Nell’ambito del progetto “MICST” (Materials-based Innovation as Catalyst for a Sustainable Transition into Circularity in South Tyrol), i ricercatori della Libera Università di Bolzano stanno sviluppando nuove possibilità di utilizzo per i sottoprodotti dell’agricoltura e della produzione alimentare, dando nuova vita alla lana, spesso considerata uno scarto da smaltire. Uno dei risultati sono le pantofole per hotel realizzate con lana di pecore altoatesine, nate dalla collaborazione tra il Design Friction Lab di UniBz, la manifattura di feltro Haunold Alpine Wool e l’atelier creativo Prima.
Sui pendii che sovrastano gli alberghi dell’Alto Adige pascolano le pecore. Più in basso, ogni sera, gli ospiti indossano pantofole monouso che il mattino seguente vengono gettate nel residuo indifferenziato. Due realtà che il Design Friction Lab di UniBz ha messo in relazione sviluppando pantofole realizzate al 100% con lana di pecora altoatesina.
«Secondo un rapporto del New York Times, dopo le cannucce di plastica, le pantofole monouso degli hotel potrebbero diventare uno dei prossimi obiettivi delle iniziative per la sostenibilità – spiega Nitzan Cohen, fondatore e direttore del Design Friction Lab -. Sono sintetiche, confezionate con plastica, utilizzate per una sola notte e poi smaltite». Considerando che l’Alto Adige ha registrato recentemente 9 milioni di arrivi turistici e 38,2 milioni di pernottamenti, ne deriva una notevole quantità di rifiuti indifferenziati da avviare all’inceneritore provinciale.
Per ridurre questo impatto, il progetto utilizza un altro materiale oggi in gran parte inutilizzato. Ogni anno in Alto Adige vengono tosate circa 100 tonnellate di lana, ma circa il 90% viene scartato, poiché il valore economico della lana grezza è inferiore ai costi della sua lavorazione. Una lana senza impiego non ha valore e, se la lana non ha valore, anche l’allevamento ovino in montagna perde una parte della sua sostenibilità economica. Trovare nuove applicazioni e nuovi mercati per questo materiale è uno degli obiettivi del progetto MICST.

Il progetto di ricerca applicata, finanziato dalla Provincia di Bolzano, sviluppa insieme a diversi partner nuove modalità di valorizzazione dei sottoprodotti agroindustriali locali, tra cui lana, siero di latte, fiori di melo e residui provenienti da birrifici e distillerie. Per il progetto delle pantofole, il Design Friction Lab collabora con la manifattura di feltro Haunold Alpine Wool Handcraft della famiglia Zacher di San Candido e con Prima, atelier creativo bolzanino specializzato nei settori dell’ospitalità e della ristorazione.
Per la produzione delle pantofole viene utilizzata, senza selezione preventiva, la lana di tre razze autoctone: la pecora di montagna, la Villnösser Brillenschaf e la Tiroler Steinschaf. Ogni pantofola è realizzata da un unico pezzo di feltro ottenuto da pura lana ovina, senza cuciture né colle. Perni ricavati da bottiglie d’acqua riciclate, che richiamano le targhette identificative applicate alle orecchie delle pecore, mantengono unita ogni coppia e consentono di regolarne la larghezza.
Le pantofole sono calde, antibatteriche e biodegradabili. Gli ospiti possono portarle a casa con sé insieme alla storia della loro origine. «L’innovazione parte da ciò che l’Alto Adige possiede già: la lana delle sue montagne e un’artigianalità che la lavora da quasi 500 anni. La nostra ricerca apre a entrambi un nuovo mercato – afferma Cohen -. La pantofola è un piccolo oggetto attraverso il quale il materiale di un territorio torna a far parte della vita quotidiana».
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