31 ottobre, la notte di Halloween: feste sataniche, fantasmi, streghe e consumismo

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La notte di Halloween, una festa dell’altro mondo. La notte con i suoi significati onirici, le sue paure e i suoi incubi ha sempre rappresentato, per alcuni di noi, un momento di riflessione per comprendere quanto sia misterioso e confuso quel sottile diaframma che accompagna la veglia al sonno o la vita alla morte.

 

Le paure ancestrali dei tempi bui del medioevo sono in gran parte svanite, ma esistono nicchie umane dove ancora si tenta di esorcizzare il buio della notte e le ombre che la attraversano. Paura della morte, della guerra, delle malattie, della solitudine, del diverso, della miseria, del futuro. Ecco le principali paure del nostro tempo. Ma alcuni di noi sono portati a desiderare di entrare nel mondo oscuro dei morti e dei fantasmi. E’ciò che fanno i cultori della notte di Halloween, che amano celebrare la festa, che cade il 31 ottobre, la vigilia di Ognissanti, con immagini e azioni che, se nell’immaginario collettivo avevano l’intenzione di esorcizzare la morte e le sue ombre, tendono invece a instillare nella gente il culto di satana e dei “morti che camminano”.

Questa tradizione paleopagana, che ha sempre goduto di grande seguito nei Paesi nordici dell’Europa dell’Ovest, si è sviluppata fortemente negli Stati Uniti e, da qualche anno, il “culto” di Halloween si è imposto anche in Italia, portato dal cinema americano, dai media, da internet e dai produttori di gadgets. Sempre più spesso, molte famiglie italiane, invogliate dalla pubblicità, dagli ambienti scolastici e dai figli, il 31 ottobre si mettono a svuotare zucche per inserirvi la candela o il lumino. Poi fanno indossare ai bambini costumi, maschere di zombi e streghe che contribuiscono a diffondere questi macabri riti. Se a prima vista ciò appare innocuo e festante, questi riti portano con sé messaggi che, essendo legati ai “morti che ritornano”, potrebbero condurre le menti più ricettive, soprattutto ragazzi e bambini, in una spirale che nulla di buono può apportare alle nostre convinzioni religiose e culturali.

Halloween significa letteralmente “la vigilia della festa di Ognissanti”e i celti furono i primi a celebrare questa ricorrenza che inizialmente voleva festeggiare la fine del periodo dei raccolti, ma che col tempo divenne un rito che favoriva la presenza di satana e ne auspicava l’amicizia. Questa festa non ha nulla a che fare con la tradizione cristiana, anzi fa si che i ragazzi si allontanino dalla nostra cultura per abbracciare usanze quasi esclusivamente consumistiche. Un discorso di moda e di mercato che intacca le nostre convinzioni sul significato della morte e che, anticipando nelle discoteche e nei bar la ricorrenza del 2 novembre, la trasforma in una festa che non ha nulla di spirituale.

I Celti erano un popolo antico che oggi non esiste più come etnia, ma esistono persone che si riconoscono nella loro musica e nei loro riti pagani. Il loro pensiero religioso era rappresentato dall’idea che la morte non chiude il ciclo della vita terrena, ma la completa con un “seguito” dove non esiste un posto dove si puniscono i “cattivi”, ma a tutti viene riservato un nuovo percorso vitale più felice del precedente. Con queste premesse è comprensibile che molti considerino queste antiche credenze come un valido motivo per praticare i riti della notte dei “morti viventi” e danzando e cantando rievocare per i “credenti” le paure ancestrali di streghe, vampiri e fantasmi.

 

 

Gianni Genghini, divulgatore scientifico