Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, ricomposta italianità adriatica

L’ingresso della Croazia in Europa agevola la vita della minoranza italiana sulla costa dalmata.

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L’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, che rappresenta gli esuli dell’Istria, di Fiumee della Dalmazia, «non può che accogliere con favore la notizia della completa integrazione della Croazia nelle organizzazioni comunitarie e l’abolizione sostanziale del confine sloveno-croatoche attraversava l’Istria ed interrompeva la continuità della presenza italiana nell’Adriatico orientale» afferma il presidente, Renzo Codarin.

L’adozione dell’Euro e l’ingresso nell’area Schengen «restituiranno continuità territoriale a Istria,Carnaro e Dalmazia, territorio di insediamento storico di una comunità italiana per lingua, cultura e tradizioni che si è cementata all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia ed è sopravvissuta alle catastrofi del Novecento». Ne consegue che «gli esuli e i loro discendenti e le comunità italianenei territori di Slovenia e Croazia potranno finalmente ritrovarsi all’interno di una struttura statuale libera, democratica e favorevole alla salvaguardia delle culture locali. Condividere l’appartenenza a pieno titolo all’Unione Europea apre prospettive affinché Italia, Slovenia e Croazia possano anche affrontare con maggiore serenità le pagine di storia condivise», sottolinea l’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, tra «opposti nazionalismi e totalitarismi, a partire dalle stragi compiute nella Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia dalla nascente dittatura comunista di Tito alla fine della Seconda guerra mondiale».

Codarin riepiloga le tappe fondamentali che portarono alla divisione del territorio: «il confine imposto dal Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 che divideva la Venezia Giulia tra Italia e Jugoslavia e separava Gorizia dalla sua periferia orientale», il «Memorandum di Londra del 1954che sanciva la separazione di Trieste dal suo retroterra naturale istriano» e il «Trattato di Osimo del 1975 che decretava il riconoscimento bilaterale del confine italo-jugoslavo, ponendo fine a qualsiasi rivendicazione italiana, pur avvalorata dalle consuetudini del diritto internazionale, sulla Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste», complice anche una politica italiana del tempo più attenta agli interessi jugoslavi e dei compagni comunisti che a quelli del popolo giuliano.

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