il 4 dicembre abbiamo la storica possibilità di fare ciò che l’establishment nostrano avversa con tutte le sue forze: dire no all’indecente proposta di Renzi, quella ipercentralista che consegna le chiavi dell’Italia a un uomo solo, a un partito solo. E tra due anni – conclude Bottamedi – avremo la storica possibilità di dare al nostro Trentino un’alternativa a questo sistema di potere, chiuso e asfittico, che ruota intorno ad una oligarchia di spocchiosi cattocomunisti e democristiani che riescono a governare solo dispensando favori, “piazeroti” e poltrone. Ci hanno raccontato che cambiamento voleva dire populismo. E che cambiando sarebbero successe cose catastrofiche: mercati finanziari che impazzivano, borse che crollavano. Ma gli elettori, finalmente, non credono più a queste menzogne dell’establishment “politically correct” e hanno ripreso fiducia nel voto. Perché con il voto è possibile cambiare. Il voto è tornato ad essere strumento di guida, di svolta, di alternanza. E l’alternanza è sempre salutare. L’alternanza è la vera democrazia».

Sulla stessa lunghezza d’onda l’eurodeputata veneta Mara Bizzotto (Lega Nord): «Trump presidente degli Stati Uniti è la sublimazione della democrazia contro il potere della tecnocrazia, è il popolo che torna padrone del proprio destino contro le lobby politico-economiche che pensavano di comandare il mondo. Trump e gli americani hanno fatto una rivoluzione, pacifica e democratica, che cambierà in meglio la storia degli USA e di tutti noi, perché quella di Trump è la vittoria del popolo e della gente comune contro i poteri forti e contro l’establishment della politica americana che tanti danni ha prodotto, in questi anni, in giro per il mondo». Per Bizzotto «dopo lo straordinario trionfo di Trump nulla sarà più come prima negli Usa, ma anche e soprattutto in Italia e in Europa, perché il forte vento del cambiamento e della politica “popolare e antisistema” sta diventando un uragano che porterà molto presto il popolo a spazzare via il vecchio e decrepito sistema politico-affaristico di Bruxelles e Roma – conclude Bizzotto – Renzi, Juncker e quell’esercito di politici e tecnocrati che a Roma e Bruxelles stanno governando contro il popolo sono avvisati: i prossimi ad essere mandati a casa saranno loro!»

Per il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, «davanti ai dati elettorali che giungono dagli Stati Uniti viene spontanea una considerazione: le élite, economiche e finanziarie, sono state sconfitte per la seconda volta nel volgere di pochi mesi, dopo la “Brexit” ora con Trump. A vincere è stata la democrazia. A perdere l’alta finanza, il partito della guerra fredda e quei radical chic e i soloni che, dall’una come dall’altra parte dell’Atlantico hanno sempre ragione e non sanno ascoltare i cittadini né capiscono i loro problemi. La crisi economica ha fatto saltare i vecchi schemi e fatto esplodere i vecchi equilibri  – continua Ciambetti – Trump ha saputo incarnare le paure ma anche le speranze degli statunitensi: non ha parlato, come si è voluto far credere, alla pancia del Paese, non è stato, né è un qualunquista da strapazzo come ancor oggi qualcuno anche in Italia tenta di far credere”. Secondo il presidente del Consiglio regionale veneto «l’onda d’urto di questo tsunami democratico si abbatterà anche sull’Italia: i veri problemi dei cittadini nascono  dalle scelte sbagliate delle élite che hanno imposto una classe dirigente e politica giunta al capolinea. Bisogna rimboccarsi le maniche e affrontare i nodi che affliggono la nostra società: la disoccupazione giovanile che è insostenibile, il problema pensionistico, la crescente povertà, la sicurezza e la lotta alla criminalità, l’immigrazione incontrastata e incontrollata, solo per citare alcuni dei punti più spinosi. Credo che buona parte della cittadinanza sia stanca di sentir dare del razzista e intollerante a chi chiede giustizia, ordine e rispetto. E’ arrivato il momento della svolta e dagli Usa giunge una lezione straordinaria: la democrazia, quella vera, vince sempre. Vince la democrazia anche davanti alle banche, alle agenzie di rating, ai finanziatori arabi. Le élite sono state sconfitte nonostante l’impressionante tentativo di manipolare la realtà dei fatti: previsioni e sondaggi puntualmente sbagliati, carta stampata e mondo dell’informazione a senso unico non sono bastate a ipnotizzare i cittadini e anestetizzare le coscienze. Davanti alle perplessità che ancora oggi politici italiani esprimono io dico ha vinto la democrazia. Buon lavoro mr. Trump».

Sulla stessa linea il commento del consigliere regionale veneto Sergio Berlato, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia-AN: «la vittoria elettorale del candidato repubblicano Donald Trump non mi ha particolarmente sorpreso perché sia a livello internazionale che in ambito nazionale c’è una generale insofferenza della classe media da troppo tempo bistrattata da governi che amano abusare della parola ‘democratico’ senza però interpretare e tramutare in concrete azioni politiche le rivendicazioni e le aspirazioni del popolo. La figura di Hillary Clinton – prosegue Berlato – sicuramente non ha brillato di trasparenza e di una progettualità politica che potesse accendere speranze e nuove passioni. Più che una vittoria del partito repubblicano, anch’esso costretto a fare una severa autocritica, l’esito elettorale è stato un sonoro schiaffo all’arroganza di una certa classe politica ed ad un certo sistema di poteri forti che si riscontrano anche nel vecchio continente, Italia compresa, ovviamente». Berlato guarda alla politica nazionale: «lo schiaffo è giunto puntuale e sonoro anche qui da noi colpendo metaforicamente il Governo Renzi-Alfano, pessima fotocopia della già deludente coppia Obama-Clinton, preannunciando sconfitte per PD ed alleati e la lenta, ma inesorabile uscita di scena del premier Matteo Renzi e soci».

Per Nicola Finco (Capogruppo della Lega Nord al Consiglio Regionale del Veneto), «gli americani hanno dato una grande e soprattutto vera lezione di democrazia, l’hanno data a tutti coloro che hanno abusato di questo termine cercando, in questi mesi, di screditare un candidato che ha saputo parlare al cuore delle persone e prendere di petto i problemi degli Usa. Purtroppo Renzi e i membri del suo Governo, come molti intellettuali nostrani, non hanno saputo interpretare il cambiamento in atto a livello internazionale e hanno commesso l’imperdonabile errore di appoggiare apertamente una candidata debole come Hillary Clinton, sorretta solo dai poteri forti e non dagli americani. Matteo Salvini è stato l’unico a sostenere Donald Trump sin dall’inizio, dimostrando così di averci visto lungo».

Su fronte diametralmente opposto il giudizio di Andrea Zanoni, consigliere regionale veneto del Partito Democratico: «sicuramente si tratta di un voto di protesta e di rottura con il passato, ma non può non preoccupare l’elezione di un presidente che ha dimostrato di non conoscere la politica estera, di essere volgare e sprezzante nei confronti delle minoranze e ferocemente maschilista, collezionando anche diverse denunce da più donne. Un uomo che sembra davvero provenire da un altro secolo. La vittoria di Trump mi preoccupa molto, soprattutto per quanto riguarda i valori e i temi in cui credo e per i quali lavoro quotidianamente, come la tutela dell’ambiente e del territorio e la tutela delle minoranze. Un presidente che ha più volte ribadito di essere un “negazionista” sui cambiamenti climatici, avendo definito il riscaldamento globale una bufala inventata dai cinesi per minare la competitività dell’industria americana e sostenuto che la Terra in realtà si sta congelando: tutto ciò mette i brividi. Una posizione assurda quanto pericolosa». Per Zanoni «anche in politica estera, Trump non è da meno: troppa la vicinanza con Putin, che si è immediatamente congratulato dichiarandosi pronto a ripristinare relazioni con gli Usa per assicurare al mondo stabilità e sicurezza. Vista la propensione del presidente russo a invadere altri Paesi, questo asse non può lasciarci tranquilli. Un altro indizio arriva con il crollo delle Borse, dove gli unici titoli che reggono sono quelli degli armamenti e della difesa. Il mio giudizio perciò non può che essere negativo: spero però di sbagliarmi per il bene degli Stati Uniti e di tutto il pianeta».

Intanto, auguri di buon lavoro, presidente Trump.