Confindustria alza stima del Pil 2024 a +0,9%

Bankitalia conferma a +0,6% la crescita dell’economia. Ma tutto dipende dagli scenari esterni.

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Confindustria alza le stime di crescita per la nazione, con il Centro studi che prevede un Pil 2024 di 0,4 punti percentuali in più rispetto alle stime di ottobre, arrivando così ad un +0,9% quest’anno e al +1,1% nel 2025.

Se gli imprenditori sono positivi, dalla Banca d’Italia si frena, confermando le previsioni di un Pil 2024 al +0,6% (0,8 escludendo la correzione per le giornate lavorative), al +1% il prossimo anno e al +1,2% al 2026 sottolineando che «i rischi per la crescita sono orientati a ribasso».

Secondo Confindustria, a trainare l’economia italiana sono soprattutto l’export, spinto dal miglioramento della domanda globale, il taglio dei tassi di interesse da parte della Bce e l’attuazione del Pnrr. Il progressivo ammorbidirsi della politica monetaria di Francoforte sembra evidente anche a seguito delle ultime dichiarazioni del presidente Bce, Christine Lagarde: stando ai calcoli del Csc, i tassi dovrebbero scendere entro fine 2024 al 3,50% (un punto meno di oggi), scivolando poi al 2,75% nel 2025, anche se non si esclude un colpo di coda dell’inflazione che potrebbe far slittare le previsioni temporali di Confindustria.

Le ombre si allungano ancora su un percorso stretto, a detta degli industriali, a partire dal caro-energia per le imprese, passando per le strozzature mondiali dei trasporti legate agli attuali scenari di geopolitici e arrivando all’uscita dai Superbonus dell’edilizia, un macigno sulle costruzioni che «in termini di valore aggiunto e quindi di contributo al Pil, dovrebbero risentire fortemente di tale prevista riduzione degli incentivi, già nel 2024 e in misura ancora maggiore nel 2025».

Il venir meno dei bonus edilizi sarà una delle leve principali, insieme ad una dinamicapositiva” delle entrate, per un rientro del deficitconsistente”, atteso al 4,4% nel 2024 e al 3,9% il 2025. Al contrario, secondo Confindustria il debito pubblico torna a salire al 139,1% del Pil nel 2024 e al 141,1% nel 2025; numeri, questi, in linea con le previsioni del Fiscal monitor del Fondo monetario internazionale, che chiede al Paese «ulteriori sforzi di bilancio nei prossimi due anni» necessari a stabilizzare il debito.

Banca d’Italia realizza stime più caute sul debito, intravvedendo la possibilità di «un impatto più accentuato del previsto» della restrizione monetaria e «effetti più marcati della riduzione degli incentivi al comparto edilizio», a cui si somma il timore che la debolezza del commercio mondiale «persista più a lungo rispetto a quanto stimato».

Sull’inflazione, invece, i rischi sono «bilanciati», così come sono «limitati»” i potenziali danni causati dal rialzo dei costi del trasporto marittimo causati dalla crisi del Mar Rosso.

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