La salute delle imprese in Emilia Romagna è buona e cresce il numero di quelle attive secondo le rilevazioni di Movimprese di Unioncamere regionale. Nel corso del secondo trimestre 2026 si sono registrate 6.000 nuove iscrizioni, lievemente aumentate rispetto allo scorso anno a fronte di 3.745 cessazioni, sostanzialmente invariate rispetto allo scorso anno, ma il loro numero è il più basso degli ultimi cinque anni in questo trimestre. Il saldo netto è ampiamente positivo, +2.255 unità (+0,53%) e si posiziona come il più elevato degli ultimi quattro anni nel periodo aprile-giugno.
L’andamento è in linea con la media nazionale (+0,56%). Nel confronto con le altre regioni del centro-nord, la dinamica emiliano-romagnola si colloca tra i valori di Lombardia (+0,58%) e Toscana (+0,60%) e quelli di Veneto (+0,50%) e Piemonte (+0,45%).
A livello dei singoli settori, i servizi sono quelli che registrano la crescita più elevata degli ultimi dieci anni, pari a +1.862 imprese (+0,74%). La spinta principale proviene dai servizi diversi dal commercio (+1.680 unità, +0,9%), guidati dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+298 unità, in particolare consulenza gestionale e direzione aziendale), dall’alloggio e ristorazione (+281 unità), dai servizi finanziari e assicurativi (+201 unità) e dal comparto immobiliare (+200 unità). Il commercio all’ingrosso e al dettaglio si mantiene positivo con +182 imprese (+0,2%).
Il settore delle costruzioni accelera sensibilmente rispetto all’anno scorso, segnando un saldo di +526 imprese (+0,78%), trainato soprattutto dai lavori di costruzione specializzati (+434 unità, +0,9%) e dall’edilizia residenziale/non residenziale (+91 unità).
Continua il processo di concentrazione strutturale dell’industria, bilanciato dalla stagionalità che porta a un saldo positivo di +105 unità (+0,24%). Aumentano le attività di riparazione e manutenzione di macchine (+53 unità), i prodotti in metallo (+42 unità) e le industrie alimentari (+24 unità). Prosegue la riduzione nel numero delle imprese dell’industria della moda (-17 unità). In diminuzione anche le attività di realizzazione di apparecchiature elettriche (-10 unità).
Per quanto riguarda il comparto primario, agricoltura, silvicoltura e pesca attenuano la dinamica negativa registrata nei trimestri precedenti, chiudendo la primavera con un saldo contenuto a sole -21 imprese (-0,04%).
L’esame della natura giuridica delle imprese conferma la tendenza al progressivo consolidamento organizzativo del tessuto aziendale, con l’aumento delle società di capitale che si confermano il principale motore della crescita strutturale, mettendo a segno un aumento di +1.446 unità (+1,1%), il miglior risultato del secondo trimestre degli ultimi 5 anni, sostenuto dalla flessibilità delle S.r.l. (anche semplificate).
Le ditte individuali tornano in territorio ampiamente positivo con +1.037 unità (+0,5%), mostrando un’accelerazione rispetto al 2025, mentre le società di persone registrano una flessione di -218 unità (-0,3%), confermando la progressiva perdita di attrattività a favore delle società di capitale. Infine, Cooperative e Consorzi tornano in attivo evidenziando un incremento netto di +21 unità (+0,2%).
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