Grandi manovre in corso per allungare la legislatura in corso

Obiettivo scippare al probabile governo di centro destra le oltre 300 nomine pubbliche in scadenza. 

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allungare la legislatura

Mentre in parlamento si assiste agli ultimi stravolgimenti del panorama politico nazionale con la quasi evaporazione del M5s e continui passaggi – anche multipli e ripetuti – di deputati e senatori in cerca di un improbabile futuro personale, vuoi per la crisi di molti partiti, vuoi soprattutto per la falce costituzionale che ha tagliato 300 dei precedenti oltre 900 eletti, sono in corso pure grandi manovre per tentare di allungare la legislatura in corso di qualche mese.

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Le manovre si svolgono tra il Colle e palazzo Chigi, con un intermezzo tra le sedi dei partiti del centro sinistra con l’obiettivo di depotenziare la possibile, probabile stando ai numerosi sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani, vittoria del centro destra impedendo ad un governo diverso da quello Draghi e privo del contributo delle sinistre di mettere le mani (e il potere) sui gangli dell’amministrazione e dell’economia nazionale, evitando che le 300 nomine pubbliche in scadenza nei primi mesi del 2023 possano essere appannaggio della nuova maggioranza.

In linea teorica, si dovrebbe votare nel mese di marzo, anche complice del fatto che il 23 marzo 2023 scade la legislatura iniziata nel 2018 con l’insediamento degli eletti. Di prassi, in Italia le legislature difficilmente hanno raggiunto la fine, preferendo l’anticipazione di qualche mese se non di qualche anno. Questa volta le cose potrebbero essere differenti, con il tentativo di allungare la legislatura vigente di qualche mese, sfruttando al massimo tutte le possibilità regolamentari e costituzionali. Ad iniziare dalla regola che la Costituzione stabilisce che le nuove elezioni devono avvenire entro 70 giorni dalla fine della legislatura, il 23 marzo 2023, appunto. Se si sfruttano tutti i giorni di rigore, si finirebbe al 3 giugno 2023. Ma c’è la possibilità, portata da un certo venticello, che potrebbe pure estendere di qualche ulteriore mese il redde rationem popolare sotto la scusa del Pnrr, del Covid o, pure, dell’incipiente estate e caldo asfissiante.

Comunque sia, per i parlamentari il primo obiettivo da scavallare è costituito dal 30 settembre 2022, giorno in cui scatterà il diritto alla pensione da parlamentare per tutti coloro che sono alla prima nomina. Poi, ogni mese in più, per tutti i parlamentari in cerca di un proprio incerto futuro, 15.000 euro al mese costituiscono una manna, e 70 giorni in più di inaspettato stipendio parlamentare consente loro di accumulare circa il doppio del guadagno medio dichiarato dagli italiani. Non male.

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