Qualità della vita, Aosta in vetta, seguita da Milano e Trento

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Il NordEst si conferma in vetta alla classifica stilata ogni anno da il Sole 24Ore. Ultima una provincia del Sud, Vibo Valentia

 

classific aqualità vitaAosta, con una prestazione di salto in lungo (ben sette posizioni in più) degna di un campione di atletica, conquista la vetta della classifica dell’edizione 2016 della “Qualità della vita”, la ricerca del Sole 24 Ore che mette a confronto le province italiane su un’ampia serie di indicatori (aggiornati in gran parte al 2015 e in qualche caso a ottobre 2016) articolati in sei settori d’indagine. A contendere il primato al capoluogo aostano, Milano e Trento, che si confermano rispettivamente seconda e terza.

I fattori che compongono la classifica sono stati aggiornati per rendere più completo e attendibile la radiografia dell’indagine: dal valore della casa, al lavoro per i giovani, la capacità di innovare, l’integrazione degli stranieri, l’offerta di welfare, la partecipazione civile. Le sei aree hanno così acquisito una denominazione più inclusiva e i parametri da 36 sono saliti a 42.

L’indagine conferma anche il divario tra Nord e Sud, le province di maggiori dimensioni frenate dai nodi sicurezza e ambiente nel loro slancio in avanti, le realtà medie o piccole in evidenza come modelli di vivibilità. 

Se Aosta svetta per la terza volta in 27 anni di indagine (le precedenti nel 1993 e nel 2008) come la “migliore”, forte soprattutto delle performance nei capitoli relativi all’economia, alla demografia e all’ordine pubblico, Vibo Valentia conferma viceversa anch’essa per tre volte la sua posizione fi fondo classifica (ultima già nel 1997 e nel 2005). 

Nella classifica, Bolzano precipita dal vertice dell’anno scorso al settimo posto. Belluno si conferma la provincia con la miglior qualità della vita in Veneto che vede l’area montana al quarto posto assoluto nel 2016 (559 punti), 13 posizioni in più dell’anno precedente. Bene anche la provincia di Verona (502), che sale di 11 posti e si piazza 20a nella graduatoria nazionale, e guadagna spazio anche Vicenza, che dalla 35a posizione si porta alla 26a. Ma il balzo più grande lo fa Padova (495), che sale di ben 21 posti, raggiungendo la posizione numero 30, dopo essere scivolata nel 2015 alla 51a. Si nota anche la scalata delle province di Treviso (37a) e Venezia (39a), che restano però nella parte bassa della pagella regionale, mentre non si sposta Rovigo, che come lo scorso anno chiude 69a nella classifica generale. 

Bologna, ottava, guadagna quattro posizioni e torna nelle posizioni di vertiche della classifica del quotidiano confindustriale, brillando sui temi del lavoro, dell’innovazione e dell’ambiente e pagando un alto numero di reati denunciati. Bologna è al secondo posto (dopo Bolzano) per tasso di occupazione ed è al primo (seguita da Modena e Ravenna) per gli asili nido. Il capoluogo emiliano è anche la prima città italiana per saldo migratorio interno, ovvero quella dove si trasferiscono più persone dalle altre province. Il lavoro e la dinamicità economica sono gli indicatori che trainano le province emiliano-romagnole: Ravenna, 12a, perde due posizioni, Modena è 15a, in calo di una piazza, Forlì-Cesena è stabile al 25o posto. Perdono terreno Parma 22a (-9) e Rimini 33a (-10). A metà classifica ci sono Piacenza (48o posto, in calo di 11 posizioni) e Ferrara, ultima in Regione, che recupera 5 gradini e chiude al 58o posto.

Autentico balzo in avanti delle province di Trieste e Pordenone nella qualità della vita, il cui primato regionale resta a Udine, mentre resta stabile a Gorizia. La migliore qualità della vita in Friuli Venezia Giulia è in provincia di Udine, che si colloca al nono posto in Italia, scalando nove posizioni rispetto al 2015. Alle spalle c’è Trieste, decima in Italia con un miglioramento di ben 24 posizioni. Autentico balzo in avanti della provincia di Pordenone, che guadagna 43 posizioni e si colloca al 17o posto. Stabile, infine, Gorizia nella 19a posizione.

La classifica in Friuli Venezia Giulia ha fatto scoccare un battibecco a suon di cinquettii tra due prime donne della politica locale e nazionale. La parlamentare Sandra Savino, coordinatrice regionale di Forza Italia in Friuli Venezia Giuliaha vergato «dopo 25 settimane di giunte di Centrodestra Trieste recupera 24 posti e Pordenone 43. Un particolare Ciaone ai 160 “triestin” della “società civile”», ha concluso Savino in aperta polemica con gli esponenti del mondo del volontariato, della cultura e della società civile che nei giorni scorsi hanno sottoscritto il documento “La nostra città” prendendo una posizione di forte critica nei confronti della giunta comunale guidata da Roberto Dipiazza (Fi). A Savino ha risposto in maniera diretta Debora Serracchiani, presidente della regione e vicesegretaria nazionale del PD, sempre con un cinguettio, le ha ricordato che i dati sulla qualità della vita pubblicati dal Sole 24 ore e che la coordinatrice di Fi ha commentato «sono riferiti al 2015» (quindi, a un periodo precedente all’insediamento delle giunte comunali di centrodestra) «e non solo ai capoluoghi. Grazie per l’elogio ai nostri amministratori del Friuli Venezia Giulia, seppur non voluto», è la conclusione velenosetta di Serracchiani.