Dove la politica vitivinicola del Trentino?

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Associazione vignaioli trentino presidente Nicola Balter

Associazione vignaioli trentino presidente Nicola BalterLa domanda se la fanno gli operatori del settore a ridosso del Vinitaly e della Mostra del vino Trentino, dinanzi allo “strappo” dei “Vignaioli”. Dall’assessore Mellarini ancora nessuna scelta strategica

Si avvicinano a grandi passi due eventi clou del mondo vitivinicolo trentino, il “Vinitaly” di Verona e la “Mostra del vino trentino” al Castello del Buonconsiglio di Trento, che l’anno scorso aveva visto la clamorosa rottura con quelli che si definiscono a buona ragione gli “artigiani del vino”, i piccoli produttori che, stufi della politica traccheggiante nel settore da parte della Provincia e il desiderio di oligopolio da parte della produzione cooperativa, avevano disertato la manifestazione unitaria, dando luogo ad una propria rassegna coronata da un buon successo di pubblico.

Proprio dai “mal di pancia” degli 80 piccoli produttori enologici che costituiscono i “Vignaioli del Trentino” capeggiati da Nicola Balter, che lamentano alla provincia di Trento scarsa attenzione e, soprattutto, scarsa regia per il comparto enologico, accompagnata dai consueti tempi biblici della pubblica amministrazione nel prendere le decisioni, quando sul mercato la concorrenza corre a rotta di collo e il vino prodotto lo si deve pur vendere, emerge sempre più la pochezza del comportamento dell’assessore provinciale all’agricoltura, Tiziano Mellarini, che anche nella intervista pubblicata in risposta alle esternazioni di Balter ha solo fatto un esercizio tipico di ogni buon post democristaino, lanciando appelli all’unità e dichiarando l’ovvio, senza sforzarsi di andare oltre e di entrare nel merito dei punti dolenti del settore vitivinicolo trentino che, se non governati a dovere, rischiano di trasformarsi in un boomerang e di amplificare le già enormi difficoltà di riconoscimento e di apprezzamento della produzione enologica locale sul mercato globale.

Tiziano MellariniTiziano Mellarini dinanzi alla fuga in avanti di Balter e soci fa emergere una delusione che sconfina nella stizza, tentando di rimandare ancora avanti nel tempo (come se non ne fosse già trascorso tanto, forse troppo!) le soluzioni cui gran parte del settore produttivo chiede proprio a lui.

Alla crisi, evidenziata fin dal 2008, le aziende rispondono come possono, chi seguendo la domanda internazionale con i prodotti di moda come il Pinot Grigio, chi inventandosi una politica di territorio testimoniata dalle realtà come quella dei “Vignaioli”. Nel mezzo rimane l’assessore, come un signor Tentenna, che auspica unità d’intenti come un mantra ripetuto fino all’inverosimile in attesa che qualcuno gli serva quella soluzione che lui non è in grado di prendere o di trovare, magari quell’ente unitario di promozione della produzione enologica trentina che dovrebbe rilanciare il tutto. Salvo dimenticare due cose importanti: primo, che il settore vitivinicolo trentino poggia su due pilastri, quello della promozione ma anche quello della tutela, che oggi è il vero nodo da sciogliere; secondo, che consegue al primo, è che questi due bracci operativi debbono far capo ad una sola regia e che, quindi, l’organismo “unico” cui mirare è quello interprofessionale incaricato sia della tutela che della promozione. Praticamente, fare rientrare dalla finestra quell’ente che tutti si sono affrettati a fare uscire dalla porta dopo 50 anni di onorato funzionamento che era il Comitato vitivinicolo, dove la rappresentanza interna era espressa in forma paritaria tra i vari soggetti rappresentativi del settore (produzione privata e cooperativa, trasformazione e commercializzazione). Una sepoltura, quella avvenuta nel 1999, che andrebbe rapidamente riesumata.

Inoltre, compito dell’assessore sarebbe quello di fare comprendere al comparto cooperativistico trentino, che oggi hanno in mano gran parte della produzione e della trasformazione vitivinicola, che da soli non si va da nessuna parte e che pretendere di dominare i viari “tavoli” perché si ha la maggioranza della produzione d’uva ed anche la maggioranza del trasformato in vino e della commercializzazione è antistorico e miope. Sia perché si riducono le Cantine sociali di primo grado a meri centri di raccolta (con l’eventuale contentino di una mini commercializzazione dei loro marchi) in favore degli oligopoli, sia perché si spingono i Vignaioli singoli ad una politica di differenziazione con l’abbandono anche della tutela indotta dalla DOC. Una battaglia persa in partenza dove, sul terreno, resterebbe immobile (come in questi ultimi anni) proprio il territorio, ossia il Trentino che, a differenza del vicino Alto Adige, paga uno scotto non indifferente in termini di riconoscibilità.

Continuare a procedere senza avere ben presenti queste problematiche continuando a non fare nulla per risolverle è un errore madornale che serve solo a continuare a dilapidare ingenti risorse pubbliche senza conseguire risultati tangibili, tanto più in un’epoca dove le risorse spendibili non sono più quelle di una volta. E dire, come fa Mellarini, che ad appena due mesi dall’apertura dell’appuntamento enologico principe del Trentino, la Mostra dei vini del Trentino, la definizione del programma è ancora in alto mare e che si attendono suggerimenti e consigli, significa solo alzare la bandiera bianca, così come è un azzardo bell’e buono dichiarare che al prossimo Vinitaly “si anticiperà il Piano di produzione e di promozione del sistema vitivinicolo trentino elaborato dalle due commissioni provinciali” senza che questo sia prima stato condiviso dagli interessati.

Sarà, ma Mellarini, da buon post democristiano di lungo corso dovrebbe ben ricordarsi una vecchia ma sempre attuale battuta andreottiana (sì, proprio del mitico Giulio nazionale) che, viste le reticenze e gli annaspamenti sui vetri, i silenzi vari inducono pensar male ed a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.