Nasce il Consiglio generale dell’Economia veneta

Un piccolo Cnel in salsa Serenissima. Bitonci: «confronto stabile con le imprese per individuare assieme le priorità e rimuovere gli ostacoli alla crescita». Confartigianato: «il patto per il Nord valorizzi l’intera filiera».

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Consiglio generale dell’Economia
L'assessore allo Sviluppo economico del Veneto, Massimo Bitonci.

Si è insediato a Palazzo Balbi il Consiglio generale dell’economia del Veneto, una sorta di Cnel in salsa Serenissima presieduto dall’assessore regionale allo Sviluppo economico, Massimo Bitonci, organismo che nasce come ambito stabile di confronto tra la Regione e il sistema economico, sindacale e istituzionale, mettendo a disposizione delle politiche regionali una sede di ascolto, analisi e proposta sulle principali questioni che interessano il tessuto produttivo veneto. 

«Il Veneto ha costruito la propria forza sulla capacità delle imprese di innovare, investire, creare lavoro e competere sui mercati internazionali – ha detto Bitonci -. Ma questa capacità non può essere data per scontata: oggi le aziende devono fare i conti con costi energetici elevati, incertezza geopolitica internazionale, difficoltà nel reperire competenze e una concorrenza sempre più forte. La Regione si pone quindi al fianco delle imprese, per ascoltare i problemi reali e trasformare le esigenze che emergono dal sistema produttivo in risposte concrete».

Per Bitonci «il Consiglio generale dell’economia vuole perciò essere uno spazio di confronto operativo, non un luogo di sole analisi. Dobbiamo individuare le priorità, mettere a sistema le proposte e lavorare per rimuovere gli ostacoli che frenano gli investimenti e la crescita. La competitività si costruisce intervenendo sui fattori che incidono ogni giorno sulla vita delle imprese: accesso al credito, semplificazione, innovazione, energia e disponibilità di competenze, passaggio generazionale. E’ su questi temi che intendiamo misurare l’efficacia delle politiche regionali».

Il Veneto si conferma una delle principali economie produttive italiane, con un PIL regionale superiore ai 201 miliardi di euro (dato 2024), circa 415.000 imprese e un export che nel 2025 ha raggiunto gli 80 miliardi di euro. Un sistema caratterizzato da una forte vocazione manifatturiera e da una significativa apertura internazionale, che deve tuttavia affrontare uno scenario economico complesso. Per il 2026 le stime regionali indicano una crescita del PIL dello 0,6%, mentre il costo dell’energia continua a rappresentare un fattore di pressione sulla competitività e sulle decisioni di investimento.

«Vogliamo una Regione che non si limiti a erogare contributi, ma che aiuti le imprese a innovare e a creare occupazione. Per farlo servono strumenti adeguati, regole più semplici e un dialogo continuo con chi produce ricchezza e lavoro – dice Bitonci -. Il Consiglio generale dell’economia deve contribuire proprio a questo: costruire un’agenda condivisa delle priorità e dare continuità al confronto tra istituzioni e sistema produttivo. Perché la forza economica del Veneto si difende sostenendo chi investe, chi rischia e chi ogni giorno tiene aperte le proprie aziende».

All’insediamento del Cnel veneto hanno partecipato Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Ugl, Confsal, Confindustria, Confapi, Cna, Cia, Confartigianato, Coldiretti, Confagricoltura, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, LegaCooperative, Confprofessioni, Federartigiani Casa, Federclaai, Confimi, Cida, Abi e Unioncamere.

«Il distretto unico della manifattura del Nord deve comprendere tutta la filiera, non soltanto le imprese più grandi – sottolinea Confartigianato Veneto che punta a un “Patto per il Nord” e alle sinergie tra i sistemi produttivi regionali -. Gli artigiani sono già parte integrante di queste filiere: producono componenti, lavorano per la manifattura, forniscono servizi specializzati e mettono a disposizione competenze indispensabili per arrivare al prodotto finale destinato ai mercati internazionali».

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