In Veneto 2 imprese artigiane su 3 (oltre 82.000) soffrono la concorrenza sleale del sommerso.

0
569

Bonomo: «abusivismo cancrena che ci sta devastando: edilizia, servizi alla persona e trasporto i settori più colpiti».

In Veneto, due imprese artigiane su tre, il 63,6% di quelle regolari, soffrono la concorrenza sleale delle aziende in nero e “sommerse”. Il tutto si traduce in 82.123 imprese artigiane regolari venete, delle 129.000 registrate negli Albi, che, rispettando le leggi e pagando le tasse, devono “combattere” contro un numero imprecisato di “non imprese”, che operano fuorilegge e in modo scorretto e fraudolento. Stessa sorte tocca ai dipendenti regolari anche se, qui in regione, ognuno di loro compete quotidianamente contro mezzo (0,5) “occupato non regolare”, il valore più basso d’Italia e pari alla metà della media nazionale di 1,1.

Sono questi gli allarmanti dati del dossier “L’Artigianato maggiormente esposto alla concorrenza sleale del sommerso”, realizzato dall’Osservatorio di Confartigianato per le MPI su dati ISTAT e UnionCamere-Infocamere al 31 dicembre 2017.

«Il lavoro sommerso è una cancrena che mina alle fondamenta il concetto stesso di artigianato –commenta Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – una situazione che o la si combatte ancora più duramente oppure rischia di far spartire interi settori. Nessuno deve più tollerare le attività irregolari come se fossero, in qualche modo, legittime – continua Bonomo – perché noi artigiani siamo due volte vittime della concorrenza sleale di chi lavora senza rispettare le leggi: da un lato ci portano via il lavoro e dall’altro compromettono la reputazione del mestiere a discapito anche degli onesti».

In regione tra i vari settori, le costruzioni sono le più colpite con 49.014 imprese esposte alla concorrenza sleale, ovvero il 59,7% dell’intero comparto. Seguono le imprese di servizi alla persona e benessere (parrucchieri, estetisti, ecc.) con 16.824 realtà, in rappresentanza del 20,5% del settore, 8.620 imprese di trasporti e facchinaggio (il 10,5%). Seguono i servizi di alloggio e ristorazione, le imprese di comunicazione e informazione, l’agricoltura e la pesca, l’autoriparazione, l’istruzione.

«L’abusivismo – prosegue Bonomo – significa anche niente tasse, né contributi, nessuna autorizzazione o permesso. Sottrae risorse allo Stato, fa concorrenza sleale ai veri imprenditori, danneggia i consumatori. Una piaga endemica che, in questi ultimi anni, è in crescita costante”. Per questo Confartigianato Imprese Veneto, che con le sue 144 sedi territoriali garantisce azione di vigilanza della legittimità delle imprese esistenti, in questa giornata dedicata alla legalità, plaude al grande lavoro di controllo del territorio che è in capo anche al Sistema camerale». «Vogliamo e dobbiamo tutelare gli artigiani regolari, quelli che sono quotidianamente impegnati a contrastare l’illegalità che li colpisce due volte, nel reddito e da contribuenti onesti – sottolinea Bonomo – ciò che sta accadendo nella nostra regione è molto preoccupante sia per l’economia, continuamente danneggiata, sia per tutte le imprese e i cittadini onesti, che pagano le tasse e rispettano le leggi. Infatti, oltre che con tributi e burocrazia, gli artigiani devono confrontarsi pure con la concorrenza sleale che sottrae clienti e importanti fette di mercato. Questo fenomeno va combattuto in maniera strutturale, intervenendo su tutto ciò che ostacola la corretta attività delle imprese che lavorano regolarmente, per esempio il carico tributario e contributivo troppo elevato, l’eccesso di burocrazia. E’ necessario intervenire con urgenza e in modo pesante: le imprese hanno necessità di risposte e fatti concreti».