L’Università dell’Onu su “Big data e Intelligenza artificiale” al Tecnopolo di Bologna

Forte impegno economico della Regione e dello Stato. Accolta la proposta della Regione, avanzata nel 2020 insieme a ministero degli Esteri e Unibo.

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Università dell'Onu
Da sx Tshilidzi Marwala, rettore dell'Università delle Nazioni Unite, Anna Maria Bernini, ministro dell'Università e della ricerca, Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna e Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna.

Sarà il Tecnopolo di Bologna ad ospitare l’“ONU Institute on Big Data and Artificial Intelligence for Managing Human Habitat Change”, il nuovo Istituto dell’Università dell’Onu su “Big data e Intelligenza artificiale per la gestione del cambiamento dell’habitat umano”, rafforzando la vocazione e il ruolo dell’Emilia Romagna come centro d’eccellenza mondiale per la ricerca, la scienza, l’intelligenza artificiale e i big data.

L’inizio delle attività è previsto entro metà 2024, e l’Istituto sarà attrattivo per studenti e docenti da tutto il mondo. La dichiarazione da parte di Università delle Nazioni Unite, ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ministero dell’Università e della Ricerca, regione Emilia Romagna e Università di Bologna è avvenuta nella sede della Bologna Business School di Villa Guastavillani.

A presentare il documento e ad illustrare il progetto dell’Università dell’Onu sono stati Tshilidzi Marwala, rettore dell’Università delle Nazioni Unite, Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della ricerca, Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna e Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna.

L’istituto, come recita la stessa dichiarazione, “sfrutterà l’uso di tecnologie digitali all’avanguardia per aiutare a risolvere le pressanti sfide globali e promuovere una maggiore collaborazione internazionale”.

La scelta di Bologna come città ospitante dell’Istituto è, secondo le motivazioni dell’accordo, «voluta e strategica: il fiorente ecosistema di innovazione della regione, l’accesso a ricercatori illustri, strutture di supercalcolo e infrastrutture cloud offrono un ambiente ideale per il funzionamento dell’Istituto; sinergie dinamiche con le istituzioni locali, i partner del settore e la comunità amplificheranno l’impatto e l’influenza dell’Istituto».

Per realizzare l’iniziativa, il Governo italiano si è impegnato a stanziare, previa ratifica parlamentare dell’Accordo per la sede ospitante, 40 milioni di dollari per il Fondo di dotazione UNU, per garantire la sostenibilità a lungo termine dell’Istituto e facilitare iniziative future, nonché un contributo annuo condiviso con la Regione di 2,5 milioni di euro durante il primo decennio di attività dell’istituto. La Regione sta già realizzandoil complesso dell’edificio F2, futura casa del nuovo istituto dell’Università Onu all’ex Manifattura Tabacchi dove è sorto il Tecnopolo.

Il nuovo Istituto UNU, che avrà come partner istituzionale l’Università di Bologna e opererà nel contesto accademico che comprende tutti gli atenei con sede in Emilia Romagna – l’Università di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Parma, Cattolica di Piacenza e Politecnico di Milano – potrà anche contare sul sostegno del Centro per la Conservazione del Patrimonio Sostenibile (SHeC) dell’Università per Stranieri di Perugia e della Rete delle Cattedre Unesco del Mediterraneo.

Utilizzerà il supercalcolo, i big data e l’intelligenza artificiale per studiare i cambiamenti dell’habitat umano indotti dal cambiamento climatico, con un’attenzione specifica ai complessi problemi del “Global South” e alle trasformazioni sociali, economiche e culturali che si stanno verificando come conseguenza di una serie di fattori quali l’urbanizzazione, le migrazioni internazionali e interne, le sfide e le opportunità sociali ed economiche generate dall’innovazione tecnologica.

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